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Dopo Cremona-Milano. Una breve analisi critica prima dell’esame Supercoppa

realolimpiamilano.com in versione pomeridiana, per una questione di puri tempi, per le riflessioni sul roster di Supercoppa rimandiamo il tutto a domani mattina.

Ecco quel che si può dire su Vanoli Cremona-Olimpia Milano, 80-84 con giocata di Drew Goudelock decisiva a pochi secondi dalla sirena.

Jordan Theodore. 6 punti e 6 assist nel primo tempo, 10 punti e 7 assist al 40’. Palle perse che salgono da 1 a 3, ma con plus/minus di +9 comunque positivo. Resta un dato di fatto: nel quarto quarto il play ex Banvit mostra una spiccata mancanza di fiducia nel contesto, anche per una logica assenza di conoscenza delle altrui potenzialità. Se a Lucca, contro Pesaro, l’individualismo era stato premiato da un’eccellente ispirazione offensiva, lo stesso non capita a Cremona, dove Theodore non premia il lungo rollante tenendo palla in mano;

Difesa. 28 punti concessi nel primo quarto, 24 nel terzo. Un sistema difensivo assente che permette, nei primo 10’, un cospicuo 5/8 dall’arco alla parte avversa. Tiri semplici, comodi, per un dialogo che ancora oggi come oggi non esiste. Colpa del tempo, ovvio, ma quello stesso tempo, adesso, stringe;

Lunghi. Kaleb Tarczeski, -14 di plus/minus in 14’. Arturas Gudaitis, letture difensive assenti e incapacità di reggere i cambi difensivi. Il 35-23 a rimbalzo può ingannare: Marco Cusin a parte, Cory Jefferson compreso (colpisce più da esterno che da interno offensivamente), il pitturato è terra di conquista per Sims, Milbourne e Johnson.

Insomma, Olimpia Milano che è un cantiere aperto, in una rapida analisi critica che ovviamente non vuol essere condanna. I problemi, a settembre, dopo una rivoluzione sono cosa nota, quanto inevitabile.

Alessandro Luigi Maggi

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