Milano vs Trento. I mille volti di una serie, attraverso le parole di Maurizio Buscaglia e le idee di Jasmin Repesa

La #LBA si appresta a vivere le sue semifinali con una certezza: le giocano le quattro migliori squadre del torneo.

Al Forum, questa sera, arriva Trento, protagonista di un girone di ritorno fenomenale e di un quarto di finale in cui ha spazzato via perentoriamente Sassari (3-0). L’Olimpia ci arriva dopo un inizio di postseason complicato, in cui si è rimediato alla sconfitta in gara 1 con Capo d’Orlando facendo seguire tre prove in netto progresso di condizione.

L’asticella si alza per entrambe, il valore degli avversari è oggi al top, ed allora abbiamo provato ad analizzare alcuni punti chiave di questa serie con l’aiuto delle parole di coach Buscaglia, che un paio di giorni fa ci ha rilasciato un’interessante intervista (qui il testo integrale) sulla nostra pagina Facebook #playmeortrademe. Insieme ad alcuni concetti chiave che ci ha chiarito Jasmin Repesa.

Apparentemente si tratta di una sfida tra due squadre con una cultura stagionale opposta: la difesa asfissiante di Trento (in 1vs 1 non si fanno battere mai) contro la dimensione offensiva più spiccata e talentuosa di Milano. Ecco, i numeri direbbero altro, laddove, se è vero che i primi subiscono 72,5 punti contro i 79,3 biancorossi, è altrettanto importante sottolineare come le percentuali degli avversari da 2 punti (51,9% e 51,4%) e quelle da tre punti (33,7% e 34%) siano praticamente simili. Da non dimenticare poi che l’Olimpia vera, quella più positiva e volta al successo in queste ultime due stagioni, è stata sempre legata ad un impatto difensivo importante, sull’asse Cinciarini-McLean principalmente. Questo vuol dire ritmo, proprio quel ritmo che Buscaglia ci ha detto di voler togliere a Repesa.

Il tiro da tre punti giocherà un ruolo fondamentale, sebbene sia chiaro come il sistema di entrambi i coach lo utilizzi, ma solo ed unicamente come naturale conseguenza di una buona circolazione di palla. Da nessuna delle due parti vi è un ricorso immediato alla soluzione dopo poco istanti di possesso offensivo, magari semplice seguito di un primo pick and roll. Il coach trentino ci ha detto che si tratta di “un aghetto della bilancia” per i suoi, mentre ben conosciamo le idee meneghine a riguardo: parte integrante del sistema ma sempre e comunque dopo che almeno un lungo tocchi il pallone in post, alto o basso che sia. Il 39,5% milanese in stagione, comparato al 33,2% dell’Aquila potrebbe essere fattore determinante. in occasione del 76-98 maturato al Forum poco più di un mese mezzo fa, la Dolomiti sciorinò il 38,2% su ben 34 tiri, molto oltre la media stagionale di tentativi (22,5) e percentuale. Nella stessa occasione l’EA7 tirò solo 13 volte, con un misero 23,1%: 16 punti percentuali e 7 tentativi sotto la media stagionale. Milano era a pezzi, con soli 7 giocatori ed un Tarczewski alle primissime armi italiane, Trento era al top della condizione: quel risultato conta il giusto, ma le indicazioni tecniche molto di più per capire dove voglia colpire la squadra di Buscaglia.

Ed è lo stesso coach a darci un’ulteriore importante termine di valutazione di ciò che potrà accadere quando cita l’impossibilità dei suoi a competere se pensassero di giocare “solo contro Milano” e non secondo i propri princìpi. E’ la logica dell’imporre. La propria struttura, il proprio ritmo (che può sinistramente coincidere), i propri set offensivi. Trento dovrà togliere i riferimenti in post a Milano, ma non dovrà limitarsi a quello, facendo rincorrere i suoi lunghi atipici da quelli più classici milanesi. Qui sarà importante lo stato fisico di Milan Macvan e Jamel McLean, che destano alcuni  dubbi, in quanto unici che potrebbero giocarsela anche nel territorio più congeniale agli avversari. Milano deve andare in post con continuità, ma per quello ci vogliono guardie che la diano dentro con i tempi giusti.

L’Aquila, come correttamente sottolinea il suo allenatore, è “undersized” sotto, ma decisamente “oversized” fuori, più atleticamente che in termini di centimetri. Ecco un’ulteriore chiave di lettura importante. I rimbalzi degli esterni e la loro capacità di imporre le proprie caratteristiche fisiche e tecniche. Due mondi opposti, una sfida nella sfida.

«Milano può giocare ad un certo livello per tutti i 40 minuti e questo lo dobbiamo limitare». Altra chiarissima considerazione del capo dello staff trentino. In una recente conversazione, coach Repesa ci sottolineò l’esigenza di alzare il numero di minuti in cui esprimere il massimo del proprio potenziale. Tutto molto vero ed è forse ciò che è mancato principalmente nella stagione europea milanese: là, se giochi solo 35 minuti, perdi. In Italia è diverso e 30 minuti di una Milano vera possono fare la differenza, mentre 40 non sono affrontabili da nessuno. Il lavoro svolto in queste settimane, continuava il coach croato, è stato ed è proprio in questa direzione e ci si arriva col recupero di tutti gli infortunati ed acciaccati.

Non ultimo il fattore rimbalzi. Le due migliori squadre di #LBA, con leggera superiorità milanese in difesa e trentina in attacco. Questo si lega ad un concetto fondamentale che è quello di ribaltamento del lato. «Io cerco non solo il secondo, ma il terzo lato..». Le parole di Buscaglia fanno il paio con altre annotazioni raccolte con Repesa: «Se non muoviamo uomini e palla, il gioco si ferma. E’ una necessità assoluta, con equilibrio tra dentro e fuori». Cosa c’entrano i rimbalzi con i ribaltamenti? Anche questo ce lo conferma il coach dell’Aquila sottolineando come, dopo un paio di ribaltamenti, oltre a sapere dove non arrivano le rotazioni avversarie, sai meglio dove cade la palla. Non caso, 13,1 rimbalzi offensivi a sera per i suoi ed 11,4 per Milano. Le idee a riguardo sono perentoriamente chiare da entrambe le parti.

Gioco inutile quello di provare ad individuare eventuali protagonisti. Troppi, potenzialmente. Certo che Dada Pascolo e quella sua capacità di «fare la terza finta», con tutte le implicazioni psicologiche che in questa serie può portarsi dentro…

Sono le ultime parole di Buscaglia. «Dipende da noi» ha detto mille volte Repesa.              E’ la palla a due di gara 1.

 

 

 

 

 

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