Iniziano i Playoffs di Milano, ma quelli di Capo continuano a testa ben alta.

A 48 ore di distanza dall’esordio ufficiale l’Olimpia entra nei Playoffs 2017. Lo fa in punta di piedi, poiché anche il successo di ieri non è prova da squilli di trombe, tuttavia si trattava di gara praticamente “senza domani” e, come spesso accaduto, Milano l’ha vinta.

Conquistare più del 50% dei palloni disponibili sotto le plance avversarie (18 contro i 17 rimbalzi difensivi di Capo) è testimonianza di dominio, mentre non traggano in inganno i soli due terzi raccolti sotto i propri tabelloni: quando gli avversari tirano da tre 29 volte (su 64 conclusioni totali) è facile che le carambole assumano traiettorie per cui  il solo tagliafuori  non ne garantisce la conquista. Dopo due episodi il saldo a rimbalzo dice 83-54 biancorosso.

Ed a proposito di tiro da tre, l’Orlandina ha cominciato anche la sfida di ieri con percentuali quasi irreali: durante il terzo quarto la statistica diceva ancora una volta 11 su 22, dopo il 50% (sugli stessi tentativi) in gara 1. Percentuali che si sono sporcate leggermente, sebbene per un solido 41,4% finale, nell’ultimo quarto, soprattutto quando vi è stato un ricorso più disperato a quella conclusione , nel tentativo di recuperare. Se teniamo conto che la miglior squadra dall’arco, in stagione regolare, è stata Milano con il 40,4%, registrato però su sole 20,5 triple testate a serata (ultima), possiamo comprendere meglio la portata del 23 su 51 siciliano in queste due partite. Ma ciò che è cambiato, tra il venerdì e la domenica del Forum, è la tipologia di questi tiri dall’arco. Mentre in gara 1 la Betaland è arrivata a concludere molto spesso al termine di trame offensive di un certo tipo, secondo il piano partita ben studiato, ieri sera si sono viste diverse triple figlie di quel senso di urgenza che ti dice “prendi questo tiro perché è difficile che ne arrivi uno migliore”. Chiarissimo il merito di Milano.

Capo d’Orlando è stata ancora una volta in ogni caso splendida squadra, guidata da un coach che sa imporre il suo gioco nei limiti che il contesto offre. A livello di impatto, resilienza e comunione tattica di intenti sta ricordando a lungo la Pistoia di Moretti del 2014 così come la Sassari di Sacchetti dell’anno seguente: quelle squadre che ti entrano sotto pelle poiché paiono assolutamente impermeabili ai problemi che la sfida presenta. Sicuramente con meno talento e, soprattutto, fisicità ed atletismo rispetto alle due citate, però capace di fare il suo con semplicità e fermezza, chiaro risultato di una stagione condotta sapendo cosa fare e come farlo. Il fatto di avere giocato allo stesso modo anche durante il periodo negativo delle ultime sette giornate è situazione che oggi paga i giusti dividendi.

La serie si trasferisce in Sicilia e si porta dentro tante scorie dei primi due episodi.

L’Olimpia non può prescindere dalla pericolosità e dalle doti realizzati di Ricky Hickman. Si è detto mille volte, è necessario ripeterlo, come sostengono i migliori coach d’Europa: oggi, senza due point-guard pericolose, atletiche ed in grado di darla via bene sul pick and roll, non si va da nessuna parte. Hickman è solo parte di tutto ciò, ma assolutamente necessario per lo sviluppo dell’attacco, principalmente contro la difesa schierata. Kalnietis è lontanissimo dal suo top e l’auspicio milanese è che l’avventura Playoffs si allunghi e possa dare al lituano il ritmo partita che oggi è ancora un miraggio. Cinciarini è l’anima di questa squadra: nulla gli si potrà mai imputare, al netto di caratteristiche che si conoscono e che lo rendono sovraesposto in determinate situazioni.

Capo ha fatto tutto ciò che doveva fare, non poteva augurarsi di meglio dal weekend milanese ed ora accarezza il sogno di chiuderla a casa sua. La consapevolezza ed il realismo che ancora ieri, nel pre-partita, ci ha espresso Peppe Sindoni, è l’arma migliore in questo senso. Perché se è vero che a rimbalzo è stata disfatta, e non poteva essere diversamente, è altrettanto chiaro che dopo due performance di tale portata al tiro, potrebbe essere normale la conferma che ci voglia qualcosa di assolutamente straordinario per fra tua la serie. Si sapeva dall’inizio. Comunque vada in Sicilia, nulla può essere tolto alla straordinaria stagione dell’Orlandina. Come renderla indimenticabile? Di Carlo saprà provarci ed il tecnico preso e voluto nei primi minuti di ieri dimostra che il coach ed i suoi non mollano nulla e che la fiducia c’è. Tecnicamente credo che si debba passare attraverso l’asfissiante pressione sui portatori di palla milanesi, spesso in difficoltà in stagione. La coperta siciliana potrebbe diventare corta nel momento in cui questo extra-sforzo cominciasse a costare in termini di lucidità offensiva. Non si può non sottolineare l’ottimo impatto di Janis Berzins. Non è un giovane, perché solo in Italia consideriamo giovani quelli del ’93, tuttavia sta in campo in modo molto solido e, cosa molto positiva, mena come un fabbro: da Playoffs. Magari lavorare su quel rilascio che genera una parabola troppo alta, figlia di braccia che guardano al cielo e non al ferro, potrebbe garantire il salto di qualità.

Milano deve semplicemente provare a migliorare ancora, un passo alla volta, sfruttando ciò che il momento gli dà, nel bene come nel male. Dada Pascolo  in Italia domina offensivamente, dove esprime un’intensità tecnica di alto profilo ben diversa da quella difensiva, ancora assai latitante nei fondamentali, così come Cinciarini detta i ritmi del gioco, talvolta in modo perfino eccessivo. Repesa sa di dover partire da lì, concentrando poi la partita in quei tre metri vicino al ferro in cui Capo ha poche chances di competere. E stare vicino al ferro può voler dire sfruttare al meglio il nuovo set offensivo introdotto per i Playoffs, il cui obiettivo è creare spazio in angolo per i tiratori come Hickman, Simon, lo stesso Fontecchio e Sanders, quando rientrerà. Il massimo dell’attenzione dovrà essere dedicato alla limitazione degli errori individuali, ancora tantissimi: frutto di quella fragilità ormai strutturale così come di limiti tecnici che dopo nove mesi è corretto sottolineare. Un esempio lampante? Fontecchio che, con due falli da spendere e 12 secondi sul cronometro, non esegue e si fa battere da Diener per il 2+1, dopo che la panchina (ed i compagni più attenti) ripetevano incessantemente di fare fallo. E’ necessario lavorare di squadra, perché da soli non se ne esce mai se non sei un campione.

Nota negativa a margine per i fischietti. Ancora una volta pessimi da qualunque lato la si voglia vedere. Iniziano la partita con due fischi su Delas del tutto opinabili, la continuano affibbiando un tecnico a Raduljica figlio di una chiamata errata (un arbitro capace si gira dall’altra parte in questo caso) e proseguono invertendo diverse decisioni, senza dare una linea di condotta precisa alla direzione di gara, senza personalità e con molta confusione in testa. Sta diventando veramente difficile trovarne di capaci e questo, per i Playoffs, è un problema assai serio.

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