Raduljica, transizione e difesa al ferro: peccato veniale, ma perdere con l’Anadolu sarebbe capitale

La terza sconfitta in serie di Milano in Eurolega pretenderebbe analisi più approfondite, ma rimane primario il senso di provvisorietà di ogni giudizio novembrino. Ecco quindi come non si possa sfuggire ai soliti, semplici, tre concetti del 106-102 finale.

Miroslav Raduljica. Ancora lui, sempre lui. Tuttavia, dopo un’estate a parlare di «secondo» centro, in casa Olimpia Milano ci si interroga più che altro sull’esistenza di un «primo». Assente Milan Macvan, la dirigenza si era già posta un medio-lungo tempo di giudizio (in vista di un intervento sul mercato) proprio in funzione della crescita di minutaggio dell’ex Panathinaikos. La risposta sono stati i 14’ contro il Bamberg, con 5 punti, 1 rimbalzo e 3 palle perse. Esistono le personali nefandezze difensive (che hanno infine costretto anche ai minuti di Pascolo da 5), ma anche un percorso di coinvolgimento offensivo che oggi non c’è. I 17’ di media vissuti nella passata stagione da Esteban Batista, in tal senso, non promettono nulla di buono;

Difesa e attacco. Una squadra che vuole correre, che vuole vivere di transizione, non può prescindere da una grande attenzione difensiva. 92 punti di media concessi nei 40’ in Eurolega raccontano di una squadra che non può correre. Non con continuità. E non inganni la grande produzione del primo tempo in terra tedesca, frutto degli uno contro uno di Sanders e Gentile, dell’istintività di Hickman e dell’aiuto a rimorchio di McLean. Ovvio che, comunque, a tutto questo manchi anche l’innesco principe, ovvero un Mantas Kalnietis che si sta riprendendo a piccoli colpi dai problemi alla caviglia sinistra. Non si può chiedere a Hickman quel che non potrà mai avere: la gestione;

Difesa al ferro. La coperta è corta, cortissima contro il Bamberg. Senza Milan Macvan le difficoltà aumentano, ma la volontà di Repesa è chiara. Cambio sistematico (che diventa killeraggio cestistico se il fondamento coinvolge anche Raduljica) e attenzione soprattutto sugli esterni. Peccato che gli esterni non abbiano ancora una perfetta comunicazione tra loro, che il muretto sia facilmente valicabile, e che il tutto lasci Pascolo e McLean soli al loro destino. Senza aiuti gli uno contro uno in area diventano improponibili, non un caso che il Bamberg rientri con la staffetta Melli-Radosevic.

Alla luce di tutto, rimane il senso positivo di ogni sconfitta evitabile, che dunque presuppone di per sè fiducia nel futuro. Futuro, che deve essere costruito un mattone alla volta: perdere contro l’Anadolu Efes, in casa, senza Jayson Granger, non sarebbe più peccato veniale, ma capitale.

Ps. Alessandro Gentile, come Rakim Sanders, a tratti devastante, certamente positivo. Nessuna novità: la giornata storta, singolare e non plurale, si era palesata solo contro il Real Madrid.

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