Di quel Jenkins che tanto in fretta fu dimenticato, ma tanto in fretta non deve essere accantonato

Di Alessandro Luigi Maggi

Phil Jackson, parlando del confronto tra due sue creature, Chicago Bulls e Los Angeles Lakers, sottolineò come i record e la fame di vittorie fossero doti solo dei primi.
Eppure, con Jordan arrivarono 6 titoli in 8 anni, e con Kobe 5 in 11. Non male per chi non aveva la stessa «fame», ma il concetto è ben altro. In sostanza, c’è chi trae forza da sé stesso, in una volontà di sfida costante con la propria motivazione, e chi ha bisogno di un intermittente stimolo esterno per tornare ad abbassare il capo, ritrovando nell’avversario l’essenza stessa di una potenziale vittoria da ricercare.

Lo abbiamo già detto, questa Olimpia Milano ha bisogno del «guaio» per correre a porvi rimedio, e questo ne fa una squadra impossibilitata al 4-0 in una serie finale. Soprattutto se l’avversario conta su elementi che pongono l’onore davanti a ogni cosa, Rimas Kaukenas e Darjus Lavrinovic, ritenendo che nessuna vacanza sia tale senza il giusto prezzo del sudore.

Ecco perché la prima esperienza del PalaBigi deve passare sotto-traccia, senza che una sconfitta alteri piano gara o piani emozionali. Tuttavia, in tutto questo, urge una riflessione. Jasmin Repesa ha sempre considerato il turnover come risorsa, come unità di spogliatoio e come garanzia di coinvolgimento di ogni effettivo a disposizione. Stanko Barac è spettatore al Forum come alla secondaria del Lido. Ma Charles Jenkins… Oliver Lafayette produce una gara non tanto da 4 punti, quanto da 0/1 dall’arco, e senza essere fattore difensivo. Ora, Pietro Aradori è pronto al rientro, e questo comporta l’allargamento di  una rotazione esterni certamente ridotta, ma comunque produttiva (al PalaBigi) con i vari Della Valle, Kaukenas, De Nicolao e Needham. Con un Cinciarini positivo da 24’, e un Kalnietis più che positivo da 24’, siamo sicuri che il terzo play sia così utile? Che il turnover sia così congelato? In un certo senso, un «cagnaccio» affamato alzerebbe il livello della motivazione… Giovedì la risposta.

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2 pensieri su “Di quel Jenkins che tanto in fretta fu dimenticato, ma tanto in fretta non deve essere accantonato

  1. Condivido il tuo parere su Lafayette. Troppo poco costante, sempre grandi errori commessi e non un ottimo difensore. Che abbia dei momenti buoni, con triple in transizione o giochi da due si sa, ma secondo me è da preferire un giocatore come Jenkins, gran difensore, costante ma soprattutto utile. In più mi chiedo come mai faccia giocare così tanto Gentile. E’ il capitano va bene, ma anche lui non è per niente costante e se non entra in partita(come ieri) fa solo danni.

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