Di quel che è stata gara-1 con Reggio Emilia, e di quel che sono le certezze di Jasmin Repesa

Di Alessandro Luigi Maggi

Gara-1 di finale con Reggio Emilia deve ricordare, a tutto ciò che compone la dimensione Olimpia Milano, gara-1 di finale con Siena di due stagioni or sono. Inutile perdersi nella ricerca di aderenze fattuali, basta soffermarsi in superficie per comprendere i concetti base di una serie: divenire e rivoluzione.

Nulla è scritto e piccoli aspetti possono cambiare un’inerzia. Meglio allora soffermarsi su quel che è stato e quel che sarà (o non dovrà essere). L’Olimpia Milano ha vinto la prima sfida al Forum d’Assago per un semplice aspetto: il reparto lunghi. 38-23 a rimbalzo, 14-17 sotto il solo tabellone di Reggio Emilia, 46 punti e 16 rimbalzi contro 24+13 nel solo conteggio dei “4” e dei “5” (McLean, Macvan, Sanders e Batista da una parte, Polonara, Lavrinovic e Veremeenko dall’altra). Perché poco contano le percentuali in sè degli esterni di Menetti dall’arco (anche se Della Valle si è sbloccato solo a 2’ dalla sirena dopo un 0/7 al tiro): il 37% finale (1/8 nel secondo quarto) ha otto precedenti peggiori in questi playoff, con un 5-3 di bilancio tra vittorie e sconfitte. Reggio Emilia ha perso d’improvviso quella doppia dimensione, e in questo pesa molto la scelta di Menetti di costruire minuti per Veremeenko (parso appesantito, 8 punti e 5 rimbalzi alla sirena ma 0 punti, 1 rimbalzo, 4 falli commessi e 2 palle perse a fine terzo quarto) rinunciando ad un Golubovic che pareva in crescita.

Certamente, nella testa di Repesa sono arrivate solo certezze che possiamo anticipare. Inutile, con un Cerella comunque da 17’, usufruire di un Charles Jenkins andando ad intaccare le tante varianti del reparto lunghi (centro stanziale con Batista, quintetto dinamico con Sanders “4” e McLean e Macvan, letteralmente dominanti a rimbalzo, da “5”). Rischioso affidarsi più di tanto ad un Andrea Cinciarini che, di fatto, prima di questa settimana aveva sostenuto solo un allenamento con il resto della squadra. La scelta di Menetti è mantenere altissima la pressione sul portatore di palla da parte di Needham e De Nicolao («di altissimo livello» il giudizio di JR su questo fondamentale), e oggi come oggi Cinciarini non può avere la freschezza per uscire dalla trappola. In tutto questo, inutile sottolineare il valore che, nell’economia della serie, potrebbe avere lo stiramento di Pietro Aradori dopo il forfait di Stefano Gentile.

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