L’Olimpia Milano cade al Taliercio, le pagelle di gara-3

McLean 6.5 Non ci può essere sufficienza piena in una sconfitta, ma quando l’avversario gira a più riprese a +20, e il tuo plus/minus dice -4 in 21’ le statistiche hanno già un valore. Di fatto i suoi tagli sono l’unica lettura mancata dalla difesa di Venezia, e alla scelta vincente di intasare l’area. Discontinuità, nella continuità nefasta.

Lafayette 5 Quando il plus/minus perde, a dispetto di McLean, di valore. -2 per lui in 23’, ma la regia di Milano non esiste anche per la sua assenza palla in mano. E i playoff lo hanno anche privato di quell’arma che spariglia valori, ed eventuali mancanze: 6/27 da 3 totale nella post-season, 0/8 nelle due sconfitte con Venezia.

Gentile 4.5 Se nella serie con Trento era al 30% per un miracoloso recupero, Venezia non può pretendere il 100%. Non una questione di alibi, ma di serena analisi che passa tuttavia per la testardaggine di chi sbaglia per non morire. 6 punti con 2/14 al tiro, 0/9 dall’arco e 4 palle perse (per 4 rubate): male, malissimo. Dunque, spunto per rinascere.

Cerella 5 Per l’eroe di gara-2 14’ senza tentativi al tiro e alcun valore difensivo. La sensazione è che la gemma all’atleta argentino riesca con un intervallo più largo. D’altronde, le gemme non crescono sugli alberi…

Kalnietis 5.5 Se si concede «la normalità» a chi dovrebbe dare «l’anormalità» nel suo concetto più positivo e supremo, allora ci troviamo davanti ad un’ammissione di mediocrità. 9 punti, 5 rimbalzi e 3 assist che meritano l’accento sull’1/4 da 3 o il 3/7 da 2. E il senso del nulla arriva dalla volontà di sovvertire un verdetto già scritto. Perché appunto lui pare potere nulla, mentre la squadra vive di improvvisazioni e uno contro uno.

Macvan 6 Uomo da compitino. 8 punti, 7 rimbalzi, non poco in una gara dove la barca affonda. Peccato che manchi sempre lo squillo, come quella tripla che nel quarto quarto poteva valere il -10. Vivere senza graffiare, ovvero l’ignavia.

Jenkins 5 La difesa deve essere rispettata esattamente come l’attacco. Ecco perchè Charles Jenkins, da agosto, merita la difesa d’ufficio ad ogni superficiale analisi. Ma ammesso che il tiro non sia cosa di questi tempi, il -14 di plus/minus costringe ogni avvocato alla dialettica più spericolata. Ovvero impossibile. Chiediamo clemenza?

Simon 4.5 Con un Gentile così, con un Cinciarini di là… il leader dovrebbe avere matrice croata. Simon invece si conferma specialista del «momento positivo», quando altri hanno invertito tendenze e inerzie. Altrimenti, è un nascondino costante.

Batista 5 Prestazione che è essenza stessa del valore del pivot «di presenza» nel basket moderno. Ovvero padronanza della lingua per uno scrittore dotato di inventiva. Perché la lingua può essere rifugio nei momenti di passaggio e costruzione, ma trama e epilogo sono frutto dell’inventiva. E oggi, Milano, non ha inventiva.

Coach Repesa 4 Scelte a rotazione per un turnover che comunque non è valore nè alibi o motivo di una sconfitta. Assiste al crollo parziale senza indicare una via, ruotando sette uomini oltre i 20’. Rimane dunque una domanda: l’alternanza di uomini è figlia di un concetto interno o di una reale modulazione su quel che sono gli avversari? La risposta, al momento propende per la prima ipotesi. E la semifinale dice 1-2.

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