Sarà una serie lunga. Sì, certo coach, ma…

di Alberto Marzagalia13221675_844321715672878_79500964948037078_n

“SARA’ UNA SERIE LUNGA”. SI’ CERTO COACH, MA..
Il dado di gara 2 è tratto e sulla carta parrebbe esserci una sola serie in equilibrio.
Cremona si ribella ad una rapida conclusione della stagione che non meritava per nulla e riapre i giochi con Venezia grazie ad un Tyrus McGee di nuovo scintillante (21 in 21 minuti) accompagnato da un Dragovic da 29 di plus/minus in 28 minuti conditi da 14 punti e 12 rimbalzi. A Venezia non basta il dominio delle plance (34-27).
Avellino prosegue tranquillamente il suo dominio contro Pistoia con un Nunnally a suggellare il titolo di MVP: 32 in 30 minuti e la squadra a seguirlo (9/18 da tre).
Pistoia proverà a chiudere una stagione straordinaria con una vittoria casalinga, ma credo che Pino sarà più orientato a sedersi sul divano a godersi gli sviluppi di una Reggio-Sassari che ogni 30 secondi fa pensare di essere finita per poi, nei seguenti 30, dimostrarsi serie apertissima e contraddittoria.
Il 2-0 reggiano pesa e Pasquini si è affrettato a dirci di sentirsi “tecnicamente e psicologicamente” dentro la serie.
Scontato ed altrettanto vero poiché finora si è visto di tutto.
Come sottolineato dopo gara 1, se fossi Menetti sarei assai preoccupato per la forma di Kaukenas e Lavrinovic, che restano imprescindibili.
Un fatturato totale di 10 punti in 34 minuti (solo 9 per il lungo) non è il meglio per giocarsela sull’isola.
Intanto pare che Needham abbia sorpassato De Nicolao e Gentile (di cui non si conoscono le condizioni) nelle gerarchie in spot 1.
Le fortune fagolose passano sempre di più per le mani di ADV.
Varnado ha giocato i primi dieci minuti di pallacanestro della stagione, mentre i 17 in 23 minuti di Alexander si accompagnano ad una tassa fissa da pagare in ogni possesso difensivo: inaccettabile.
Petway fa 0 in 9 minuti con 0/1 da tre: “chi l’ha visto” ha ormai chiuso la puntata. certo che se giochicchiasse lui le cose cambierebbero.
Logan è la chiave: se continua a latitare lui, Sassari è fuori.
Non mi sento tuttavia di escludere un largo successo sassarese questa sera, che ritengo più probabile rispetto ad una vittoria tirata, pur confermando che Reggio è squadra migliore.
Milano e Trento, episodio VI della stagione, il secondo dell’era P.B. (post Batista).
Inizio Olimpia da incubo, anche se almeno la metà dei tiri non entrati erano “buoni tiri” semplicemente eseguiti in modo troppo soft, condito però da mancati rientri che causano i 15 punti trentini in 5 minuti.
La sveglia la dà il Capitano, evidentemente non troppo avvezzo ad accettare che l’ennesima prova notevole di Dada Pascolo (aggettivi finiti..) lo incoroni come miglior italiano non solo di questa serie.
JR non le manda a dire alla squadra (“Così non si è vincenti e non si vince a Trento”), tuttavia non mi fa impazzire il “voi” rivolto ai giocatori perché nella cultura di squadra preferisco sempre il “noi” al “voi”, coach compreso.
Se l’attitudine latita per 34 minuti (i primi cinque e l’ultimo) è anche vero che in mezzo c’è una difesa che dalla metà del primo quarto all’ultimo giro di cronometro dà vita ad un parziale di 70-45, con una pressione ed una volontà individuale di primissimo livello, che fanno il pari con rotazioni e regole perfettamente organizzate ed allenate dal coach.
La differenza principale nella serie resta dovuta a questa difesa fantastica ed alla profondità del roster, se è vero che anche ieri solo Kalnietis ha superato i 30 minuti di impiego (31) per Milano, mentre Lockett. Sutton e Pascolo sono stati in campo per 34-35 e 36 minuti.
Giocare quasi tutta la partita al ritmo imposto dietro da Milano è faccenda eroica.
Che Lechtaler venisse impiegato per cantare la Verbena della provocazione contro Batista era scontatissimo ed altrettanto giusto, poiché credo che Buscaglia ne abbia le palle piene di pacche sulle spalle e complimenti vari al suo gioco, cominciando ad adeguarsi ai Playoff.
Il pluriscudettato senese però direi che ha esagerato con una prova da 5 falli (un antisportivo per legnata colossale a Batista) in 7 minuti, 1 rimbalzo e 2 perse la cui mostarda sono stati alcuni blocchi irregolari che nemmeno Othello Hunter..
Se poi Wright trova questa opposizione, la situazione sotto canestro di Trento si complica assai.
Jamel McLean batte alcuni colpi con giocate importanti ma tali positività fanno il pari con tre errori allucinanti tra i quali resta memorabile un’amnesia su un taglio in post basso per cui Kalnietis non ha ancora interrotto l’aggettivazione degli dei lituani.
Forse un giorno si analizzerà con maggiore tranquillità la prova di Alessandro Gentile, al netto dei soliti stucchevoli pregiudizi.
Considerando, se non mi sbaglio, che le mani sono parte leggermente fondamentale del gioco, faccio fatica a ricordare una prestazione di tale impatto in condizioni simili in 40 anni di pallacanestro.
Kruno Simon è entrato nella serie e questa è notizia pessima per Buscaglia, al pari della pulizia di Mantas Kalnietis.
Il contesto tecnico e statistico della partita si riassume in pochi ma significativi dati.
61,9% su 21 tentativi ai liberi per Milano ben spalleggiato dal 46,7% su 15 viaggi in lunetta per Trento.
15/19 nel rapporto assist/perse per l’Olimpia anche qui non lasciata sola dal 18/21 dell’Aquila.
Milano ha vinto, di poco (37/33), la lotta a rimbalzo, e questo è dato positivo per Repesa, mentre si è continuato a sparacchiare da tre con percentuali che stanno accompagnando questa serie come tutte le altre, fatta eccezione per Avellino.
Resta chiarissimo che questa sfida dipenda moltissimo dalle limitazioni imposte a Lockett e Sutton dalla difesa milanese: 51 punti in due gare, di cui almeno 10 a giochi fatti sono un fatturato che Repesa sottoscrive con fiducia.
Quindi, prima che ce lo dicano tutti i coach ed i commentatori, “sarà una serie lunga”?
Siamo ai Playoff, tutto cambia in poche ore, ma sotto traccia resta indelebilmente scolpito quanto scritto nei primi episodi.
Vale a Trento, a Sassari, a Pistoia ed a Venezia.

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