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La redenzione di Alessandro Gentile, e l’idea di squadra di gara-3


Di Alessandro Luigi Maggi

La costruzione di un attimo, così perfetto da rendere perfetto anche l’imperfetto, o peggio ancora l’orribile. Ma non vi è nulla di più corretto dell’epilogo, che giustifica ogni mezzo. Il senso è presto detto: nella mente di Jasmin Repesa sono ben più leciti i 62 punti del Palatrento che i 79 del Paladesio.
Cos’è cambiato? La capacità di lettura e di presenza sui 40’ e l’identità di squadra. La necessità era d’altronde chiara alla palla a due, e addirittura sin dalla conferenza stampa post gara-2. Repesa voleva una modalità playoff, una comprensione del contesto. Se nella prima sfida la rinuncia a McLean era figlia della precarietà del settore esterni (out Cinciarini, Gentile al rientro), e in gara-2 quella a Jenkins ad una necessità statistica a rimbalzo, in gara-3 Sanders è stato semplicemente un messaggio. Serve corsa nel ripiegamento difensivo, subordinazione dell’io al noi. E così è stato.  
Poi c’è la partita, dove anche Buscaglia ha azzeccato le mosse. Trento era squadra sulle gambe dopo una stagione massacrante, dunque diventava fondamentale controllare il ritmo e impostare il tutto sulla difesa, anche in casa. Raddoppi quindi costanti su Batista in area, qualche concessione al tiro dall’arco per non garantire a Milano la continuità, incentivandone la presa di responsabilità. Il gioco non è riuscito a Lafayette, e nel momento topico Buscaglia ha impostato la «folata» su Cummings, vero ossigeno del 15-2 che poteva girare la partita.  
«Ora andate e scatenate l’inferno» l’ordine ultimo, cui Repesa ha risposto con la zona 2-3. Pascolo e Wright erano aticipità che non potevano essere lette con l’uno contro uno, così come i tagli centrali di Lockett. In tutto questo, prima dell’atto culminante, non si può non sottolineare la presenza totale di Mantas Kalnietis, playmaker che si sta destrutturando e ristrutturando in un concetto di gioco più globale.

E si arriva all’ultima e singolare lettura. La volontà di palla di Alessandro Gentile è stata assecondata da Jasmin Repesa, ma solo dopo la metà campo. Il pallino è nelle mani di Simon, che si concede al capitano dal vertice dell’arco. Trento rifiuta il raddoppio, Gentile si ritrova in uno contro uno con Pascolo ben lontano da canestro, e i movimenti dell’attacco sono perfetti. Gentile con ancora 2’’ da giocare può scegliere tra un jumper da buona posizione e il possibile scarico su Lafayette, apertosi in punta dopo un blocco su Lockett per il taglio interno di Simon. Il tiro è perfetto, ma la difesa è comunque sbilanciata. La perfetta redenzione di sè stesso. Colui che, questi playoff, non doveva neanche giocarli.

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