Sponsor, naming rights e betting: quanto pesa il gioco nell’economia del basket italiano

Alessandro Maggi

Quando l’Olimpia ha conquistato la settima Supercoppa a Tortona, abbiamo visto un nuovo nome sul trofeo: Supercoppa LBA SisalClub. Da questa stagione cambia ufficialmente nome anche il campionato che diventa la Serie A SisalClub, in fede dell’accordo triennale annunciato dalla Lega a fine luglio.

È un marchio che richiama uno dei grandi operatori del gioco italiano, in un Paese dove la pubblicità delle scommesse è vietata dal 2018. Come stanno insieme le due cose? E quanto pesa davvero il gioco nei conti del basket?

Chi paga il basket italiano

Secondo le stime di Sportweek, le sedici società di Serie A spendono quest’anno circa 185 milioni di euro, contro i circa 110 del 2018/19: un +65% in otto anni. E il 2018/19 è anche l’ultima stagione prima che il Decreto Dignità andasse a pieno regime.

La torta, però, è molto sbilanciata. L’Olimpia viaggia da sola a 40 milioni, la Virtus segue a 25, poi Tortona a 14,5, BC Roma a 12 e Reyer a 11. In fondo c’è Scafati, con 3,7.

Il grosso di questi budget arriva da proprietà e aziende legate al territorio: Armani a Milano, la famiglia Gavio e Bertram a Tortona, Umana a Venezia. Sulle maglie, invece, i marchi di scommesse non ci sono. E non per scelta dei club.

Il muro del Decreto Dignità

Il decreto-legge 87/2018, convertito nella legge 96/2018, vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro. Il divieto copre tutto: maglie, cartellonistica, eventi sportivi, tv, stampa e social. Chi lo viola rischia una sanzione pari al 20% del valore della sponsorizzazione, mai sotto i 50.000 euro, con l’AGCOM a vigilare.

Nel calcio l’effetto fu immediato. Nel luglio 2019 la Roma chiuse dopo una sola stagione l’accordo con Betway, rinunciando a circa cinque milioni l’anno. In Premier League, da quest’anno, il betting sparisce dal fronte maglia ma resta su maniche e kit di allenamento. In Italia non esiste uno spazio “consentito” dove spostare il logo.

La zona grigia dell’infotainment

Come fa allora SisalClub a dare il nome al campionato? La chiave sono le linee guida AGCOM dell’aprile 2019, che distinguono la pubblicità vietata dalla comunicazione informativa. Secondo l’Autorità, i portali di infotainment, cioè siti di contenuti sportivi che richiamano nel nome un operatore, sono autonomi rispetto all’attività di gioco e quindi possono essere promossi.

Non a caso la Lega presenta SisalClub come il progetto editoriale di Sisal dedicato agli appassionati di sport e intrattenimento. È lo stesso schema che il calcio usa da anni: Betsson.sport sulla maglia dell’Inter, Eurobet.live su quella della Roma.

Formalmente è tutto in regola, ma è anche il punto più contestato: per i critici è un modo per aggirare il divieto, per i club una delle poche porte rimaste aperte. E il clima resta teso: a settembre l’ADM ha chiesto alla Lega Serie A di sospendere una campagna ritenuta una promozione indiretta delle scommesse.

Riaprire o stringere? Il dibattito

Il fronte di chi vuole riaprire è ampio. Nel novembre 2025 un emendamento alla manovra firmato dal senatore Claudio Lotito (Forza Italia) proponeva di cancellare il divieto di pubblicità indiretta. A settembre anche il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha chiesto di superare il divieto generalizzato. La tesi è che il bando non abbia ridotto il gioco, ma solo spostato la pubblicità su canali meno controllabili.

Dall’altra parte c’è chi vuole stringere. Ad agosto il senatore Francesco Boccia (PD) ha presentato un disegno di legge che include esplicitamente nel divieto sponsorizzazioni, siti di informazione e associazioni di marchio, con sanzioni aumentate del 50%. E il Decreto Accise, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha reso indeducibili le spese per sponsorizzazioni vietate e, per il 2026, quelle per campagne informative e servizi di comparazione di quote.

Per ora, quindi, il divieto resta.

Cosa significa per chi tifa (e gioca)

Per il tifoso, in Italia l’unico gioco legale è quello degli operatori con concessione ADM, e con la pubblicità vietata orientarsi spetta al singolo. Prima di aprire un conto conviene conoscere le regole di base, dal limite di 100 euro di bonus per singola giocata al cash out disabilitato sulle scommesse fatte con i bonus. Un punto di partenza utile è Bookmakerbonus, che tratta delle regole vigenti sulle scommesse in Italia e confronta le offerte dei bookmaker con licenza ADM, spiegandone requisiti e limiti.

Il gioco è vietato ai minori e può creare dipendenza. Per chi ha bisogno di aiuto c’è il Telefono Verde dell’Istituto Superiore di Sanità, gratuito, all’800 558 822. 

Il basket italiano cresce, e lo fa soprattutto grazie a proprietà solide. Se il betting tornerà sulle maglie lo deciderà la politica. Per ora, basta il nome sul campionato a far discutere.

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