
Peppe Poeta, nel corso dell’incontro con i media di venerdì pomeriggio, ha parlato anche del momento della sua carriera, del suo modo di allenare e commentato le parole di Marko Guduric.
Sul momento della sua carriera
«Sono così giovane che i primi due anni della mia carriera sono andati oltre il sogno. Il primo anno a Brescia abbiamo raggiunto una finale storica, l’anno scorso abbiamo conquistato un Triplete storico. Penso di stare vivendo un sogno e l’unica cosa che chiedo è di poter continuare a viverlo il più possibile. Provo a metterci tutto me stesso, sapendo di dover imparare tantissime cose».
Sulla crescita da allenatore
«Sono soltanto al terzo anno da capo allenatore e ho la percezione che ci siano ancora mille cose da imparare. Questa posizione mi piace tantissimo: sono passato dall’essere un giocatore esperto, a fine carriera, a essere un allenatore giovane, curioso, appassionato e innamorato del gioco».
«Provo a circondarmi delle persone giuste e a chiedere il più possibile a tutti. Voglio ricevere più feedback possibili e ho cercato di costruire uno staff con tanta esperienza, per riuscire a vedere ancora più cose».
«So che poi tutto può dipendere dal fatto che la palla entri oppure no, ma provo a fare il massimo e a togliermi di dosso il peso che una panchina del genere, a un’età così giovane, inevitabilmente comporta».
Sulla gestione del gruppo
«La gestione di un gruppo così grande, con quindici giocatori, è qualcosa che ogni giorno ti fa scoprire aspetti differenti. Tenere tutti coinvolti e felici, come piacerebbe a me, è complesso. Entrare nelle sfaccettature della quotidianità rappresenta una scoperta continua».
«Questa è la mia prima preseason con quindici giocatori. È la prima volta che devo gestire dei nazionali, decidere quali schemi inserire prima e quali dopo, quali difese introdurre e come organizzare il processo di apprendimento dell’intera squadra».
«Ogni volta mi trovo davanti a una nuova sfida. È estremamente stimolante e molto bello, ma devo essere bravo a diventare una spugna, perché per me sono tutte prime volte».
Sul suo modo di allenare
«Io ho il mio modo di allenare. Logicamente deve essere smussato e adeguato al livello, al momento e al senso di urgenza. Qualche volta, piano piano, mi arrabbierò un po’ di più anch’io, ma sempre con i miei modi e con il mio modo di essere».
«Le maschere cadono velocemente. I giocatori sono molto più intelligenti di quanto si possa pensare: se non sei te stesso e provi a essere qualcosa di diverso, non vai da nessuna parte».
«Io devo provare ad allenare essendo la migliore versione di me stesso e non la copia di qualcun altro».
Sul confronto con i giocatori e sulle parole di Guduric
«Mi confronto molto con i giocatori che hanno vinto e che hanno giocato a un certo livello, perché voglio migliorare. Marko Guduric mi ha dato alcuni consigli e mi ha detto anche che avrei dovuto sgridarlo di più. In tanti mi hanno detto che avrei dovuto prendermela male quando Marko ha detto che sono troppo buono, ma per me è un complimento. Ascolto i consigli, ma poi faccio quello che penso sia la cosa migliore».

Che il modo di allenare di Poeta debba essere adeguato al livello (Eurolega) necessario per un allenatore dell’Olimpia Milano è chiaro da tempo.
Ma questa ammissione di inadeguatezza al ruolo che ricopre non dovrebbe bastare alla dirigenza per farlo fuori?
Ah già. La dirigenza a sua volta inadeguata e Poeta sono stati scelti dallo stesso manager rookie, Ettore Messina.
Avanti così che va tutto bene.
Mi chiedo: quando si sgonfiera’ la bolla Poeta? Mi sembra che ROM, da un po di tempo, pratichi un culto sacrilego: il culto del Dio Poeta
Siamo passati dal Messia al Dio Poeta 🤣🤣🤣