
Giuseppe Mangone, Player Development Coach di Olimpia Milano, sta vivendo un’esperienza di grande prestigio alla Summer League di Las Vegas. Il tecnico modenese, reduce dal Triplete conquistato con il club biancorosso, è infatti parte dello staff dei San Antonio Spurs come assistant coach.
Lo racconta Gabriele Canovi sulla Gazzetta di Modena, sottolineando il valore di un passaggio professionale non banale. La Summer League non è la NBA, ma rappresenta da sempre una vetrina importante per giocatori e allenatori, un possibile trampolino verso il massimo livello.
Per Mangone il filo con San Antonio ha anche un significato particolare. Gli Spurs sono stati la franchigia di Ettore Messina, assistente di Gregg Popovich per cinque anni, e proprio Messina nel 2024 aveva voluto Mangone nello staff di Olimpia Milano affidandogli il ruolo di Player Development Coach.
Il rapporto tra i due resta un riferimento centrale nel percorso del tecnico modenese. Mangone, in un podcast di Alley Oop, aveva raccontato così l’impatto del lavoro accanto a Messina: «La prima cosa che mi viene in mente quando penso a coach Ettore Messina è l’autoesigenza, la rappresenta in tutto e per tutto». Poi il passaggio sulla crescita personale: «Quando sono arrivato all’Olimpia credevo di essere una persona esigente, sia con gli altri sia con me stesso. Poi, lavorando al suo fianco, mi sono reso conto di quanto mi manchi ancora per essere davvero autoesigente e di quanto margine ci sia ancora per migliorare».
A Las Vegas, tra i giocatori visti da vicino, quello che più ha impressionato Mangone è Caleb Wilson, quarta scelta assoluta dell’ultimo Draft da parte dei Chicago Bulls. Il riferimento è alla sfida con Cam Boozer, già affrontato da Mangone con la Nazionale Under 17: «Avevi la sensazione di vedere un uomo, cioè Boozer, contro un ragazzino».
Il campo, però, ha raccontato altro: «Questo ragazzino ha fatto 35 punti con una personalità incredibile. Visto da vicino hai l’idea che sia un giocatore forte, talentuoso, di personalità, ma che abbia anche gli occhi di uno che vuole arrivare davvero in alto». Mangone ha spiegato di essere curioso anche per le dichiarazioni del giocatore: «Quando uno dice certe cose, poi tocca dimostrarlo. E lui è stato incredibile. Mi ha dato l’impressione di essere veramente più forte degli altri».
La chiusura è quasi una previsione: «Ho visto qualcosa di speciale, qualcosa che tra due, tre, quattro anni ti farà dire: “Cavoli, l’ho visto alla Summer League”, quando lo vedremo all’All-Star Game e a combattere per il titolo». Per Olimpia Milano, l’esperienza di Mangone negli Stati Uniti è un ulteriore tassello di crescita interna. Un tecnico del club dentro lo staff Spurs, in un contesto di osservazione, sviluppo e confronto internazionale, sulle orme di un legame che da Messina arriva fino a San Antonio.

Grandissimo coach e persona di basket, eccellente nel lavorare coi giovani.
Ovviamente grandissimo coach solo perché ha parlato bene del tuo pastore poiché non ha nessuna esperienza a livello di club.
Avresti dovuto scrivere solo l’ultima frase. Il resto sono le tue solite sciocchezze.