Giorgio Armani, l’epopea di Re Giorgio: dalla provincia alla copertina di Time

Alessandro Maggi 3
Giorgio Armani Per Amore

L’11 luglio Giorgio Armani avrebbe compiuto 92 anni. Nel giorno del suo primo compleanno senza di lui, Repubblica ripropone il racconto della sua vita firmato dal direttore Emanuele Farneti, scritto pochi giorni dopo la scomparsa dello stilista.

Giorgio Armani, l’epopea di Re Giorgio: dalla provincia alla copertina di Time

È la storia di un uomo che non era destinato alla moda. Nato a Piacenza l’11 luglio 1934, cresciuto tra i ricordi durissimi della guerra e poi trasferitosi con la famiglia a Milano, Armani arrivò alla Rinascente dopo aver lasciato medicina e dopo la leva militare.

Da lì iniziò un percorso destinato a cambiare il gusto italiano e internazionale. L’incontro con Sergio Galeotti, a metà anni Sessanta, fu il passaggio decisivo: fu lui a convincerlo a lasciare Nino Cerruti e a fondare l’azienda. Il 24 luglio 1975 nacque Giorgio Armani, due stanze e quattro scrivanie in corso Venezia.

Poche settimane dopo arrivò la prima sfilata all’hotel Plaza. Da quel momento Armani costruì uno stile riconoscibile, fatto di sottrazione, morbidezza, dignità, raffinatezza senza orpelli. La giacca destrutturata diventò un simbolo, così come la sua idea di eleganza: non farsi notare, ma farsi ricordare.

Il cinema ne amplificò il mito: Richard Gere in American Gigolò, poi Gli Intoccabili, Quei bravi ragazzi, The Wolf of Wall Street, Sorrentino. Nel 1982 la copertina di Time lo incoronò definitivamente, privilegio concesso prima di lui solo a Christian Dior.

La morte di Sergio Galeotti nel 1985 segnò uno spartiacque umano e aziendale. Da lì Armani prese in mano ogni aspetto del gruppo: stilista, presidente, unico azionista, amministratore delegato, direttore generale. Un uomo solo al comando, Re Giorgio, capace di controllare ogni dettaglio.

Alla linea Giorgio Armani si aggiunsero Emporio, EA7, Armani Privé, profumi, cosmetici, casa, hotel, ristoranti. E anche la squadra di basket di Milano, entrata nel mondo Armani fino a diventare parte integrante dell’identità del gruppo e della città.

Per Olimpia Milano, Giorgio Armani non è stato solo il proprietario. È stato il garante, il riferimento, l’uomo che ha trasformato il club in una struttura moderna, stabile, ambiziosa, profondamente legata a un’idea di eccellenza.

Il racconto di Repubblica restituisce la dimensione complessiva di una figura irripetibile: moda, impresa, cinema, Milano, sport. Un sistema costruito con rigore, controllo, visione e una fedeltà assoluta alla propria idea di stile.

Il sogno affidato al futuro resta nelle sue parole: che Armani rimanga «un’espressione di stile italiano» ancora per 50 o 100 anni, qualcosa di speciale, autentico e originale.

3 thoughts on “Giorgio Armani, l’epopea di Re Giorgio: dalla provincia alla copertina di Time

  1. G.A. l’unico che veramente aveva a cuore le sorti dell’Olimpia Milano e l’ha dimostrato salvandola dal fallimento.
    L’unica sua pecca per quanto riguarda il basket è stata quella di essersi circondato da persone incapaci e alcune sono purtroppo ancora in seno alla società

  2. Dispiace che la cosa in cui si è cimentato nella quale ha avuto meno successo (per lo standing al quale il brand era abituato) è stata proprio l’avventura con Olimpia Milano, regina si in patria, ma, cornuta e mazziata, all’estero……

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