
Mauro Ferrari non cancella il basket a Brescia, ma ne certifica la fine ai livelli attuali. Nella conferenza stampa a inviti presso la sede di San Zeno, il patron di Pallacanestro Brescia ha annunciato la disponibilità ad acquisire un titolo sportivo di B1 o di A2 da mettere a disposizione della città, come base per una ripartenza sostenibile.
«Non ho assi nella manica. Tuttavia, è cosa giusta e buona mettere a disposizione delle istituzioni due titoli di B1 e due di A2 da acquisire per proseguire a fare basket nella nostra città», ha spiegato Ferrari. L’idea è quella di acquistare un titolo, devolverlo eventualmente al Comune e poi concederlo a costi irrisori a una costituente NewCo. «Mi metto io a disposizione per l’acquisizione di un titolo sportivo, con anche un title sponsor serio a disposizione per ripartire. Può garantire tranquillamente la B1, e con soci di NewCo la A2».
Ferrari ha indicato anche una tempistica precisa: «Abbiamo solo poco tempo per prendere questa decisione. Da lunedì bisogna sedersi intorno a un tavolo per decidere come proseguire il basket in questa città. Mi metto a disposizione, poi mi defilo». Un passaggio che apre alla possibilità di una continuità, ma non più sotto le forme conosciute negli ultimi anni.
La conferenza si è svolta in un clima pesantissimo. Ferrari è arrivato a San Zeno scortato dalle forze dell’ordine, accolto da fischi, contestazioni e insulti. «Buffone, buffone», hanno urlato alcuni tifosi. Il patron ha risposto subito: «Questo è lo sport. Pensate a chi deve venire dopo. Poi ci chiediamo perché a Brescia sparisce lo sport. Questa è l’immagine che diamo senza neanche sapere quello che devo dire?».
Nel suo intervento, Ferrari ha rivendicato il percorso compiuto dal 2016 a oggi, ricordando anche la fase delicata del 2020, superata con l’aiuto di Gianni Petrucci. «Fatti sforzi economici importanti dal 2020 a oggi, sottraendo giorni al mio lavoro e alla mia famiglia. Capitali per circa 30.000.000 impegnati in dieci anni». Poi il nodo centrale: la sostenibilità. «La razionalità, nella sostenibilità economica, è alla base di ogni progetto. Ho sentito tanta ipocrisia, parlare di etica sportiva e morale… non possono esistere senza sostenibilità economica».
Secondo Ferrari, il sistema basket italiano è entrato in una fase di crisi profonda, nella quale l’arrivo di capitali esteri sta cambiando gli equilibri. «L’anno prossimo avremo Trieste, Napoli, Roma, Roma-2, tutte con capitale americano», ha detto. Il patron ha raccontato di aver ricevuto chiamate da due presidenti di A2 e tre di A1 interessati a possibili investitori stranieri. «Una Serie A competitiva sta diventando insostenibile in certe piazze».
Da qui la scelta di accettare l’offerta americana e immaginare un futuro diverso per Brescia. «Nel conto corrente di 10 anni fa avevamo 30 milioni, ora 500.000. In un modo diverso si può fare sport, dentro il PalaLeonessa, con parametri diversi, per vedere dove in questi due anni questa onda di capitali americani porterà il basket in Europa».
Ferrari ha respinto l’accusa di voler abbandonare persone e settore giovanile. «Voi potete davvero pensare che io lasci persone da lunedì senza lavoro? Come potete pensarlo?». L’attività giovanile, con 400 tesserati, resta «mai in discussione», così come l’impegno economico della famiglia su quel fronte.
Il patron ha poi chiarito i numeri della Serie A: «Per salvarsi in A1 servono dai 5 ai 6 milioni. Una famiglia sola, con i relativi sponsor, non può continuare tutti gli anni a sborsare dai 3 ai 4 milioni. I 4 milioni di euro da mettere sul conto corrente per fare la LBA non ci sono». La conclusione è una linea di rottura: «Fare basket ad alto livello è stato bello, ci siamo divertiti, ora dobbiamo resettare e ripartire. Togliamoci l’ipocrisia di dosso. Non è etico che la mia famiglia metta 3, 4 milioni l’anno nel basket cittadino».
Infine, il passaggio su Graziella Bragaglio: «Non ha fatto un passo indietro. Quando ho capito che la trattativa con Roma andava avanti, ho ritenuto opportuno salvaguardare il mio cda chiedendo un passo indietro. Non volevo che fossero identificati con questo passaggio. Se non ci sarà questo passaggio, potranno rientrare, se lo vorranno».
Fonte: conferenza stampa Mauro Ferrari.
