Olimpia Milano, playmaker in crisi. Peppe Poeta prepara la soluzione: il quintettone

Alessandro Maggi 3
Olimpia Milano playmaker

Il problema del playmaker, in casa Olimpia Milano, è reale. Non è una fase, non è solo un tema statistico, non è nemmeno un allarme costruito sulla sconfitta di Trento. È una questione che accompagna la squadra da mesi e che ora, alla vigilia dei playoff, diventa inevitabilmente centrale. Anche in LBA.

Olimpia Milano, il problema del playmaker è reale: Poeta studia il quintettone

Sabato si parte con Gara 1 dei quarti contro la Pallacanestro Reggiana, e Peppe Poeta deve trovare una risposta. Milano può avere più talento, più profondità e più esperienza, ma nei playoff contano anche gli equilibri, le gerarchie e soprattutto i quintetti che chiudono le partite. Ed è proprio lì che il nodo della regia rischia di pesare di più.

Quinn Ellis è in calo nel 2026. I numeri mensili lo raccontano con chiarezza: 9.2 punti e 4.3 assist di media a marzo, poi 6.1 punti in aprile, fino ai 6.5 punti e 4.5 assist nelle prime due gare di maggio, con un ranking sceso a 5.0. Ma al di là delle cifre, la sensazione è che il giocatore oggi incida meno, esattamente come nella passata stagione dopo le Final Eight di marzo, quando però c’erano stati anche alcuni acciacchi a condizionarne il rendimento. Compreso il play-off con Milano.

Nico Mannion, invece, resta un talento intermittente. Dal 9 marzo in poi ha alternato partite importanti, come i 19 punti contro Udine o i 12 con 11 assist contro Sassari, a prove più opache: 3 punti contro Trieste, 3 contro Trento, 5 contro Venezia. È il profilo stesso del giocatore a dire questo: fiammate, energia, punti, ma anche serate in cui la continuità viene meno.

Il tema non è soltanto chi debba iniziare le partite. Il vero punto è chi debba finirle. Perché l’Olimpia Milano il problema della regia lo vive durante il match, ma soprattutto nei finali, quando il possesso pesa di più, la difesa avversaria sale di livello e serve qualcuno capace di dare ordine senza togliere pericolosità al quintetto.

Contro Reggio Emilia non sarà un dettaglio. La squadra di Dimitris Priftis arriva con esterni di qualità e produzione: Troy Caupain, 15.2 punti e 5.7 assist, e Jaylen Barford, 14.8 punti di media, sono i due principali terminali offensivi. Senza dimenticare Stephen Brown, pur condizionato dagli acciacchi, e Riccardo Rossato. Reggio ha ritmo, fiducia e giocatori capaci di punire ogni esitazione.

E il livello potrebbe salire ancora nel percorso successivo. In un’eventuale semifinale, Brescia metterebbe davanti a Milano Nikola Ivanovic e Amedeo Della Valle. In una possibile finale, la Virtus Bologna avrebbe una batteria di esterni con Carsen Edwards, Matt Morgan, Luca Vildoza e Daniel Hackett. Insomma, il tema della palla in mano non è marginale: è una delle chiavi dell’intero cammino playoff.

Per questo Poeta può studiare una soluzione diversa. L’idea è partire con una struttura più classica, magari con Ellis, Brooks e Shields, ma arrivare ai finali con un assetto più fisico: Guduric, Bolmaro e Brooks sul perimetro. Un quintettone, appunto, con esterni di taglia, forza, difesa e capacità di cambiare sui blocchi.

Non sarebbe una scelta puramente difensiva. Guduric può portare palla, creare dal palleggio e leggere i vantaggi. Bolmaro può alzare la pressione, correre, attaccare in campo aperto e dare fisicità sulla prima linea. Scontato quello che possa dare Armoni Brooks. In questo scenario, Milano rinuncerebbe al playmaker puro per aumentare centimetri, impatto e versatilità.

È una soluzione che ha pagato in Coppa Italia, dove l’Olimpia aveva trovato equilibrio proprio attraverso quintetti più grandi e fisici. In EuroLeague, a un livello più alto e contro difese più strutturate, l’idea ha funzionato meno. Ma i playoff LBA sono un contesto diverso, e contro Reggio Emilia potrebbe diventare una risposta concreta a un problema concreto.

Il punto, in fondo, è questo: Poeta cerca un quintetto affidabile per chiudere le gare. Non solo il più talentuoso, ma il più solido. Non solo quello con più punti nelle mani, ma quello capace di difendere, controllare i possessi e arrivare lucido negli ultimi tre minuti. Perché nei playoff non basta avere alternative: bisogna scegliere quelle giuste, al momento giusto.

L’Olimpia Milano parte favorita nella serie con Reggio Emilia, ma ci arriva con un interrogativo evidente. Il playmaker è un problema reale. E il quintettone, oggi, sembra la risposta più interessante sul tavolo di Peppe Poeta.

3 thoughts on “Olimpia Milano, playmaker in crisi. Peppe Poeta prepara la soluzione: il quintettone

  1. Cos’è, uno scherzo di cattivo gusto? Il quintettone? Sul serio? Rispolveriamo la peggiore porcata messiniana? E con guduric! Che negli ultimi minuti sta garantendo 2/3 palle perse a partita! E bolmaro, che ha tante qualità ma non gli farei portare palla mai nella vita e certo non quando ho bisogno di ordine. La soluzione è far giocare chi, tra Ellis, mannion e flaccadori, è più in palla nella singola partita. Sennò piuttosto un ragazzino under19 che questo guduric! Nota finale: il numero di Ellis che conta sono gli assist, e quelli sono stabili, non c’è nessun calo.non è lui che deve segnare.

    1. D’accordissimo!
      Il quintettone è un’idea sbagliata, come ha già dimostrato Messina. E che a Poeta venga in mente di ripensarci, se è vero che ci sta pensando, dimostra che per lui il debito di gratitudine è più forte del previsto, l’autonomia personale molto minore del necessario.

      Guduric ormai lo sa perfino uno spettatore di quelli che vanno al Forum, NON è un leader, è portando palla perde almeno il 70% del proprio potenziale, che è molto importante.

      I finali Guduric Bolmaro già sperimentati anche troppo, dimostrerebbero a qualsiasi allenatore che abbia quel minimo di esperienza e talento necessari, che la strada non può essere quella.

      Poi vincerà lo stesso, e glielo e melo auguro, ma se davvero sta pensando quello che leggo, sta facendo di tutto per non riuscirci.

  2. Purtroppo, dopo un buon inizio, Peppe si sta rivelando sempre più la fotocopia sbiadita di chi lo ha messo lì. Quintettone, No playmaker, No centro, No rotazioni (soprattutto in LBA). No alternativa al cambio sistematico in difesa. No schemi che liberino Brooks a tiri comodi, No schemi per Nebo (quando c’è) . Minuti finali : sempre gestiti da Guduric, Bolmaro o Shields, con altissima percentuale di palle perse, mai un vero playmaker a gestire gli ultimi minuti. etc etc etc…
    EM ha messo il suo Avatar…e continua a gestirlo…… Quando finirà questa storia sarà sempre troppp tardi. Povera Olimpia

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