Nicolò Melli: Rinnovo? Siamo a buon punto. Saras? Meglio personalità vincenti, che negative

Alessandro Maggi
Nicolò Melli

Nicolò Melli, intervistato da S Sport in Turchia, ha fatto il punto sulla stagione del Fenerbahce. Ecco la trascrizione, sistemata per la lettura. Abbiamo selezionato solo alcune risposte.

Sul suo stato di forma dopo l’infortunio

«Sono in campo, sto bene. Il piede fa il bravo, quindi tutto a posto. Adesso abbiamo ancora una settimana prima dei playoff, una partita di campionato turco, e cerchiamo di arrivare pronti per la prima in casa».

Sulla stagione

«Io valuto sempre le stagioni alla fine, perché cambia molto se vinci, se perdi, come vinci e come perdi. Giudicare adesso è complicato. Credo che fino a oggi abbiamo fatto un buon percorso: non era facile arrivare nelle prime quattro di EuroLeague. Abbiamo avuto tanti infortuni, come altre squadre, ma abbiamo dovuto convivere con tante situazioni.

La prima parte è stata un po’ difficile, poi abbiamo trovato il nostro equilibrio e nella seconda parte abbiamo fatto molto, molto bene. Adesso abbiamo attraversato un periodo un po’ complicato, però speriamo di risalire in questi due mesi».

Sui problemi del Fenerbahce durante la sua assenza

«Se fossi furbo direi che dipende tutto da me, ma non è la verità. Venivamo da un periodo forse anche troppo buono, avevamo fatto un record incredibile, quindi era normale che ci fosse un po’ di flessione.

Secondo me è stata una coincidenza, anche perché senza di me hanno vinto la Coppa Turca e due o tre partite di EuroLeague. Credo che mancasse anche Devon Hall, quindi non ero solo io».

Ancora sui problemi del Fenerbahce

«Sicuramente non dipende solo da me, anzi: la nostra forza è proprio la squadra. Credo ci sia stata una flessione fisiologica, abbiamo perso un po’ di fiducia. Certe partite che solitamente riusciamo a vincere, non siamo più riusciti a vincerle.

Poi, con i rientri di Tarik, Devon e mio, le rotazioni sono diventate un po’ più larghe ed è tornata un po’ più di fiducia. È normale, ma era solo una coincidenza».

Sul suo essere leader del Fenerbahce

«Pensa agli altri quanto sono stupidi se io sono il cervello. No, non è così. Però sicuramente sono uno dei giocatori più esperti. Non so se questa sia la mia diciottesima o diciannovesima stagione. Ho avuto tanti grandi allenatori, tanti anni brutti e tanti anni belli.

Non è tanto una questione di intelligenza, quanto di esperienza. Cerco di dare il mio contributo con le letture, dentro e fuori dal campo. Ci sono situazioni che magari non si vedono, in spogliatoio o altrove, e provo a dare equilibrio.

Più che il cervello, credo di essere uno che prova a dare equilibrio: tenere tranquilli i compagni quando qualcuno si arrabbia o va un po’ giù. Never too high, never too low, come si dice. Non è facile, anche io a volte non ci riesco, però ci provo».

Sul confronto con la scorsa stagione

«Prima di tutto, secondo me va detto che sono stato anche in squadre fortissime che poi non sono diventate campioni perché magari in quel weekend non hanno giocato al meglio o avevano infortunati. È sbagliato dire: “L’anno scorso campioni, quest’anno dipende solo se diventiamo di nuovo campioni”.

Per me anche le squadre dei miei primi anni con Zeljko erano fortissime: una volta abbiamo perso la finale, un’altra siamo arrivati con quattro infortunati. Erano situazioni complicate, ma erano squadre veramente forti.

La somiglianza con la squadra dell’anno scorso, che poi è stata brava a vincere, è che anche questa ha grande carattere. Ci è capitato di essere sotto, recuperare, stare sopra. Avere un periodo positivo così lungo significa avere carattere, restare sempre sul pezzo, e non è facile.

La differenza è che quest’anno abbiamo meno esperienza: abbiamo perso giocatori di grande esperienza come Nigel e Marco».

Sui messaggi dei tifosi

«Dipende, perché quando gioco bene va tutto bene, quando gioco male i messaggi sono terribili. Però mi fa piacere questo tipo di affetto. Sono spesso cuori giallo e blu, oppure l’occhio del Fener. Mi fa piacere, sono contento di essere qui, di giocare per questa maglia e per questi tifosi. È bello».

Su Jasikevicius

«Saras è una persona molto determinata. Sa quello che vuole, sa come vuole ottenerlo e ha dimostrato di ottenerlo. Ha un carattere forte: lo aveva da giocatore e lo ha da allenatore. Con lui non ci sono grandi mezze vie: o lo segui o non lo segui.

Ha dimostrato nella sua carriera, non ultimo l’anno scorso, di essere un allenatore vincente. È meglio avere a che fare con persone dalla forte personalità che però ti aiutano a vincere, piuttosto che con persone dalla forte personalità che finiscono per essere negative».

Su una futura permanenza a Istanbul

«Lì devi parlare con la società, non con me. Però direi che siamo a buon punto. Mi piace Istanbul, mettiamola così. Mi piacciono i tifosi, mia figlia canta sempre l’inno del Fener, quindi vediamo».

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