
Milano ritrova il Real Madrid questa sera con un precedente che pesa: all’andata l’Olimpia Milano aveva costruito il successo soprattutto con un dato di tiro clamoroso, il 51.9% da tre, e con una gestione che aveva retto a partire dai 23 punti concessi nel primo tempo dopo un avvio complesso. In quella partita il Real era caduto nonostante numeri che, sulla carta, avrebbero dovuto indirizzare il match: 43-29 a rimbalzo e la capacità di produrre 15 tiri in più. A fare la differenza era stata la conduzione offensiva nei momenti chiave, in particolare la regia e la lucidità di Marko Guduric, autore di 22 punti, che restano ancora oggi il suo high stagionale in EuroLeague.
Da allora, però, il contesto è cambiato. Il Real di Sergio Scariolo è descritta anche da Marca come una squadra che in pochissimo tempo ha compiuto un salto netto di percezione e rendimento: “in appena 10 giorni” è passata dall’essere considerata semplicemente un buon gruppo a diventare uno dei principali candidati a competere per Copa del Rey, Liga ACB e EuroLeague. La nuova immagine è stata certificata da due vittorie pesanti, non soltanto per il valore degli avversari ma soprattutto per la modalità con cui sono arrivate: il “rodillo” contro il Barcellona in EuroLeague (80-61) e la prova di forza contro il Valencia in Liga Endesa (94-79). Due partite che, per chi racconta la recente mutazione blanca, rappresentano uno spartiacque “prima e dopo”.
Il punto centrale della svolta viene identificato in modo chiaro: il “Factor X” che ha permesso al Madrid di alzare il livello e di “portare il suo gioco in un’altra dimensione” è la difesa. Un elemento che, fino a quel momento, si era visto “con il contagocce” e che aveva alimentato dubbi e critiche, soprattutto per una fragilità che aveva creato problemi in EuroLeague e che non era passata inosservata nemmeno tra i dirigenti degli altri club europei, tanto che a metà stagione il Madrid non veniva inserito tra i favoriti per la Final Four nelle rilevazioni tradizionali. La chiave non è soltanto aver battuto Barça e Valencia, ma averlo fatto imponendo un’identità difensiva capace di cambiare il baricentro dell’intera squadra.
Il discorso si lega anche a un principio ricorrente nello sport: “gli attacchi vincono le partite, le difese vincono i campionati”. Applicato al Madrid, questo motto spiega perché, fino a poco fa, l’idea di poter alzare trofei a fine stagione sembrasse più complicata: un deficit difensivo rendeva i blancos vulnerabili e li esponeva a parziali “inammissibili” subiti anche dopo aver avuto il controllo delle gare. Il cambio di passo contro Barcellona e Valencia viene quindi letto come la “madre del cordero” della trasformazione: la difesa non più problema, ma soluzione, e soprattutto un’energia “vulcanica” capace di spostare la narrazione del Madrid in alto.
Dentro questa cornice entrano anche gli interpreti citati come fattori della nuova durezza: l’intensità di Garuba, Deck e Feliz, l’effetto intimidatorio di Tavares, il dominio nella gestione di Campazzo e Maledon, oltre alle fiammate realizzative di Hezonja. Ma, nel bilancio, l’elemento decisivo resta uno: la difesa, considerata la causa principale del cambiamento e il vero “pugno sul tavolo” del Madrid. Non a caso viene sottolineato come, lasciando il Barcellona a 61 punti (con i catalani indicati a 86,5 di media nella competizione), il Real abbia mostrato una faccia diversa, replicata poi contro il Valencia, tenuto a 79 punti nonostante fosse presentato come il miglior attacco della Liga Endesa (94,8) e il terzo della EuroLeague (89,8).
La responsabilità viene riportata sui giocatori e su fattori come sforzo, intensità, voglia e “garra”, perché, nella logica proposta, sono loro a fissare davvero il livello della difesa.
Milano, dunque, trova un Real in piena metamorfosi, con una parola che riassume la nuova identità: difesa. E allora qui ancora di più sarà importante alzare il ritmo, portare il Real a rincorrere. Purtroppo senza lo stopper numero uno, oltre che l’esterno di maggiore esuberanza atletica: Leandro Bolmaro.
