L’Olimpia Milano trova un Real Madrid che ha cambiato passo. Partendo dalla difesa

Alessandro Maggi

Milano ritrova il Real Madrid questa sera con un precedente che pesa, ma molte cose sono cambiate per la squadra spagnola

Real Madrid Olimpia Milano

Milano ritrova il Real Madrid questa sera con un precedente che pesa: all’andata l’Olimpia Milano aveva costruito il successo soprattutto con un dato di tiro clamoroso, il 51.9% da tre, e con una gestione che aveva retto a partire dai 23 punti concessi nel primo tempo dopo un avvio complesso. In quella partita il Real era caduto nonostante numeri che, sulla carta, avrebbero dovuto indirizzare il match: 43-29 a rimbalzo e la capacità di produrre 15 tiri in più. A fare la differenza era stata la conduzione offensiva nei momenti chiave, in particolare la regia e la lucidità di Marko Guduric, autore di 22 punti, che restano ancora oggi il suo high stagionale in EuroLeague.

Da allora, però, il contesto è cambiato. Il Real di Sergio Scariolo è descritta anche da Marca come una squadra che in pochissimo tempo ha compiuto un salto netto di percezione e rendimento: “in appena 10 giorni” è passata dall’essere considerata semplicemente un buon gruppo a diventare uno dei principali candidati a competere per Copa del Rey, Liga ACB e EuroLeague. La nuova immagine è stata certificata da due vittorie pesanti, non soltanto per il valore degli avversari ma soprattutto per la modalità con cui sono arrivate: il “rodillo” contro il Barcellona in EuroLeague (80-61) e la prova di forza contro il Valencia in Liga Endesa (94-79). Due partite che, per chi racconta la recente mutazione blanca, rappresentano uno spartiacque “prima e dopo”.

Il punto centrale della svolta viene identificato in modo chiaro: il “Factor X” che ha permesso al Madrid di alzare il livello e di “portare il suo gioco in un’altra dimensione” è la difesa. Un elemento che, fino a quel momento, si era visto “con il contagocce” e che aveva alimentato dubbi e critiche, soprattutto per una fragilità che aveva creato problemi in EuroLeague e che non era passata inosservata nemmeno tra i dirigenti degli altri club europei, tanto che a metà stagione il Madrid non veniva inserito tra i favoriti per la Final Four nelle rilevazioni tradizionali. La chiave non è soltanto aver battuto Barça e Valencia, ma averlo fatto imponendo un’identità difensiva capace di cambiare il baricentro dell’intera squadra.

Il discorso si lega anche a un principio ricorrente nello sport: “gli attacchi vincono le partite, le difese vincono i campionati”. Applicato al Madrid, questo motto spiega perché, fino a poco fa, l’idea di poter alzare trofei a fine stagione sembrasse più complicata: un deficit difensivo rendeva i blancos vulnerabili e li esponeva a parziali “inammissibili” subiti anche dopo aver avuto il controllo delle gare. Il cambio di passo contro Barcellona e Valencia viene quindi letto come la “madre del cordero” della trasformazione: la difesa non più problema, ma soluzione, e soprattutto un’energia “vulcanica” capace di spostare la narrazione del Madrid in alto.

Dentro questa cornice entrano anche gli interpreti citati come fattori della nuova durezza: l’intensità di Garuba, Deck e Feliz, l’effetto intimidatorio di Tavares, il dominio nella gestione di Campazzo e Maledon, oltre alle fiammate realizzative di Hezonja. Ma, nel bilancio, l’elemento decisivo resta uno: la difesa, considerata la causa principale del cambiamento e il vero “pugno sul tavolo” del Madrid. Non a caso viene sottolineato come, lasciando il Barcellona a 61 punti (con i catalani indicati a 86,5 di media nella competizione), il Real abbia mostrato una faccia diversa, replicata poi contro il Valencia, tenuto a 79 punti nonostante fosse presentato come il miglior attacco della Liga Endesa (94,8) e il terzo della EuroLeague (89,8).

La responsabilità viene riportata sui giocatori e su fattori come sforzo, intensità, voglia e “garra”, perché, nella logica proposta, sono loro a fissare davvero il livello della difesa.

Milano, dunque, trova un Real in piena metamorfosi, con una parola che riassume la nuova identità: difesa. E allora qui ancora di più sarà importante alzare il ritmo, portare il Real a rincorrere. Purtroppo senza lo stopper numero uno, oltre che l’esterno di maggiore esuberanza atletica: Leandro Bolmaro.

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