Olimpia Milano-Efes domani alle 20.30: i turchi arrivano da un altro ko e con 24 ore in meno di riposo

Alessandro Maggi

Due sere dopo il colpo dell’Olimpia Milano all’OAKA, i biancorossi hanno un’occasione enorme da sfruttare

Due sere dopo il colpo dell’Olimpia Milano all’OAKA, i biancorossi hanno un’occasione enorme da sfruttare: domani alle 20.30 all’Allianz Cloud arriva un Efes reduce dalla sconfitta interna con il Paris (84-79) e, soprattutto, con 24 ore in meno di recupero rispetto ai biancorossi.

Un dettaglio che in EuroLeague, a gennaio e con rotazioni accorciate, spesso diventa sostanza. Milano lo sa: ha vinto bene ad Atene martedì, ma la settimana scorsa aveva “mal sfruttato” un’altra grande occasione contro una Virtus piena di infortuni. Stavolta l’occasione è ancora più chiara, perché l’avversario si presenta stanco e incompleto. E sostanzialmente nel pieno di una crisi che, ad inizio stagione, è già costata la panchina a Igor Kokoskov, oltre che grandi critiche al ds Ismail Senol, ex scout di Olimpia Milano.

L’Efes arriva da una partita che racconta, più del punteggio, l’ennesima crepa dei turchi: la gestione del finale. Contro il Paris è stato equilibrio dall’inizio alla fine, con piccoli scarti (Efes +2 al 10’, Paris +1 all’intervallo, Paris +1 al 30’), poi negli ultimi due minuti la squadra di Pablo Laso si è fermata, segnando solo due punti nel momento decisivo. A chiudere i conti ci ha pensato Nadir Hifi, 27 punti, con la tripla a 39 secondi dalla sirena per il +5. I turchi hanno avuto segnali incoraggianti dal nuovo arrivato Saben Lee (17), da Ercan Osmani (15) e da Jordan Loyd (12), ma non abbastanza per interrompere la striscia negativa: record a 6-14, montagna ripidissima se l’obiettivo resta il play-in.

E qui entra il tema che interessa direttamente Milano: l’infermeria. Per l’Efes, anche contro i parigini non hanno giocato Vincent Poirier e Georgios Papagiannis (ginocchio), Shane Larkin (inguine) e Burak Can Yıldızlı (polso). Nel gruppo, pur con terapie in corso, erano invece presenti Isaia Cordinier (ginocchio), lo stesso Jordan Loyd (schiena) e Nick Weiler-Babb (mano). In pratica, Laso sta navigando tra assenze pesanti e condizioni non ideali, con l’obbligo di gestire minuti e contatti, e ora deve farlo anche in trasferta, con un giorno in meno per recuperare energie e preparazione.

Il commento di Laso dopo Paris è un avviso che Milano non può ignorare: “I nostri errori ci uccidono… eravamo avanti, poi abbiamo smesso di attaccare… abbiamo preso due triple di fila, perso palloni e non abbiamo chiuso la partita”. Traduzione per l’Olimpia: aspettarsi un Efes ferito, nervoso, che proverà a cambiare l’inerzia con fisicità e orgoglio, ma anche una squadra che tende a scomporsi quando la partita entra nella zona calda.

Per Poeta e i suoi, l’occasione passa da lì: imporre ritmo e solidità, far pesare la maggiore freschezza (sempre che Ellis e Shields, se non Bolmaro, tornino a disposizione), colpire nei momenti in cui l’Efes ha appena mostrato di spegnersi. Perché, dopo Atene e dopo la chance buttata con la Virtus, Milano non può permettersi di lasciare sul tavolo un altro vantaggio così evidente.

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