Fenerbahce, un colosso difensivo. Servirà un’Olimpia Milano molto smart

Alessandro Maggi

L’Olimpia chiude stasera alle 20.30 (Sky Sport) la striscia di quattro gare casalinghe ospitando i campioni d’Europa del Fenerbahce

Olimpia Milano Fenerbahce

L’Olimpia chiude stasera alle 20.30 (Sky Sport) la striscia di quattro gare casalinghe ospitando i campioni d’Europa del Fenerbahce all’Allianz Cloud, nel clima “da Lido” acceso dallo scalpo Real Madrid. L’obiettivo dichiarato è completare un percorso netto dopo i successi su Panathinaikos, Bologna e Real, ma la cornice impone anche un conto energetico: terza partita in cinque giorni, con un’altra già in calendario sabato a Desio contro Cantù, e con stanchezza fisica e mentale destinata a pesare nei dettagli. Il morale, però, è alto e Poeta ha sottolineato la spinta del lavoro quotidiano: «I fisio e i preparatori stanno facendo un lavoro incredibile».

Il confronto, rispetto al Real, cambia pelle: il Fener è più “duro”, più difensivo, più strutturato. Con Hall e Melli indicati come riferimenti assoluti nel loro ruolo, i turchi sono la miglior difesa della competizione: concedono 79.5 punti a partita (4.8 meno di Milano), sporcano le percentuali avversarie (49.4% da due, miglior dato; 33.2% da tre, quarta assoluta) e limitano la produzione collettiva, riducendo anche il numero di assist concessi. In attacco, invece, il Fener segna 4.8 punti in meno dell’Olimpia ed è il diciottesimo su 20, ma ha già dimostrato di poter vincere anche “a punteggio basso”: sei vittorie di fila prima del ko interno di martedì col Panathinaikos e quattro successi arrivando a 81 o meno punti, caso unico in EuroLeague.

Per Milano la chiave resta la stessa che ha acceso la serie positiva: la palla che viaggia e il tiro pesante che entra, con quel 51.7% da tre replicato sia contro il Panathinaikos sia contro il Real, e con un dato che pesa come un semaforo rosso: sopra 85 punti l’Olimpia è 8-1, sotto è 1-6. Il problema è che il Fener ha già vinto più volte restando sotto quella soglia, proprio grazie alla sua durezza difensiva e alla capacità di soffocare i tiratori, mentre l’Olimpia oggi è seconda da tre con il 39.5%.

Dentro questa partita c’è anche un tema di letture e cambi di marcia. Se il Real è stato “monodimensionale” e a basso ritmo, contro il Fener servirà alternare corsa e controllo: correre con Ellis e Brooks, camminare con Brown e Guduric, attaccando con efficacia sia in transizione sia a difesa schierata. Poeta lo ha messo in chiaro anche alla vigilia: «Per noi la capacità di attaccare la loro difesa con un buon ritmo sarà fondamentale». Sul piano individuale Milano arriva con gerarchie più definite, con Brooks prima opzione offensiva (17.9 punti nelle ultime sette, 65% da due e 52% da tre), Shields nel ruolo di jolly anche difensivo, LeDay come passepartout tra i lunghi e Nebo più di Booker come uomo “sopra il ferro”.

Dall’altra parte, il Fener ha cambiato volto rispetto al titolo: ha perso l’MVP delle Final Four Nigel Hayes-Davis (NBA, Phoenix), Marko Guduric, oltre a Dyshawn Pierre ed Errick McCollum, ma ha investito su due profili ex NBA come Talen Horton-Tucker (305 gare in sei stagioni, 9.2 punti di media in carriera) e Brandon Boston. Con Wilbekin indisponibile, Jasikevicius ruota soprattutto tra Hall (quasi 26’ con 10.6 punti, 3.7 rimbalzi e 3.0 assist, 58.7% da due e 91.7% ai liberi), Wade Baldwin IV (14.3 punti e 5.5 assist, primo realizzatore pur partendo dalla panchina) e lo stesso Horton-Tucker (11.6 punti e 3.5 rimbalzi in 22.5’), supportati da Zagars e da Boston (fin qui impiego ridotto). Sugli esterni c’è anche Biberovic, con Colson arma d’esperienza e tiro da tre (9.2 punti col 45.7%); con i centri Birch e Bacot e con la presenza del veterano Mahmutoglu. Una “prova di turco”, insomma, in cui il sorpasso in classifica e l’ingresso tra le prime sei passano dalla capacità di Milano di trovare canestri anche quando il Fener prova a trasformare ogni possesso in una lotta.

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