Dan Peterson: Ho perso un figlio. Una gioia allenare Marco Bonamico

Alessandro Maggi

Dan Peterson racconta Marco Bonamico su La Gazzetta dello Sport. Ecco alcuni passaggi

Dan Peterson

Dan Peterson racconta Marco Bonamico su La Gazzetta dello Sport. Ecco alcuni passaggi.

SUL RAPPORTO

«Spiegare quanto ho amato Marco Bonamico è un debito che non potrei mai saldare. Ho parlato al telefono con Renato Villalta, mi ha detto di aver perso un fratello. Per me è come aver perso un figlio… In cinquant’anni di interviste e articoli questo è il momento più difficile.»

SUGLI ESORDI

«Un marine. Non aveva paura di niente e nessuno, ogni partita per lui era come lo sbarco a Iwo Jima. Vi garantisco che un allenatore ne incontra pochi di giocatori così. Lo conobbi nel 1973. Vittorio Ferracini aveva lasciato Bologna per tornare a Milano dal prestito e decidemmo di inserire in squadra questo ragazzone. Aveva solo 16 anni. L’inizio di una carriera da numero uno…»

SU OLIMPIA MILANO

«Non vincemmo lo scudetto ma alla fine di quella stagione Marco andò a vincere l’argento olimpico a Mosca con la Nazionale. È stata una gioia allenarlo, ogni trasferta, ogni allenamento, ogni giorno con lui è un ricordo super. Era un uomo spogliatoio, parlava un inglese fluente e questo lo aiutava nella comunicazione con gli stranieri. Dopo una sconfitta con Brescia in cui Marco giocò male, si prese le colpe e riuscì a sdrammatizzare, aiutandoci a superare quel momento di piccola crisi. Aveva carattere, era un leader. Un lungo moderno, piedi e cervello rapidi, un atleta pazzesco. Allenarlo è stata una soddisfazione.»

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