
Olimpia Milano post Virtus, e tre. Che disastro. Create le basi a Bologna, il piccolo vantaggio del fattore campo da consolidare, i biancorossi si ritrovano ad una sconfitta dalla fine della stagione. E nella migliore delle ipotesi, con una finale da giocarsi in gara secca alla Segafredo Arena.
Ettore Messina si toglie le chiavi della serie dalla tasca e le consegna a Dusko Ivanovic, al termine di 40’ di rara inadeguatezza mentale, prima che tattica o fisica. Il coach bianconero la vince con le stesse armi, p&r centrale e maggiore presenza sotto i tabelloni, aumentando solamente la pressione lungo il perimetro rispetto alle prime due gare.
L’Olimpia Milano è invece sempre la stessa cosa. Una squadra che per avere un’occasione deve correre, che i possessi siano tanti o pochi. Controllando le plance ha preso il sopravvento con Trento e dominato gara-2 a Bologna, altrimenti con il gioco a centrocampo diventa prevedibile, inadeguata.
Inutile oggi soffermarsi su analisi più profonde con una serie ancora in corso. Per il processo alla stagione ci sarà tempo, e il netto successo di lunedì sera rende ogni valutazioni tattica momentanea e fuggente.
Che in questi anni Ettore Messina non sia mai riuscito a costruire una squadra davvero solida mentalmente per 10 mesi di basket è sotto gli occhi di tutti, così come la costante discontinuità non solo nella stagione, quanto giorno dopo giorno.
Che poi questa non sia più da tempo la squadra che aveva provato a sovvertire l’ennesimo fallimento europeo con un periodo invernale positivo, è sotto gli occhi di tutti. Cosa fare ora?
Rispondere spalle al muro. Quello che non è successo in EuroLeague, anche contro la Virtus Bologna stessa. Rispettare l’avversario, guardarsi in faccia come dopo gara-1 con Trento di un anno fa. La Virtus è stata padrona, mentalmente, di questa serie dal via.
La sua volontà ha fatto tremare Milano in gara-1, la sua mancanza di presenza ha deciso la seconda sfida, la sua aggressività e compattezza ha trasformato gara-3 in un sostanziale dominio, rintuzzando ogni riavvicinamento biancorosso.
La ricetta è sempre la stessa. Presenza a rimbalzo, pressione sugli esterni, continuità sui 40’ visto che comunque l’Olimpia Milano ha maggiori risorse. Poi, per l’ennesima volta, ci si interrogherà sul fatto che ogni protagonista, dal primo all’ultimo a parte Armoni Brooks, sia andando peggiorando con il passare dei mesi. Ma non è ancora il momento.

Il basket alla fine è un gioco semplice. Per costruire una squadra servono innanzitutto un playmaker e un centro. A noi mancano entrambi. Il primo per il fallimento della scommessa Dimitrievic, l’altro per la sfortuna che si è abbattuta su Nebo. Questo porta a improvvisare in attacco e soffrire in difesa. L’unica arma a quel punto è il tiro da tre. Quando entra si vola, quando esce ci si smarrisce. Detto ciò, con due liberi segnati in gara 1 ora staremmo festeggiando il passaggio in finale… Quindi io continuo a sognare lo scudettino che sarà pure consolazione e frutto del budget, ma che preferisco sempre avere in bacheca. Quindi forza Olimpia. Si è già vinto a Bologna, si può rifare.
“Per il processo alla stagione ci sarà tempo….”
Ma per favore!!!….
Chi lo farà il processo? I social? La stampa? I giornalisti improvvisati che bazzicano i siti pieni di rimedi per la prostatite?
Davvero pensiamo che i due aristocratici signori in prima fila siano sensibili a “processi”?
Li faranno i tifosi del forum, anestetizzati dalle love cam e dallo speaker da giostre in fiera?
A Madrid avrebbero sventolano i panni bianchi già da anni: lo sa bene EM, che anni fa si diede a gambe levate per evitarli!
quando hai un budget elevato trovi sostituti all’altezza per dimi e nebo…….invece mannion e gillespie, mannion e’ veloce, gli imponi di attaccare taylor e penetrare.
Parafrasando un film, direi “L’attimo Sfuggente”…..lo stiamo rincorrendo da tempo quell’attimo, ma ci scappa sempre, in realtà siamo noi che lo spingiamo allontanandolo, dico questo perché le analisi tecniche sono esaurite, non mi rimane che filosofeggiare…..
Se ogni anno rifai la squadra diventa difficile dare continuità al gioco (quando c’è) e creare un gruppo cui attaccarsi nei momenti difficili. Mi pare un concetto semplice, lapalissiano, che qualcuno in Società continua a non capire.
Si resta sempre inadeguati, se non si creano entusiasmo, coinvolgimento e gerarchie.
la sensazione è che questi ragazzi soffrano la pressione…ogni volta che c’è un appuntamento importante si sciolgono. Bastava guardare le facce del pre-partita.