Obradović vs Messina: il duello eterno della pallacanestro europea

redazionale 5

Il 31° atto del leggendario confronto tra Željko Obradović ed Ettore Messina va in scena questa sera, quando Partizan e Olimpia Milano si affronteranno in un match cruciale

Il 31° atto del leggendario confronto tra Željko Obradović ed Ettore Messina va in scena questa sera, quando Partizan e Olimpia Milano si affronteranno in un match cruciale di EuroLeague (ore 20:30). Entrambi i tecnici, i più vincenti nella storia del torneo, guidano squadre in difficoltà, rendendo questa sfida ancora più importante. Partizan cerca di interrompere una striscia di cinque sconfitte, mentre Milano vuole riscattare la sconfitta contro Alba Berlino.

Obradović, con 9 titoli europei, e Messina, con 4, rappresentano due istituzioni in EuroLeague. Il loro storico confronto iniziò nel 1992 nei quarti di finale della Coppa dei Campioni, quando il giovane Obradović con il Partizan sconfisse il Kinder Bologna di Messina. Da allora, i due si sono affrontati 30 volte tra EuroLeague, competizioni nazionali e sfide internazionali, con Obradović in vantaggio 16-14.

Tra le battaglie più memorabili, il successo di Obradović nel 2002, quando il suo Panathinaikos superò il Virtus Bologna di Messina in finale, rimontando 14 punti di svantaggio in casa del favorito Virtus.

Questa sera, entrambi i coach cercano non solo una vittoria, ma una svolta per le rispettive stagioni. Per Partizan, sarà fondamentale fermare ex giocatori chiave come Zach LeDay e Nikola Mirotić, ora pilastri dell’Olimpia. Un altro capitolo si aggiungerà alla rivalità che ha segnato la storia della pallacanestro europea.

5 thoughts on “Obradović vs Messina: il duello eterno della pallacanestro europea

  1. Detto con rispetto per le brillanti carriere e il contributo offerto al basket in decenni di insegnamento e coaching, penso sia il momento per una buona parte di questa “vecchia guardie” di pensare a nuovi ruoli nel settore per lasciare spazio alle nuove generazioni di HC, ormai pronte a prendere il comando sia in Europa che in NBA (cosa che in America stiamo già’ vedendo). Federazioni, Ambassadors del gioco, nuovi mercati, clinics, insegnamento alle nuove leve U15, marketing roles vari…Gi spazi da rivestire ce ne sono eccome per chi non vuol andare in pensione.

    Eccetto il General Management che a mio avviso ha bisogno di una personalità’ diversa, non quella di un ex coach ma quella di un business man analitico con doti di finanze, organizzative e marketing di club, che normalmente un head coach non ha sviluppato nel suo ruolo precedente.

    Popovitch che soffre un infarto e viene ricoverato all’ospedale prima di una partita intristisce come immagine, tanto quanto quella di un Kobe dal corpo distrutto che si trascina in campo per arrivare a fine stagione (cosa per altro da lui fatta in modo leggendario sia ben chiaro).

    E’ difficile per questi uomini tenere il contatto con nuove generazioni di giocatori che sono cresciuti in contesti sociali, sportivi e tecnologici distanti anni luce dai loro….e il gioco stesso sta cambiando a ritmi sempre piu’ veloci, inclusi i modi in cui insegnarlo e disporlo sul campo.

    So che quest’idea si scontra con molti che hanno uno spirito piu’ “romantico” del mio, ma vedo in NBA una marea di vecchi head coaches sul procinto di lasciare…e forse e’ il caso che anche le “leggende europee” ci facciano un pensierino quando il distacco diventa cosi’ evidente.

  2. Mc Cormack purtroppo non c’entra niente con il basket professionistico. Ma chi lo ha scelto ha visto qualche filmato?

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