
«Milano da +27 al ko Messina si scusa: “Noi una barzelletta”» titola la Gazzetta dello Sport a pagina 44. Sottotitolo: «Terzo ko in 4 gare, lo Zalgiris sbanca il Forum Il coach: “Siamo stati una cosa orribile”».
Così Giulia Arturi: «Una partita folle, che Milano butta via e perde 82-85, dopo essere stata in vantaggio di 27 punti a poco meno di quattro minuti dalla fine del terzo quarto: un clamoroso suicidio sportivo. E lo Zalgiris se la prende con merito.
L’Olimpia domina tre quarti, mostrandosi finalmente quella che vorrebbe essere, e poi smette completamente di giocare. Un errore imperdonabile, in particolare contro lo Zalgiris, che non aspettava altro.
Coach Trinchieri, quando sembra ormai finita, chiede ai suoi una pressione forsennata a tutto campo che frutta palloni, fiducia ed erode tutte le certezze che Milano si era costruita nel primo tempo. Dopo i primi due punti dell’ultimo quarto, l’EA7 affonda sotto un parziale di 37- 14, senza riuscire ad abbozzare una reazione o qualche minuto di continuità».

Caro mio Ettore, ci sei dentro fino al collo anche tu e non da ieri sera, da anni.
Messina non si è scusato, ha usato il plurale buttando in altra volta la colpa sui giocatori non ammettendo alcuna responsabilità sulla costruzione e (soprattutto ieri) sulla gestione della squadra.
Non gli ho mai sentito dire la colpa e’ la mia e probabilmente non lo sentirò mai
È successo solo una volta in 6 anni (mi pare due anni fa dopo una batosta interna contro l’Efes) quando disse che voleva dimettersi ma erano finte perché sapeva che la società le avrebbe respinte. Altrimenti con il cavolo si sarebbe dimesso.
Una barzelletta? Si, per gli avversari. Per noi tifosi, purtroppo, una tragedia e non da ieri sera.
È solo l’ultima, di una lunghissima serie di brutte figure europee, iniziate da quando, Sergio Rodriguez, ha deciso di far ritorno nella madre patria. Dopodiché, siamo rimasti nelle mani, di un personaggio ( un’icona del passato con pieni poteri ) che, per il suo modo di essere, il suo modo di fare, il suo modo di gestire il roster, ( che lui stesso crea ) per la sua gestione delle gare, rappresenta un ‘enorme zavorra, una gigantesca palla al piede. Ma, il fatto più triste, è che solo il diretto interessato è in grado di decidere se, e quando, liberarci da questo peso.