Vincenzo Di Schiavi: Le altre possono vincere. L’Olimpia deve vincere

Vincenzo Di Schiavi ha firmato nella giornata di ieri l’editoriale Gazzetta dello Sport dal titolo: «Milano riparte in stile playoff»

Vincenzo Di Schiavi ha firmato nella giornata di ieri l’editoriale Gazzetta dello Sport dal titolo: «Milano riparte in stile playoff. Ora deve reggere tanta pressione». Ecco alcuni passaggi.

«Vista con gli occhi di Ettore Messina, meglio una scoppola subito se poi ti fa rinsavire in fretta. Dopo il passaggio a vuoto di gara-1, Milano impatta la serie contro Trento entrando, solo ora, nei playoff con la testa giusta, ovvero quella di chi sa che non può fallire. Perché il postulato non cambia: le altre, Virtus compresa, possono vincere, l’Olimpia “deve” ed è un dettaglio che può fare tutta la differenza del mondo. D’altro canto, la galassia dorata di Giorgio Armarli offre comfort e privilegi tecnici ed economici inarrivabili nel villaggio del nostro basket, ma pure pressioni e aspettative a cui non si può derogare».

«Certo, a bocce ferme, comunque vada, scudetto o meno, più di un ragionamento dovrà essere fatto sulla costruzione di un collettivo che necessita di scelte chiare e ambiziose in ruoli chiave, e non solo, per riconquistare quella centralità a livello europeo, imprescindibile per un club come l’Olimpia».

13 thoughts on “Vincenzo Di Schiavi: Le altre possono vincere. L’Olimpia deve vincere

  1. IMa come si fa a dire “l’Olimpia deve vincere” senza un vero play e senza un vero centro

  2. A parte che secondo me la squadra più orientata alla vittoria secondo la tradizione, la proprietà e il management attuali è la Virtus BO, questa non è l’Olimpia, è l’Armani marketing oriented, perché al novantenne Giorgio Armani di vincere importa poco. A lui garba lo show all’americana del Forum pieno, la kiss cam, corpi sudati in campo. La prova è che lui e Belli Capelli hanno confermato Messina fino al 2026 a prescindere dai risultati sportivi.

    Ma anche quest’Armani dovrebbe dover vincere, se non altro per il primo budget in Italia per distacco.

    La realtà è che se Giorgio Armani avesse basato la sua carriera nella moda delegando agli Ettore Messina bolliti del settore, ora il Brand Giorgio Armani sarebbe fallito o in mani cinesi o francesi.

    Ettore Messina si sta approfittando del novantenne Giorgio Armani (captatio benevolentiae), che del tutto lucido non deve essere per questioni anagrafiche, in modo vergognoso, e dopo due anni disastrosi a fronte del budget a disposizione e del doppio ruolo inconsueto che fa di lui un piccolo dittatore locale, Ettore, a fronte degli scarsi per non dire nulli risultati ottenuti, dovrebbe avere la decenza di dare le dimissioni da tutti i ruoli in Armani a fine stagione.

    L’Olimpia è un altra cosa. Attualmente è tenuta in ostaggio da una proprietà che si gode lo spettacolo delegando le decisioni a chi meglio la manipola, vale a dire Ettore Messina.

  3. Sinceramente io non nominerei il nome di Armani così a caso, ha salvato la società che stava finendo miseramente, le ha dato una dignità ed un budget all’altezza della sua storia, al netto di errori che ogni umano può commettere, compresa la fiducia totale all’attuale amatissimo e stimatissimo coach. Vuole pubblicità ? Eh certo, sta nel concetto stesso di sponsor ma il suo nome porta anche lustro alla società, oltre ai soldi.

    1. Non nominare il nome di Armani invano, siamo alla deificazione del dominus della grande maison, tutte cose già scritte sapute dette, dopodiché cosa aspettiamo a fare una grande squadra di basket?

      1. Aspettiamo un dirigente capace. Poi se tu come proprietario preferivi Corbelli o l’italoamericano, va bene.

    2. il lustro alla società lo vedi solo tu, noi puristi cresciuti con i campioni veri del periodo di Gianmario Gabetti non possiamo che storcere il naso dinanzi a questa proprietà.

    3. Sarò sempre grato a GA per aver salvato l’Olimpia nel 2008, ma sono passati 16 anni, e col miglior budget nazionale in questi 16 anni GA ha vinto la miseria di 5 scudetti e qualche coppetta locale di nessuna importanza, rifondando il roster quasi sempre ogni anno e cambiando un tot di coach, prima affidandosi a Proli e poi a Messina. Il risultato non è cambiato.

      Dopo 5, 10, 15 anni di osanna e ringraziamenti a Giorgio Armani, penso che si possa essere urbanamente critici rispetto ad una proprietà che non ha ottunuto risultati sportivi decenti rispetto al budget impiegato e rispetto al blasone societario. Stiamo parlando dell’Olimpia Milano, non di un sottobrand Armani che basa il suo successo sul marketing aziendale e sullo show al Forum, e che caspita.

    4. Non penso che nessuno sia qui offensivo nei riguardi di Armani e della sua decisione di investimento fatta ai tempi che furono. Ma proprietà e sponsor non sono la stessa cosa. In genere infatti sono scisse, esiste una proprietà per la gestione del club e poi esistono gli sponsor che si aggregano per il co-marketing e L”attivazione della fan base” in arena e sui media. Con Armani hai un doppio ruolo (proprietà + sponsor), che spesso non e’ gran cosa in quanto difficile essere bravi a fare tutti e due, sono capabilities e orientamenti diversi. Armani a mio avviso e’ un OTTIMO sponsor ma una PESSIMA proprietà per questo club. . E avendolo capito, ha deciso di tenersi fuori da tutte quelle paturnie che una proprietà engaged deve smazzarsi. Il che lascia quel buco che tutti voi vedete e quelle mancanze di leadership decisionale che qui su ROM alcuni dibattono. Tutto qui.

  4. ReGiorgio ci ha salvati ma poi non sempre ha azzeccato la scelta dei dirigenti. Paragonare l’ Olimpia del, chesso’, 2010 a quella delle ultime tre stagioni è impossibile, per importanza fel budget impiegato.
    Quindi grazie a GA. Poi se riesce ad assumere qualche dirigente sportivo capace, potremmo tentare di fare un salto di qualità.

    Concordo con qualcuno che ha scritto più sopra nel dire che per come son state fatte le squadre ed i risultati sin qui ottenuti, non è certo Milano la favorita.

    Non passare con Trento sarebbe uno smacco, l’ ultima figura di emme della stagione. Poi, sul sul seguito (Brescia) si vedrà

  5. La dignità che Armani avrebbe dato all’Olimpia io non la vedo – dico al commento più sopra.
    Non la vedo per niente.

    Il caso Valentine è dignitoso?
    Il caso Pangos?
    La sparizione dall’Europa?
    Lo spreco dei nostri campioni?
    Non cercare di vincere per salvare la differenza canestri è dignitoso?
    Perdere con Trento ai PO?
    I tifosi “schifosi” per cui nessuno si è ancora scusato è dignitoso?
    Il caso Napier?
    Ignorare Bortolani, Kamagate e Caruso è dignitoso?
    Le divise sbiadite?
    L’annunciatore da lido riminese?
    Pianigiani?

    No, se Armani ha dato dignità all’Olimpia come credi, io non lo vedo proprio.

  6. @Palmasco, in quel senso la distinzione fra “sponsor” e “proprietà'” che facevo sopra. Armani ottimo candidato a sponsor, ma mediocre-pessima idea x proprietà’. Sono stati sbagliati i metri e gli equilibri, e si assunto piu’ di quello che sapeva e poteva fare, e mai pigliando le redini in mano, cosa che una proprietà’ seriamente investita avrebbe fatto per dare un forte “imprint” direzionale per portare il club in alto. Dall’altro canto, Armani ha speso molto di piu’ di quello che uno sponsor mediamente spenderebbe, forse 3-4 volte tanto per le cifre europee. Ora, quell’ “inflazione” della sponsorizzazione ha NOTVEOLI vantaggi fiscali che sono sfruttabili dalla parte “Armani Group” quindi non e’ stata beneficienza, ma business calcolato (la sponsorizzazione e’ un costo deducibile fiscalmente, e maggiore il valore piu’ alta e’ la deducibilità’ e i vantaggi). Ma il punto di fondo a mio avviso rimane: 1. errore a assumersi una struttura che non voleva ne’ sapeva gestire, 2. errori nel scegliere le persone che avrebbero dovuta gestirla per lui (errori plurimi perché’ ripetuti nel corso del tempo), 3. errore a virtualmente farsi da parte nelle decisioni importanti quando la baracca vacillava (ultimi due anni), indice del “lavarsene la mani”. In quel senso: pessima gestione/proprieta’, buono sponsor. PS. Gli sponsor vanno e vengono, il problema e’ che la proprietà’ e’ piu’ difficile e complicata da transare con successo.

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