Gigi Datome ha rilasciato una bellissima e lunghissima intervista sul QS. Ecco tre sue dichiarazioni.
SUI PLAYOFF
«Non possiamo dimenticarci che in Supercoppa e Coppa Italia non siamo stati capaci di farci trovare pronti. In campionato il percorso è stato buono, siamo stati solidi. Sappiamo bene, però, quanto i playoff siano un altro discorso. Dobbiamo diventare più bravi a gestire gli alti e bassi. Gli alti dovranno essere maggiori, ma soprattutto durare di più».
SULLA STAGIONE
«Più che gli infortuni semplicemente come problema fisico limitante, il problema maggiore è che non ci hanno mai permesso di trovare un assetto continuo. Paradossalmente ci fossero stati solo due giocatori assenti per tanti mesi sarebbe stato più facile trovare l’equilibrio, invece ogni settimana avevamo una squadra diversa».
SUL CONCETTO DI FALLIMENTO
«Troppo spesso si fraintende la parola. Il fallimento delle aziende vuol dire la morte di esse, nello sport è diverso, è una delusione per non aver raggiunto i risultati. Fallimento non è la parola giusta. Noi siamo giudicati dai risultati, non possiamo cancellarlo. Un conto è dire ho fallito, un altro è essere un fallito. Una sottigliezza di parole che, però, fa tutta la differenza del mondo. Il messaggio è che la sconfitta fa parte del nostro lavoro, non va demonizzata. Se vinci devi confermarti, se perdi vuoi rifarti, la delusione sarà il tuo carburante per ritrovare la vittoria».

Rispetto Datome. Apprezzo le sue parole. Mi fa un po’ arrabbiare, però, quando lo sento parlare di partecipazione al mondiale, dopo aver “riposato” tutta la stagione. Sicuramente non è stato fortunato, ma di fatto la sua stagione è iniziata a fine marzo. Da non rinnovare oltre, secondo me, anche se dovesse fare un buon playoff (ma non ci spero).
Datome è un professionista e non è mai stato attaccato alla nostra maglia e l’ha dimostrato con alcune scelte discutibili: A) ha preferito passare l’estate 2022 con la nazionale piuttosto che riposarsi in vista della stagione 2022/2023 pur sapendo che ormai il suo fisico è logoro e martoriato da mille battaglie e si sono visti i risultati in una stagione che ha passato prevalentemente in infermeria per mille motivi diversi; B) prima del rinnovo della scorsa estate ha fatto alcune dichiarazioni che poteva risparmiarsi; C) dopo essersi riposato per un intera stagione (pagato) il suo unico pensiero sono i mondiali con la nazionale.
Speriamo che a fine anno non ci siano sorprese e che nell’ultima partita (sperando sia scudetto) gli si concede l’ultimo tributo e poi si arrivi al congedo.
Mai banale il buon Gigi.
Sulla questione fallimento, che in questi giorni è al centro di tanti discorsi, alla fine ci si riduce all’analisi di un vocabolo ritenendolo più o meno corretto nel definire i risultati ottenuti in stagione; nel caso dell’Olimpia, ad inizio stagione l’obiettivo possiamo dire dichiarato dallo stesso coach era il raggiungimento delle final4 di EL, tale obbiettivo non è stato raggiunto al termine di un percorso (la rs) faticosissimo e quindi ci sta tranquillamente affermare che l’annata di Eurolega sia stata piuttosto fallimentare dato che appunto trattasi di clamoroso insuccesso rispetto a quanto si pensava lo scorso settembre.
Detto questo, ovvio che non sia un fallimento definitivo, perchè dal prossimo settembre vi sarà un’altra possibilità di raggiungere l’obiettivo, e così via negli anni successivi, e per raggiungere tale obiettivo anche una stagione negativa può essere utile al fine di comprendere gli errori da non commettere, insomma può essere stata fallita una singola stagione ma non di certo l’intero progetto.
Sugli infortuni mi sono già espresso, il discorso poi si riduce sempre all’accusa di voler trovare presunti alibi quindi evito di esprimermi nuovamente.