Olimpia Milano-Virtus, il precedente del ’97 | Franco Marcelletti: Che bello quel Forum strapieno

«Era una questione di cuore. La realizzazione di un sogno». Franco Marcelletti, nel 1997, guidava l’Olimpia Milano al successo sulla Virtus Bologna

«Era una questione di cuore. La realizzazione di un sogno». Franco Marcelletti, nel 1997, guidava l’Olimpia Milano al successo sulla Virtus Bologna in un playoff di EuroLeague. Sono passati 25 anni, e con il coach casertano ROM torna su quelle epiche gesta biancorosse.

Franco Marcelletti, l’ultimo vincitore

Franco Marcelletti, nell’immaginario collettivo del basket italiano, è il coach dello scudetto casertano. In realtà, è molto di più. Siamo nell’estate 1996, l’Olimpia Milano è campione d’Italia, ma coach Tanjevic, Bodiroga e Blackman lasciano l’Italia: «Ero molto richiesto – ricorda il coach casertano – Verona voleva tenermi, ma c’erano anche Scavolini e Roma».

Marcelletti, però, sceglie Milano: «Da piccolo ero un grande tifoso del Simmenthal. Poi, un grande avversario. Fu una questione di cuore, un sogno da realizzare. Onore e grande responsabilità, perchè ereditavo una squadra campione d’Italia che aveva perduto dei giocatori importanti».

La squadra è opera sua: «Ai tempi molto passava per gli allenatori, e io sin dal 1986 assistevo alle Summer League e giravo per i campionati europei. Warren Kidd, per intenderci, lo avevo ammirato alle Final Four di Copa del Rey in Spagna. E poi, con l’introduzione della legge Bosman, non fu semplice neanche trattenere Gregor Fucka. Iniziavano ad affermarsi gli agenti».

La stagione inizia con qualche difficoltà, ma vivrà dei momenti esaltanti, con il primato in EuroLeague: «Era una bella squadra. Tutto girò con l’infortunio di Nando Gentile, nella gara di ritorno con l’Olympiacos. Eravamo primi in Europa e secondi in campionato. Fucka giocò la miglior stagione in carriera, Portaluppi si rivelò importantissimo, adattandosi anche al ruolo di play. Elementi come lui non esistono più, oggi non c’è la pazienza per coltivarli».

E arriva la serie playoff con la Virtus: «Respirai l’aria di quella rivalità in un Forum strapieno in ogni ordine di posto. Fu una grande emozione e un bel ricordo. Vincemmo una gara-3 tiratissima. La giocata decisiva fu la foto di quella squadra: errore al tiro di Bowie, rimbalzo di Warren Kidd, che invece che tentare la giocata personale riapre per Portaluppi».

Game, set and match, prima del successivo ko con Lubiana: «Perdemmo anche Bowie ma arrivammo a gara-3. Milicic fu semplicemente immarcabile».

A Marcelletti Milano resterà nel cuore: «Pubblico competente, che ho saputo apprezzare solo vivendolo direttamente».

E ora, Olimpia e Virtus, nuovamente di fronte: «Una sfida importante, avere due squadre in EuroLeague è molto positivo. Saranno due punti importantissimi per la classifica, per entrambe: l’Olimpia sta metabolizzando la perdita di Shields e l’inserimento di Mitrou-Long, ma sono queste le gare da far vedere ai giovani, non la NBA, che è diseducativa. Lì non si difende fino ai playoff, qua invece ogni gara conta moltissimo».

E gli italiani saranno protagonisti: «Nicolò Melli l’ho lanciato a 17 anni e mezzo a Reggio Emilia. E’ un giocatore intelligentissimo, che ragiona di squadra, un difensore super che regge i cambi sulle guardie. E ha cuore. E poi c’è Alessandro Pajola, un ragazzo che ha dimostrato che si può essere protagonisti anche senza prendersi 30 tiri a partita».

Marcelletti, sarà spettatore appassionato: «Da 3 anni non alleno più. Ma seguo sempre, ovviamente».

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