Partizan-Olimpia Milano, 5 domande 5 | Uomo chiave? Brandon Davies

Alessandro Maggi

Domani sera è tempo di Partizan-Olimpia Milano. Prima di staccare la spina e pensare alle nostre famiglie, è tempo di 5 domande 5

Domani sera è tempo di Partizan-Olimpia Milano. Prima di staccare la spina e pensare alle nostre famiglie, è tempo di 5 domande 5.

Partizan-Olimpia Milano è soprattutto Obradovic-Messina. E’ sempre la sfida più affascinante tra i coach europei?

«Indubbiamente sì. Anche se ai tempi, quando Obradovic vinceva tre finali di EuroLeague, al suo fianco c’era anche Dimitris Itoudis. Quindi era Obradovic+Itoudis contro Messina. Il serbo ha vinto di più, l’italiano ha segnato la storia del movimento qui da noi. Diciamo che chiunque scegli, cadi sempre in piedi. Poi insomma, in confidenza, detto sotto voce, che resti tra noi, se i successori sono lo stesso greco e Jasikevicius, possiamo tenerci i maestri per i prossimi 20 anni. Una volta c’erano dei fenomeni un po’ isterici, oggi al momento vede solo tanta isteria e tanto ego. A parte Trinchieri, ovviamente. Che resta l’unico in grado di ereditare quella scuola, a mio personalissimo avviso».

Come possiamo giudicare questo primo abbondante anno di Obradovic a Belgrado?

«Se si giudicano solo i risultati, è stato ripescato in EuroLeague grazie all’esclusione delle russe e ha perso l’Aba Liga prima di ritirarsi dal campionato serbo. Un disastro. Ma, insomma, l’EuroCup era un terno al lotto, e il campionato ex jugoslavo era comunque al meglio delle tre gare. Alla fine gli allenatori fanno la differenza grazie soprattutto ai budget a disposizione a questi livelli. A posteriori, al fianco di Punter, LeDay e Papapetrou si è fatto pochino, le squadre sono quelle che sono».

Giusto, Punter e LeDay. Sono un rimpianto per i tifosi di Olimpia Milano?

«Dividerei le situazioni. Kevin Punter, dopo una grande stagione, ha posto delle altissime condizioni a Milano per restare. Non giudico, osservo, era suo diritto. Messina ha detto “no”, o quanto meno non ha offerto quanto Punter si attendeva, e ha puntato su Shields. Shields è stato l’mvp delle Finali scudetto. Vinte. Punto. LeDay invece è stato sacrificato sull’altare di Melli e Mitoglou. Il greco è stato trovato positivo, casualmente, ad un controllo greco su farmaci consigliatigli da un medico greco, secondo la difesa. E Milano ha dovuto fare di necessità virtù con Bentil. Si è vinto, ma avrei preferito farlo con LeDay». 

Arriviamo alla partita, non un grande momento per entrambe. Come affrontare il match?

«Parola d’ordine presenza. Sia Messina, che Obradovic, cercheranno il quintetto vincente per fare male all’avversario, e probabilmente il serbo punterà a pressare il portatore di palla per costringere Milano, come come con l’Alba, a collassare verso il centro o improvvisare tanto a fine possesso dall’arco. Non deve succedere. L’Olimpia potrebbe, con il passare delle settimane, sentire sempre di più anche il peso dell’inseguimento a inizio gara. Le percentuali possono cambiare durante una gara, non la presenza a rimbalzo e nella lettura dei tagli difensivi. Lì l’Olimpia, a differenze che con l’Alba, deve esserci subito».

Quali possono essere gli uomini chiave?

«James Nunnally sarà il metro della gara. Se non produce, è perchè tutto intorno a lui sta crollando. Se lo fa, è perchè come gli sciacalli fiuta i cadaveri. Battute a parte, quelli del Partizan sono chiari ed evidenti. Per Milano dico Brandon Davies. Ha tutto per fare la differenza con la sua classe, e creerebbe una diversità in un sistema offensivo ad oggi prevedibile».

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