Buongiorno Olimpia | Gli infortuni fanno parte del gioco? Sì. Sono alibi? No.

Dopo settimane e settimane torna Buongiorno Olimpia, l’appuntamento di cui nessuno sentiva il bisogno

Dopo settimane e settimane torna Buongiorno Olimpia, l’appuntamento di cui nessuno sentiva il bisogno.

Dopo vari editoriali di ieri, ci è venuto in mente questo passaggio di tempo fa sul Corriere della Sera.

Daniele Dallera: «L’ultimo passatempo del basket italiano si chiama “Milanopoli”, un giochino che diverte chi (e sono tanti) non attende altro che la sconfitta dell’Armani, in particolare l’estasi la si raggiunge se si mette una bella croce sulla casella di Ettore Messina. Dimenticandosi che nei momenti più delicati, disperati, l’Olimpia Milano e Ettore Messina danno il meglio».

Senza andare troppo nel dettaglio, e nel pieno rispetto delle opinioni, nel caso in cui siano altolocate (che sono poi quelle che riportiamo sul nostro sito), non possiamo che prendere atto di quel che è l’atteggiamento generale nei confronti di Olimpia Milano.

Negli anni abbiamo letto, su quotidiani o siti, che lo scudetto 2014 è arrivato SOLO grazie alla tripla risputata dal canestro di Matt Janning, quello del 2018 per l’assurda stoppata di Goudelock su Sutton, e le ultime Final Four grazie al suicidio sportivo di Wade Baldwin.

Poco importa se con Siena si siano giocate sette gare, se Trento fosse rimasta in scia solo grazie ad una prestazione pazzesca di Shields in stile McGrady, o Milano avesse buttato via un netto vantaggio con il Bayern in meno di un minuto di gioco.

Questa è la narrativa, e ne prendiamo atto da quando, sempre nel 2014, i tifosi di Sassari accolsero il ko in semifinale urlando «Siena, Siena», ovvero chi è finito come tutti sappiamo, per i motivi che sappiamo, con il marchio dell’infamia che sappiamo. 

Noi, lo ribadiamo, le opinioni di tutti (meglio, di chi ha conoscenze per avere un’opinione) le rispettiamo. E le ri-pubblichiamo. In fondo è solo basket, dove al massimo prevale la pancia, non certo una forma di prostituzione intellettuale di qualsiasi genere. E anzi, spesso sono espresse da chi non è propriamente indifferente ai colori biancorossi, anzi.

Ma non significa che le condividiamo, questo anche per rispondere ad alcune critiche che ci pervengono. Soprattutto, se sentiamo accostare la parola infortuni (o assenze) a alibi, o scuse. Signori, massimo rispetto, se vogliamo dire che Messina sceglie i giocatori, e poi alcuni li lascia in naftalina, ci pare chiaro di chi sia la responsabilità.

Se vogliamo dire che un roster da 17 uomini nasce per coprire le falle, siamo d’accordo. Se vogliamo dire che gli infortuni fanno parte del gioco, di questo gioco europeo, siamo d’accordo. Ma se andare ai playoff di EuroLeague prima, e di LBA poi, senza due dei tre lunghi titolari, un play rotto e uno acciaccato, è alibi o scusa ok, prendiamo atto, ma non siamo d’accordo. 

Se capitasse ad altri, le reazioni sarebbero le stesse?

28 thoughts on “Buongiorno Olimpia | Gli infortuni fanno parte del gioco? Sì. Sono alibi? No.

  1. Sinceramente leggo ovunque una corsa ad affermare che gli infortuni di Milano non debbano essere alibi e la cosa mi lascia interdetto.
    Gli infortuni impattano eccome, soprattutto se colpiscono giocatori chiave e se si verificano contemporaneamente. Farlo presente non è per creare o meno alibi, semplicemente è un aspetto che non può non essere considerato in sede di valutazione.
    Ci fosse stato l’Efes privo di Micic e Larkin e l’Olimpia al completo, con l’Olimpia magari qualficatasi per la final4, ci sarebbe stata la corsa a sminuire il risultato perchè “contro un Efes senza Micic e Larkin vincevo anch’io”, si verifica la situazione opposta ossia Olimpia martoriata da infortuni e assenze e guai a dire che purtroppo questi infortuni, capitati a uomini chiave e contemporaneamente, hanno pesantemente condizionato l’esito della serie. Tra un pò va a finire che ci sarà chi afferma che Milano avrebbe dovuto vincere anche con 40 minuti di Baldasso in campo, perchè Chacho/Delaney o Baldasso che differenza può fare, no?? D’altronde se hai il roster lungo allora se te ne mancano 5 o 6 devi comunque ottenere determinati risultati, come se tutti i 18 componenti del roster siano al medesimo livello, come se fuori Melli dentro Ricci sia la stessa cosa, e contemporaneamente fuori Chacho, furoi Delaney, fuori Datome, furoi Mito, Shields zoppo, “eh ma non deve essere un alibi!!”
    Bah…

  2. Il punto è quello che hai fatto alla fine. Il problema di Milano è che ha solo 8 giocatori di fascia alta per competere sui due fronti Fino alla fine. Dovrebbe averne 12. Allora gli infortuni che sono scontati con 80 partite e poco tempo per allenarsi si possono assorbire. Il rammarico è avere nel roster 4 (!) americani che non fanno minimamente la differenza. Poi è ovvio che gli infortuni si concentrano su quegli 8 perché sono coloro che giocano molto di più. Se poi negli 8 , 1 si dopa e diventiamo 7 e 4 sono 35 anni + diventa difficile. Quindi il problema di quest’anno non sono gli infortuni ma il roster insufficiente. Se questi 7 vanno in forma a metà giugno, come penso, la Virtus non ha chanches

    1. Ne avessi 15 di giocatori di fascia alta sarebbe ancora meglio, ma i roster si costruiscono con il budget che si ha a disposizione e inevitabilmente alcuni elementi devono essere delle scommesse, che poi le scommesse possono essere vinte tipo Hall o Punter o leday, oppure le puoi perdere tipo White o Daniels, ma qui c’è chi pretende che Milano prendesse Mannion a 1 mln come terzo play, 4 americani forti, un centro forte titolare al posto di Tarc, insomma non si è mai contenti e bisognerebbe allestire roster megagalattici.
      Poi appunto perchè i giocatori di prima fascia sono “solo” 8 che giustamente Messina si pone obiettivi che non sono le sparate “vinciamo tutto” bensì obiettivi tipo “cominciamo a raggiungere i palyoff con costanza” perchè sa benissimo che l’esito della stagione dipende da tanti fattori, dal vincere le scommesse che inevitabilmente devi fare, dalla fortuna circa gli infortuni e via dicendo. Poi ogni anno si cerca di alzare sempre più l’asticella, ma lo stesso Poz ammette che da fuori sembra tutto facile e scontato e poi, da dentro, ci si rende conto di quanto in realtà sia complicato gestire un roster con il doppio impegno coppa/campionato a ritmi assurdi.

      1. sottoscrivo anche le virgole!!!
        facile fare il roster al barcellona senza limiti… ovvio che se i limiti li hai, se prendi Melli non puoi tenere Punter alle cifre richieste e devi scommettere su hall , grant e daniels, sperando di imbroccarne almeno 1 buono ( ampiamente fatto) e che gli altri non siano proprio inadeguati ( fatto a metà direi)

    2. Al di fuori forse di Barcellona e Real Madrid non esistono squadre europee con 12 giocatori da “chiunque giochi potrebbero battere chiunque”, non mi è chiarissimo perché l’Olimpia dovrebbe fare eccezione e soprattutto come. Fuori Melli e dentro chi per non farne sentire l’assenza, per dire? Fuori Shields, Melli, Delaney e Mitoglou e tu pensi che l’Olimpia sia in difetto perché non ha, oltre ovviamente alla rimanenza dei giocatori che devono fare quintetto e rotazioni di base, ricambi al loro livello? Con che soldi, con che gestione (perché l’altro bravo quanto Melli mica sta in panca felice) e soprattutto da che bacino di giocatori li pescherebbe?

      Facciamo semmai il paragone nell’ambito della realtà. L’Olimpia ha vinto gara 2 senza play di ruolo nel finale, di fatto. Facciamo giocare all’Efes gara 1 (meglio ancora gara 3) senza Larkin e Micic: non la vincono, fine, perché quella partita l’hanno vinta loro due. In più però l’Efes deve giocare tutta la serie senza Moerman e tutte le partite a parte gara 1 senza Pleiss. Magari saremmo arrivati a gara 4 ma non sono sicurissimo… La cosa di cui sono sicurissimo è che nessuno avrebbe rimproverato l’Efes di non avere in roster Melli, il Chacho, Printezis e qualcun altro in modo da sostituire gli assenti.

      L’osservazione sugli americani è invece quella che condivido e se cui ragiono da tempo, anche se non ne contererei proprio 4.

      1. Tarcewski, Grant, Daniels e Kell. 4! Se poi ci metti Mitoglou forte ma con cervello da Gallina. Non è questione dì budget. Hall non è costato una follia. Con gli stessi soldi si poteva prendere meglio.

      2. Tarczewski per me non è uno di quelli che “non fanno minimamente la differenza”. Ci sono partite in cui non la fa, ci sono partite che l’Olimpia ha vinto o ha potuto giocarsela proprio perché ha fatto la differenza facendo riposare Hines. Grant è un discorso ancora diverso: per me in LBA la differenza si vede molto fra lui e un italiano. Quindi io direi 2,5 americani che non hanno fatto la differenza. Poi ovviamente questa è solo una mia opinione.

    3. Spero che tu abbia ragione ma dare la Virtus di oggi senza chanches mi pare un pochino azzardato….forse quasi folle..PS poi l’hai detto tu parecchi 35enni…si vedrà

  3. È del tutto evidente che, sia la tempistica, a fare la differenza : agli infortuni seri, e lunghi, capitati a Mitoglou e Shields, Milano, ha saputo sopperire , alla grande. Altro discorso è se prima o durante un playoff di eurolega, ti vengono a mancare giocatori come Datome, Melli, Delaney e, con un Rodriguez, non certo in condizioni ottimali.

  4. È chiaro che il gioco al massacro è sport molto diffuso sull’Italico suolo e non solo. Maggi non temere noi non ci confondiamo, al massimo ti si accusa di fomentare la Vis polemica di alcuni soggetti, che poi quando esagerano, per la verità, banni. Ma come a me , confesso, stava sui cabasisi Siena, ci sta che ora ai perdenti ed ai diversamente tifosi, la Milano di Messina pesi e quindi…. giù attacchi e maldicenze non riconoscendo merito e momento. Credo che le migliori risposta si possano trovare sul campo e poi con dire “guarda e passa e non ti curar di loro” sono già nel loro inferno

  5. Le assenze e gli infortuni sono alibi nel momento in cui nascono dei difetti strutturali. Mi faccio quindi la domanda: l’Olimpia avrebbe perso la serie con l’Efes (meglio ancora, sarebbe arrivata terza o seconda?) comunque anche a infortuni invertiti? Quest’anno l’Olimpia è stata “fortunata” a poter dire “eeeeeh, con sti infortuni è normale non avercela fatta” oppure oggettivamente è una signora squadra limitata dalle assenze?

    Beh, ci ricordiamo no che a un punto della stagione l’Olimpia era la squadra più forte d’Europa, giusto? Ci ricordiamo che è arrivata terza dopo le varie tegole di Mitoglou, Shields fuori combattimento per mesi, ecc.? Ci ricordiamo che con l’Efes ha giocato testa a testa in condizioni di emergenza per 3 partite, vincendone pure una? Tutto questo A ME dice che gli infortuni non sono un alibi, detto questo ognuno ovviamente avrà la sua opinione.

  6. Se mi permettete di ampliare la discussione, e d’inserire una nota tecnica insieme a quelle delle assenze che abbiamo subito, voglio riportare il discorso a inizio di questa stagione.
    Allora, se vi ricordate, vincevamo bellamente su tutti i campi, spesso superando i 100 punti, soprattutto in Italia.
    Nessuno allora parlava della crisi, della difficoltà dell’Olimpia in attacco che oggi indubbiamente c’è e anche da un bel po’ in qua.

    La domanda è: cosa è cambiato?
    Gli infortuni di Shields e Mitoglu certamente, che hanno lasciato dei segni evidenti ancora oggi in Shavon, e definitivi nel greco.
    Soprattutto però è cambiato, già molto tempo fa, il rendimento di Delaney – ed è lui la vera assenza che ha rotto il giocattolo milanese.
    E non soltanto perché la vaghezza di Delaney ha costretto il Chacho a giocare di più – ma ricordo che Rodriguez s’è storto una caviglia cadendo su un piede, non ha avuto un infortunio da stanchezza muscolare.
    In ogni caso giocare di più non gli fa bene, questo è certo, ma non mi pare ci fossero alternative.

    Il gioco offensivo di Messina, di derivazione evidente da quello degli Spurs di Pop, richiede giocatori intelligenti, e li abbiamo – ricordate come Hines ai tempi d’oro del nostro attacco di inizio stagione riceveva in post alto e apriva a svariate soluzioni, tra cui eccellenti tiri da 3 che sono finiti per diventare la nostra caratteristica.
    Succede spesso col Chacho in campo.
    Non più con Delaney. Cosa è cambiato?

    Secondo me è cambiato il fatto che l’attacco di Messina ha bisogno di un play capace di creare un primo vantaggio – quindi non soltanto un play capace di passare la palla per entrare nei giochi, alla Cinciarini, ma uno che abbia la visione e la capacità dal palleggio di muovere il fronte avversario creando un piccolo vantaggio che si accumula nell’esecuzione dei giochi, creandone altri, fino ad arrivare al buon tiro.
    A inizio anno Delaney era così, come lo è stato per tutta la sua carriera.
    Poi qualcosa gli è morto dentro, forse le notizie dei familiari in America che non stanno benissimo, e lui possiamo dire che abbia staccato, mostrando quella vaghezza che gli rimproveriamo spesso.

    Dal momento che la massima critica che si fa a Messina è quella sull’attacco, troppo spesso sterile, risolto troppo spesso da iniziative individuali, e troppo spesso asciutto per diversi minuti consecutivi, bisogna considerare quanto sia cruciale, decisivo, per noi, avere un play capace di creare vantaggi, di battere il suo uomo, di entrare nei giochi già con un piccolo sbilanciamento negli avversari, dal quale trarre il vantaggio finale del tiro buono.
    La debolezza dell’attacco Olimpia, e delle critiche che gli vengono mosse, secondo me comincia insieme alla vaghezza di Delaney, e ora dalla sua assenza, per questo mi pare di poter dire che c’è una relazione di causa effetto tra il calo di rendimento del buon Malcom, e la stitichezza del nostro attacco, che non ha più il play capace di creare vantaggi, se non il Chacho, ovviamente, che però ha un minutaggio efficiente necessariamente limitato.

    Si potrebbe dire che il sistema offensivo di Messina è troppo esigente e fragile, si può dirlo senz’altro, perché appunto necessita di un super play. Ma non si può dire lo stesso delle maggiori squadre europeee? Direi proprio di sì, se guardi le finaliste di quest’anno, per esempio.

    La buona notizia per noi, e per il sistema di Messina, è che Pangos ha proprio quella caratteristica che Delaney aveva in carriera e fino a inizio stagione, ma che ha perso per strada quest’anno.
    Speriamo che la ritrovi per un’ultima scintilla del suo passaggio in Italia, e probabilmente in Europa. Farebbe la differenza.
    Dai Malcom!

      1. E probabilmente Messina si aspettava molto di più da Delaney (una stagione intera dopo l’operazione) e ha “forzato” Shields a essere il Punter della situazione. Entrambe le cose riuscite a metà.
        Rispetto all’anno scorso poi era da mettere in preventivo una perdita generale di talento, unito però al miglioramento in altri aspetti del gioco.

    1. Vero analisi valida e condivisibile100% MD doveva e non ha potuto essere il faro e Pangos potrebbe esserlo la prossima stagione

  7. Io faccio fatica a capire come si possa considerare Kell un acquisto sbagliato.

    Io faccio fatica anche a capire come si possa considerare Grant un acquisto sbagliato. Certo se lo paragoni a Pangos, ma non erano quelle le aspettative.

    Certo Daniels non ha funzionato e Tarcisio si è insoluto, ma qui ci fermiamo.

    Peraltro continuo a pensare che chi osannava Tonut come la panacea ai nostri mali italici, non sia stato messo in croce.

    1. Invece io faccio fatica a capire come si possa considerare Kell un acquisto azzeccato, perché per esserlo avrebbe dovuto , non dico tanto ma almeno giocare, quando invece l’unica cosa che ci si ricordi di lui sono le assenze per infortunio.

    2. Kell col senno di poi è proprio sbagliato. Senza il senno di poi era comunque l’ultimo spot, molto rischioso giocarselo. Su Grant invece concordo al 100% e su Tarczewski io la vedo diversamente dagli altri sinceramente, per me non è un buco. Chiaro che se c’è di meglio vengo io a portarlo a Malpensa ma non sono sicurissimo. C’è un modo di dire nello sport americano: you can’t coach height. Beh, le dimensioni e l’atleticismo di Kaleb non si trovano proprio ovunque e io prima di battezzarlo vorrei essere sicuro sicuro che non può fare il salto di qualità mentale.

      1. Tarcy, alla soglia dei 30 anni, non credo più che possa fare il salto di qualità mentale (come quello tecnico ) cone intendi, ormai ha già dato. Lui è questo: prendere o lasciare. E io sinceramente spero che Messina opti per l’uscita dal contratto.

  8. Infatti alle volte succede che l’acquisto non si possa valutarlo. Non è azzeccato ne sbagliato perché non ci sono elementi per supportare una affermazione.
    Sarebbe meglio astenersi dal giudicare, in questo caso, perché si fa una brutta figura.

    1. Gli infortuni fanno parte del gioco e il primo a saperlo è il nostro coach, che al 100% non lo confermerà. Se fosse come sostieni tu, Messina dovrebbe dargli un’altra possibilità, cosa che infatti non farà.

  9. Il roster di partenza dell’Olimpia era di 15 giocatori, non di 18 come molti dicono. Ci sono stati dei subentrati causa infortuni, che non sono un alibi. Ma ci sono un paio di fattori non preventivabili, nemmeno nella visione del tecnico più lungimirante 1) Doping Moraschini + Mitoglou 2) Guerra in Ucraina.

    Il punto 1) ha obbligato Messina a porci delle pezze allungando il roster con gli acquisti a 18 con spot terminati nel momento in cui si è chiuso il mercato Eurolega, perché poi non c’era possiblità di acquistare giocatori di Eurolega e quindi spot liberi erano inutili.

    2) La guera ha stravolto la regolarità LBA consentendo solo a squadre non di Eurolega di comprare giocatori fuoriuscenti dalla Russia, ciò che ha consentito a Bologna di acquistare Shengelia e Hackett.

  10. Analisi e ricostruzione basata su dati reali e non controvertibili però sembra che non sia sufficiente perché Messina che ha nel suo staff medici psicologi e esperti del conflitto russo-ucraino doveva prevedere tutto.
    Non prendere Mitoglou, né Kell e prendere subito Pangos e Milutinov.

    “Ma non si poteva”… fa niente doveva prenderli comunque e tenerli nella secondaria del Palalido ad allenarsi con gli altri

    1. Nessuna ha addossato le colpe a Messina per la presa di Mito, che sarebbe rientrato negli acquisti azzeccati se non si fosse suicidato da solo. Diversa la situazione di Kell, forse in questo caso siamo stati troppo precipitosi.

  11. In questo finale di stagione dobbiamo prendere quello che arriva senza lamentarsi troppo perché ne sono successe di ogni (involuzioni comprese): la stagione è stata dapprima molto bella, dopo i primi infortuni è continuata bene, poi è chiaro che quando a difficoltà si assomma difficoltà tutto diventa più arduo fino a divenire impossibile; personalmente sono proiettato alla prossima stagione che con l’acquisto di Pangos e qualcun altro nei ruoli chiave mi si presenta succulenta…..non vedo l’ora

  12. L’acquisto di Kell e’ stato piuttosto obbligato dalle circostanze e dai regolamenti che limitavano le opzioni. Diciamo che è stato un acquisto “sfortunato”, ci si aspettava di più soprattutto come quantità di presenze ma alla fine gli infortuni capitano. Di solito sono sfortuna ma alcuni giocatori (non so Kell in particolare) hanno un pregresso che li rende più soggetti di altri, per cui c’è anche da aspettarsi a volte che qualcuno ti salti tante partite. Ci siamo capiti anche senza fare nomi..

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