Con il corpo a Bologna, ma con la mente a Istanbul, Milano esce a cena con Reggio Emilia pensando all’amato (mica tanto) Efes, ma lasciando il conto da pagare alla squadra di Attilio Caja.
63-67 il finale di una gara dove l’Olimpia si rivela commensale brillante a tratti, lasciando spesso il tavolo per il bagno come neanche Robin Williams in Mrs. Doubtfire.
Metafore cinematografiche che rivelano in poche parole un sali scendi naturale, che impone minuti a Shields e rimanda ogni valutazione su Gigi Datome. Al cospetto di un Andrea Cinciarini che avrebbe fatto bene ancora in biancorosso (anche in EuroLeague, visto Delaney…), si passa dal +10 d’avvio al pareggio di metà terzo quarto, sino all’allungo decisivo nel finale favorito dal lungo litigio dall’arco di una Reggiana troppo orfana di Olisevicius.
Successo sia, con Brescia preventivamente tenuta a distanza. Ora, corpo a Istanbul. Perchè la testa, come detto, è già a Malpensa. O Orio al Serio.
La partita
Ettore Messina rinuncia a Kyle Hines, ma porta nei 12 Shavon Shields, che lascia a guardare per tutto il primo quarto. In campo è 10-0 di parziale per iniziare con massimo vantaggio sul 7-17, Reggio d’altronde è lanciata verso i playoff ma con qualche problema di roster, con Olisevicius fuori a tempo indeterminato e Justin Johnson recuperato all’ultimo minuto.
E senza il suo re-marcatore la squadra di Caja arriva allo 0/10 da 3 di fine primo tempo. Le colpe della squadra di Ettore Messina sono fondamentalmente due: non fuggire, nonostante un Troy Daniels da 8 punti nel primo quarto e il 5/9 dei primi 15′ da 3, e 6 perse che permettono ai reggiani di tornare sino al -6 (29-35 a 4.23), prima del 29-39 dell’intervallo lungo.
Non un battesimo di partita facile per Tommaso Baldasso, pressato “alla morte” da un Cinciarini voglioso di dimostrare (in doppia cifra di assist già dopo 25′), e non a caso è sua la palla persa che apre al pareggio di Larson a 4.37.
Un parziale di 9-0 che evidenzia la “svagatezza” di chi con la testa è già a Istanbul, e che si ribadisce negli sviluppi: se l’Olimpia dice 10-0 (Ricci da 3, recupero di Grant per schiacciata Tarczewski, tripla di Daniels che arriva a 3/3 da fuori), in pochi attimi arriva il tecnico a Messina e quattro liberi in fila reggiani dopo una persa su rimessa per il 46-51 a 1.34.
Volata? Sì, ma di quelle lunghe, alla Pozzato nella Sanremo 2006. Rispetto al passista di Sadrigo, tuttavia, i biancorossi non danno tutto, pedalando a lungo con il cambio rotto, mentre Reggio è il gruppo che non trova la quadratura.
7-4 il parziale dei primi 7’ di gioco (0/2 pesantissimo di Grant a 3.30, 54-61), Larson risponde con un tiro da 3 che va più corto di uno starnuto contro-vento, e allora Daniels alza le braccia a 200 metri dal traguardo con la bomba del 56-64 a 2.22 (4/4 per lui da fuori).
Nel ciclismo, sempre un errore. Hall perde palla su doppia pressione dopo la rimessa (c’è di mezzo anche il Cincia…), Strautins segna il -3 a 50’’, Baldasso manca la tripla (impossibile a dire il vero), Reggio ha anche il tiro del pareggio con la stessa ala a 8’’ (fuori equilibrio), ma è game over.


Mamma mia, come giochiamo male! – lo devo dire mi dispiace.
Del resto che ci sia un problema strutturale del nostro attacco, lo diciamo tutti da tempo. Quando poi mancano i protagonisti, come stasera, il disordine, la confusione, la mancanza di idee, l’inefficienza e i lunghi periodi di siccità si rivelano ancora di più.
Contro un avversario molto determinato e voglioso, ma francamente tecnicamente piuttosto povero, era la serata per Alviti, Baldasso e Ricci non dico di brillare, non dico di incantare, ma almeno di mostrare personalità.
Invece purtroppo niente.
Leggo adesso che Messina è contento di Biligha, a me pare che sia stato svagato e impreciso, sia in attacco, dove nel primo tempo non riusciva a raccattare un passaggio di quelli indirizzati a lui, sia in difesa dove abbiamo subito troppi back door. Ha fatto una bella stoppata, e segnato 6 liberi su 6, vero, ma forse non basta. A me no, a Messina sì, buon per lui.
Ha sicuramente più ragione di me.
Io vedo Strautins che ha riaperto la partita con una sequenza che definirei impressionante – se la parola non sia stata ormai inflazionata e svilita dal pessimo commentatore Sconochini, che la usa come i cartelli sulle strade italiane, in eccesso – vedo Strautins fare mostra di personalità e mi dispiaccio che gli italiani anche di livello, come sarebbero Alviti, Baldasso e Ricci, non riescono a mostrare quella stessa personalità.
Non vanno in campo con l’idea “questa è la mia partita” e se la giocano davvero: stanno in campo attenti a non fare cazzate, subiscono troppo l’allenatore e le sue possibili ire, o probabili nel caso di Messina. Però vai, vai lo stesso!
Non so perché succeda.
La mia sensazione è che gli italiani più forti, siano talmente più forti degli altri, quando sono juniores, che li tengono come sono e non gli insegnano niente. Un po’ di tecnica, certo, ma non quella cosa ineffabile che chiamiamo personalità, che ti porta a fare tutto quello che serve, tutto quello che è giusto, perché in campo “lo vedi”.
Vabbeh, discorso lungo e forse fuori luogo in una serata in cui comunque abbiamo vinto, anche segnando poco e lasciando rientrare una squadra che insomma.
(sul Cincia non sono d’accordo, Alessandro, ma adesso davvero sarebbe troppo lungo scrivere il perché anche per me che breve non sono).