Shavon Shields, le due dimensioni di un “califfo” di EuroLeague

Prima che si infortunasse fermandosi tre mesi, Shavon Shields era un legittimo candidato ad un posto nei quintetti All-EuroLeague

Prima che si infortunasse fermandosi tre mesi, Shavon Shields era un legittimo candidato ad un posto nei quintetti All-EuroLeague della stagione, come l’anno passato, e forse persino come potenziale MVP della stagione.

Fonte: OIimpia Milano

A differenza di un anno fa quando era considerato quasi una rivelazione nonostante due stagioni eccellenti a Vitoria, Shields è partito sempre in quintetto e ha raddoppiato la media assist, segnale di maturità per un giocatore su cui le attenzioni difensive sono molto più pressanti di prima. La sua importanza per l’Olimpia non è mai stata in dubbio: con oltre 29 minuti di media, è stato il giocatore più utilizzato; quello con la valutazione più alta e il capocannoniere di squadra. Il suo impatto è sui due lati del campo: Shields è spesso la prima opzione in attacco ma anche il giocatore che deve difendere su uno degli esterni più pericolosi. Ed è un’altra delle armi della difesa con i cambi sistematici, perché è in grado di trovarsi in un mismatch contro un giocatore più grosso senza andare sotto fisicamente. In America, i giocatori come lui sono i “two-way players”, decisivi sulle due estremità del campo.

Nonostante l’infortunio e le 10 gare saltate in EuroLeague, questa è stata la stagione della consacrazione di Shields tra i grandi giocatori della competizione e una pedina tatticamente fondamentale. Può giocare guardia creando quintetti alti e grossi che generano mismatch e può giocare da ala piccola in un assetto tradizionale. La varietà del suo gioco è chiara: Shields può attaccarti dal palleggio e andare fino in fondo, può arrestarsi e usare il tiro dalla media, può tirare da tre. E raddoppiando la media assist per gara sta dimostrando di saper leggere le situazioni e punirle a favore dei compagni. “La grande differenza – ha detto Coach Messina in un’intervista – è che Shavon è diventato un giocatore a cui puoi dare la palla per gestirla personalmente, creando per sé stesso, dal pick and roll, per i compagni anche nei momenti cruciali della gara”. La scorsa estate, con un anno di anticipo sulla scadenza, ha esteso con l’Olimpia fino al 2023, e intanto ha valicato anche la soglia dei 700 punti segnati in biancorosso entrando tra i primi 10 della storia del club. “Ho rifirmato con Milano prima della scadenza perché sto bene qui, mi piace la città, il club, l’allenatore, i compagni e soprattutto mi piace la visione che abbiamo per il futuro, la caratteristica che ci unisce è che siamo qui per vincere, tutti”.

Per lui non è stata una regular season facile, ma il ritorno ad alti livelli dopo l’infortunio ne ha certificato anche la forza mentale. Alla terza apparizione, contro il Bayern, ha segnato 22 punti, seconda miglior prestazione stagionale di cui 15 nel quarto conclusivo, un mix di canestri da fuori e aggressioni al ferro con viaggi in lunetta ben utilizzati. È un giocatore a due dimensioni, difesa e attacco, dentro e fuori, tiro da lontano e penetrazione. Questo ha fatto di lui un giocatore di EuroLeague prima e un grande protagonista dopo. Lo scorso anno si tenne il meglio per i playoff. Non un cattivo indizio.

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