Nella storia del basket mondiale, pochi giocatori hanno infiammato le folle come Kobe Bryant. Il campione nordamericano, tristemente scomparso nel 2020 per un incidente di elicottero a Los Angeles, è stato forse l’unico cestista in grado di generare un tipo di emozioni pari a quelle che in precedenza aveva generato una stella assoluta come Michael Jordan. Vincitore di ben cinque anelli da campione della NBA, tutti con i Los Angeles Lakers, il nativo di Philadelphia è stato tra i protagonisti assoluti del basket del nuovo millennio, un gioco fatto di vibrazioni fisiche ma anche di tanto sacrificio. Nella sua formazione da cestista, tuttavia, l’Italia è stata importantissima, visto che prima di farsi strada nel mondo del basket nordamericano, il più esigente di tutti, Kobe ha ottenuto un’ottima padronanza dei fondamentali durante il suo periodo di formazione in Italia.
Colui che è stato una delle icone del basket moderno, non ha mai nascosto il suo vincolo emozionale e culturale con l’Italia, ma anche con la città di Milano, una realtà nella quale si è sempre sentito a suo agio per una serie di motivi. Va ricordato, infatti, che l’idolo di Kobe è sempre stato Kobe Marco Van Basten, che con il Milan ha vinto praticamente tutto tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Anche se principalmente appassionato di basket, Bryant ha vissuto l’Italia degli anni ’80, causa dunque della sua enorme passione per il Milan, oggi una delle candidate alla vittoria dello Scudetto secondo le quote delle scommesse sportive online attualmente disponibili. Vedere in televisione e allo stadio la squadra rossonera, nella quale giocavano i tre mitici olandesi Van Basten, Gullit e Rijkaard, è stato certamente uno dei motivi che hanno fomentato l’amore che Kobe aveva per il Milan e la stessa città meneghina, un luogo dove avrebbe potuto vivere per realizzare il sogno dei tifosi dell’Olimpia. Parliamo di un momento storico nel quale, per via di uno sciopero dei giocatori della NBA avvenuto nell’agosto del 2011, ossia oltre dieci anni fa. In quell’occasione per alcuni mesi si paventò addirittura la possibilità che la guardia dei Lakers potesse vestire la casacca di Milano, società della quale Kobe era stato anche socio insieme al padre tempo addietro, per l’esattezza alla fine degli anni ’90, ossia prima dell’irruzione della proprietà capeggiata da Giorgio Armani, che oggi ha legato il suo nome alla franchigia milanese.
La suggestione dell’ingaggio di Bryant da parte della squadra milanese fu senza dubbio una delle più interessanti del momento, anche se in seguito si rivelò essere impossibile soprattutto per una questione economica, oltre che a causa della revoca dello sciopero degli atleti nordamericano, una possibilità che per vari mesi era stata presa in seria considerazione. Ciò nonostante, Kobe non avrebbe mai nascosto la sua ammirazione per l’Olimpia e il Milan, le due grandi realtà sportive del capoluogo lombardo, un luogo nel quale tornava spesso per eventi pubblicitari e sportivi. Del resto, Kobe si è sentito sempre un po’ italiano per via del suo passato. E non l’ha mai nascosto.
