Nicolò Melli ospite di Marco Imarisio sul Corriere della Sera. Ecco alcune dichiarazioni del capitano di Olimpia Milano.
SULLA SUA SCELTA
«Negli USA hanno i migliori atleti del mondo, e una potenza comunicativa senza pari. Anche il miglior gioco? De gustibus. Difficile paragonare mondi così diversi. Io ho scelto di tornare indietro, mettiamola così. Potevo restare? Non si è posto il problema. Ettore Messina mi ha chiamato, mi ha illustrato un progetto. Ho fatto qualche telefonata ad amici e colleghi. Ognuno di loro mi ha detto che Milano ha una delle migliori organizzazioni d’Europa. E confermo tutto. Nulla da invidiare alla Nba in termini di strutture e professionalità. Con la sensazione che il nostro movimento nella sua interezza abbia ripreso a crescere».
SULLA SUA ESPERIENZA NEGLI USA
«Avrei voluto un altro tipo di carriera, non lo nego. L’adattamento non è mai stato facile. Manca una dimensione umana che in Europa invece ancora conta. I coach? Alvin Gentry, al primo anno a New Orleans. Gli altri, a cominciare da Stan Van Gundy, lasciamo stare…».
SUI SOCIAL
«Come biografia dell’account twitter sono spesso tentato di scrivere che il mio profilo non è una democrazia. Sono favorevole al confronto, ma ormai online trovo solo insulti e offese. Infatti, blocco e banno a tutto spiano».

Molto contento del tuo ritorno. Ma “non hai deciso di tornare”.
Brutta bestia i social in mano a certe persone. Critiche gratuite ed insulti a giocatori e coach che fanno del loro meglio nel proprio lavoro non si possono leggere soprattutto quando arrivano da chi il pallone ed il parquet lo vede solo in televisione e al massimo a basket ha giocato con la play station.
Tu il pallone e il parquet lo vedi solo su YouTube mentre guardi i clinic del tuo amore 😂😂😂