«Attacca Daniel, attacca»: perché Hackett sarà sempre storia di Olimpia Milano

Daniel Hackett e l’Olimpia Milano, un rapporto che si può definire “dramma”, fatto di passioni violente, nell’unione e nell’addio

Una trasferta a Mosca per parlare di Daniel Hackett. Il play di Forlinpopoli e l’Olimpia Milano, un rapporto che si può definire “dramma”, fatto di passioni violente, nell’unione e nell’addio, e che ha la sua foto in quel calcio al pallone, alla sirena di quella gara-7 vissuta da ex.

La foto è di Simone Lucarelli

«Quella squadra era nata a luglio con l’idea Daniel Hackett fosse il suo playmaker. Solo qualche incomprensione di natura contrattuale, impedirono la trattativa si concludesse. Una volta arrivato dimostrò molto velocemente di poter dare ordine al gruppo e trovammo continuità di rendimento mancata nei primi tre mesi»

Le parole di Luca Banchi, nel ricordare uno scudetto atteso 18 anni, raccontano di un inseguimento. Di una volontà, così forte, da rappresentare picco di crescita definitiva, ma anche causa di rottura, e di fine, non solo per il coach grossetano.

La storia narra che Livio Proli, presidente biancorosso, non fosse troppo convinto da quel ragazzo. Non un discorso tecnico, sia chiaro, ma di qualità per così dire professionali. Per i tifosi parlavano i 25 punti e 6 assist in quella maledetta gara-7, un’altra, del 22 maggio 2013.

Probabilmente Daniel Hackett è questo, in Olimpia Milano: linea di demarcazione. Degli obiettivi e dei cicli. Niente, dopo di lui, sarà più come prima.

L’arrivo di Daniel Hackett a Milano

Come detto, la Milano di Banchi nasce con Daniel Hackett in regia, ma senza Daniel Hackett in regia. La palla finisce in mano a Curtis Jerrells, che tuttavia pare più un killer istantaneo, e a MarQuez Haynes, che lascia dubbi un po’ su tutto, dalla lettura delle situazioni al reale talento.

Poco male per lui. Il 23 dicembre 2013 a Milano arriva Daniel Hackett, e per MarQuez il risultato sarà una stagione di consacrazione a Siena, e due scudetti con la Reyer Venezia. In Laguna sarà per sempre storia.

Quell’Olimpia ha talento, e valori, ma non continuità. Non ha un sistema, se non difensivo, dove David Moss e Nicolò Melli sono i generali. In attacco ci pensano Alessandro Gentile e Keith Langford. Con Daniel Hackett, primo passo ad Oaka escluso, sarà tutto un altro ritmo.

E’ un ponte di comunicazione, tra Luca Banchi e la squadra, tra i giocatori in campo, con l’amico Samardo Samuels che ringrazia con l’apice anticipato, ma purtroppo definitivo, della sua carriera.

Daniel Hackett, quei primi numeri

L’esordio è il 26 dicembre contro la Vanoli Cremona: 5 punti e 6 assist in 22’. Se nelle prime 11 gare di LBA il record è 6-5 (anche causa infortuni), da lì 19 vittorie in 19 gare per chiudere la stagione regolare, con il primo ko solo in gara-3 playoff, il 23 marzo 2014 a Pistoia.

In EuroLeague, detto dei 3 punti in 23’ ad Oaka in quel 73-57 del 2 gennaio, il record sarà 10-4 nelle Top16, prima dell’1-3 con il Maccabi nell’ultimo playoff disputato dalla società biancorossa.

Un tornado, reale, travolgente, un’iniezione di grandezza. Daniel Hackett ha cambiato l’Olimpia, perdendosi verso il finale di stagione, quando i primi pettegolezzi su una vita privata “frizzantina” iniziarono a diffondersi.

In fin dei conti, piccoli passaggi a vuoto di un lungo percorso di crescita nella vita di un professionista che ha saputo voltare pagina, chiudere libri e aprirne di nuovi. Una personalità abile nel riscatto e nella redenzione, anche in quel 27 giugno 2014.

Il ricordo di gara-7

Manca solo Daniel. 

A 3.05, sul 62-62, la prima palla sporcata per il recupero di David Moss. 

Attacca Daniel, attacca. Manchi solo tu.

A 2.51 Daniel va a destra di Hunter, appoggio al tabellone, Melli corregge per il sorpasso.

Attacca Daniel, attacca.

Ma Daniel non attacca. 1.53, palleggio e jumper in isolamento dalla distanza: corto.

104’’. Daniel, questi non segnano più, dai, dai. E’ il momento Daniel, è il momento.

A 1.35 recupero su Haynes grazie all’aiuto di Jerrells. E Daniel attacca. Questa volta sì. Green è dietro, Janning abbozza solo il taglio in mezzo, Hackett si fa tutto il campo, Hunter resta a guardare, appoggio, canestro, fallo. 

Era il momento. Sì.

Da lì il libero del +5 mentre Alessandro Gentile aizza il pubblico, il recupero e l’urlo di Nicolò Melli, la penetrazione e lo scarico per David Moss. Mancano 57’’. E’ la tripla dello scudetto. 

Daniel Hackett, a Milano, lo ricordiamo così.

One thought on “«Attacca Daniel, attacca»: perché Hackett sarà sempre storia di Olimpia Milano

  1. Daniel uno dei pochissimi veri #MenInRED passati negli ultimi anni.
    A P%P,Proli e Portaluppi,non è mai piaciuta la “persona Daniel”….sbagliatissimo averli dato il benservito.

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