Buongiorno Olimpia | Non perdiamoci nell’insulto a Roma. Impariamo da tutto questo

Buongiorno Olimpia, la rubrica semi-quotidiana di cui non si sentiva il bisogno che ci accompagnerà quasi ogni mattina al risveglio

Buongiorno Olimpia, la rubrica semi-quotidiana di cui non si sentiva il bisogno che ci accompagnerà quasi ogni mattina al risveglio.

Nella giornata di ieri abbiamo appreso da Mario Canfora, firma capitolina della Gazzetta dello Sport, che la proprietà della Virtus Roma non avrebbe assolto agli obblighi federali, producendo la naturale esclusione dal campionato di LBA Serie A.

Questo il commento di Emiliano Carchia di Sportando, romano e tifosissimo della Virtus Roma, tradotto dall’inglese: «La Virtus Roma non ha scritto una sola parola per annunciare la sua decisione di ritirarsi dalla Serie A. Niente. Né sul sito web né sui social network. Nessun rispetto per i tifosi che speravano fino all’ultimo secondo di avere una notizia positiva, e inaspettata».

Poco dopo, il tweet del presidente di LBA Umberto Gandini.

Francamente non siamo qui per dare addosso a Claudio Toti. Non abbiamo titolo e competenza. Prendiamo atto tuttavia che la Virtus Roma è stata cosa sua da inizio millennio, e che ne ha fatto quel che ha voluto. Nel bene, e nel male. Senza sentirsi in dovere di rendere conto a tifosi o tesserati.

Giusto? No.

La LBA attuale ritiene di fare “sistema” con la Serie C calcistica, non con la serie A. Volare alto non ci è concesso, ma giustamente il nuovo corso LBA lavora ad un futuro differente. 

In questo divenire speriamo di ritrovare club non per forza ricchi, ma legati al territorio, a sostegno e sostenuti dai Comuni delle loro sedi legali, figli di un budget e non in cerca di budget con scommesse rischiose, con “eroi” riconoscibili e non solo “luci” sfuggenti, consapevoli di essere parte di un “insieme” e non solo sovrani di un trono senza valore reale.

Un mondo con dei valori insomma, in cui il “senso di responsabilità” stia nell’atto dell’iscrizione.

4 thoughts on “Buongiorno Olimpia | Non perdiamoci nell’insulto a Roma. Impariamo da tutto questo

  1. Argomento difficile da trattare. I club e le piazze storiche fanno certamente bene al movimento, a condizione che abbiano il minimo bagaglio (soprattutto soldi, ahime’) per onorare dignitosamente gli impegni assunti con staff, giocatori, lega e tifosi. In questo senso, allargare a 18 squadre non mi e’ mai sembrata una buona idea, se poi ci si trova di fronte a situazioni come questa o come Cremona a inizio stagione. Forse ripartire da una a1 piu’ ristretta nel numero ma piu’ qualitativa sarebbe importante. Bisognerebbe poi investire sulle societa’ locali, storiche e non, per garantire tra 4/5 anni un ricambio importante e solido.
    Il problema e’ che la palla a spicchi in Italia attira pochi investitori, che diventano quasi mecenati, piu’ che parte di un progetto. Anche lo stato dovrebvbe investire nello sport perche’ e’ sano, tiene ragazze e ragazzi lontani dai guai, crea pensieri positivi, posti di lavoro e persone piu’ sane. Ma in Italia questi non sono valori su cui investire…..

  2. Qualcun altro rischia di fare la stessa fine purtroppo, ma per qualche strano motivo si è pensato ad allargare la base senza pensare alle fondamenta tecniche ed economiche. Abbiamo abbastanza giocatori per mantenere un livello minimo anche nelle squadre più piccole? Senza quelli nessuno sponsor investe e nessuna tv vuole produrre partite misere come spesso vediamo. Abbiamo sponsor e incassi per sostenere una squadra o bisogna chiedere perennemente allo stato? Se non si può prendiamone atto, meglio una lega più breve a 12 squadre ben attrezzate piuttosto che vedere fallimenti sportivi e aziendali.

  3. Molte buone proposte, ma vaghe, complicate, difficili da implementare, lo dico con rispetto per lo sforzo prodotto a elencarle.

    La vera cosa che si può e si DEVE fare subito, che sta nei poteri del management della Lega, è cambiare le regole di ammissione.
    Subito.

    Perché ricordo che Roma ha superato tutti i parametri richiesti per l’iscrizione alla serie A…

  4. Non ci sono soluzioni facili ne parziali , ma se vuoi competere in Italia ma soprattutto in Europa servono mecenati, servono piazze tipo Bologna che riempiono i palazzetti, ma serve un ripensamento generale delle federazioni e dello stato sullo sport e su come viene organizzato e gestito. Se si vuole puntare sugli sport minori fra cui metto anche il basket è necessario un pensiero lungo, una vision ed un progetto articolato (marketing, comunicazione, media, palazzetti, settori giovanili). Nessuno può riuscirci da solo (di Armani c’e’ ne uno solo) come scrive Messina nella sua ultima intervista e la soluzione non può essere solo ridurre le squadre anzi bisognerebbe lavorare per aumentare la visibilità e la fruibilità su tutto il territorio nazionale. Capisco che qualcuno possa darmi del sognatore ma io ho sempre visto che solo chi pensa in grande e poi si sporca le mani ottiene risultati “la dove c’è un albero alcuni vedono il bosco” Citazione non perfetta di Musil

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