Gianmarco Pozzecco: Il risultato sportivo conta meno della salute

Gianmarco Pozzecco nel giorno della ripartenza della BCL ha concesso una lunga intervista al Corriere dello Sport Stadio

Gianmarco Pozzecco nel giorno della ripartenza della BCL ha concesso una lunga intervista al Corriere dello Sport Stadio. Ecco alcuni passaggi.

«Parlare di ambizioni e obiettivi è complicato per via della pandemia».

«Se non si riesce a far capire che bisogna mettere la mascherina, è difficile spiegare che il risultato sportivo di una partita di pallacanestro ha un significato diverso rispetto a prima. Prima vengono altre cose, la salute anzitutto».

«Che accade se un giocatore del Galatasaray (avversario della Dinamo, ndr) ha un po’ di febbre, non sale sull’aereo e resta a Sassari? Oppure, al contrario, se accade a uno di noi quando andiamo in trasferta. Prima tornavi a casa e ti curavi, oggi non puoi farlo. Mi auguro che non accada a nessuno, ma non possiamo far finta di niente. Purtroppo nessuno può prevedere il futuro».

4 thoughts on “Gianmarco Pozzecco: Il risultato sportivo conta meno della salute

  1. Il risultato sportivo conta meno della salute, mi sento di dare ragione a Pozzecco.

    Eppure il risultato sportivo conta, e anche parecchio, non c’è dubbio.
    E stiamo tutti lavorando, dirigenti, tecnici, giocatori e pubblico, perché ci sia un risultato sportivo anche in questo periodo – ormai molto lungo – di grande difficoltà mondiale.

    (Per togliere ogni dubbio, e proseguire sul tema principale: il pubblico fa il suo andando alle partite, quando gli è permesso, in condizioni molto anomale e certamente difficili, eppure risponde presente).

    Nonostante lo sforzo di tutti, ci saranno degli svantaggi per qualcuno, purtroppo: lo dimostra il caso Khimki.
    Svantaggi dovuti al virus troppo difficile da contenere.
    Caso difficile quello delle partite annullate, nel quale hanno ragione tutti, quindi il torto sarà assegnato a tavolino, e farà necessariamente scontento qualcuno, il Khimki, sembra a oggi.

    Del resto la regola del 20-0 è la meno sportiva tra tutte: provare a toglierla è una decisione certamente giusta e di valore nell’intento sportivo che cerchiamo di raggiungere nonostante le condizioni traumatiche.
    Ha molta ragione anche il Khimki, secondo me: avrebbero potuto fare i furbi e avvantaggiarsi anche loro del valore retroattivo delle nuove regole.
    Invece cadono vittima delle circostanze e della volontà di non fare i furbi.

    Attenzione però: c’è un valore sportivo profondo nell’evitare trucchi e furbate nello sport!

    Il Khimki dovrebbe rallegrarsene e la Lega glielo dovrebbe riconoscere pubblicamente e ufficialmente.
    Se il risultato sportivo di questa stagione riuscirà ad affermarsi nonostante tutto, sarà molto grazie al Khimki, che si è comportata in modo sportivo, e soprattutto NON ha innescato una serie di furbate che potrebbero compromettere la stagione.
    Ne paga un prezzo teorico in termini di risultati, ok, ma se venisse premiata in qualche modo, accanto al vincitore sul campo di questa edizione di EL per esempio, ammesso che non sia il Khimki stesso, sarebbe un grande spot a favore del risultato sportivo e contro tutte le furbate indotte dai tanti soldi mossi come valore aggiunto di quel valore sportivo che siamo tutti qui a difendere, ognuno per la parte che gli compete, secondo me.

  2. Sento tantissimi, veramente troppi, commenti su quanto la salute venga prima del lavoro. Vengono da chi non ha bisogno di lavorare affinché la propria salute, mentale e fisica, sia preservata. La dicotomia salute/lavoro è una falsità: non tutti, anzi solo pochi, possono permettersi di non lavorare e non avere problemi. Ho famigliari che aspettano la CIG da 3 mesi a fine mese hanno fame. Fame, chiaro? Non che hanno dovuto sospendere per 3 mesi di fae l’apericena: devono razionare quello che mangiano. C’è gente che non accenderà i caloriferi per non spendere, gente che non andrà a fare un esame preventivo sui tumori perché lo Stato ha fallito nell’organizzare il sistema sanitario e morirà di tumore fra qualche mese o anno (dati di fatto delle agenzie internazionali, non mie invenzioni).

    Vero, il risultato sportivo ha un significato diverso: è ancora più importante. Per quel poco che lo sport funziona, deve funzionare e far girare quei quattro soldi che danno da mangiare a magazzinieri, segretari, venditori di bibite, ecc. Compito dello Stato è metterci nelle condizioni di poter fare il nostro, cioè lavorare. Chiudere non è un gesto di responsabilità, è il fallimento di mesi e mesi di tempo durante i quali si potevano potenziare gli ospedali, distribuire mascherine e opuscoli sul loro buon uso, assumere controllori per i mezzi pubblici, ecc.

  3. Pozzecco ha detto che la salute è più importante del risultato sportivo, spiegando anche il come e il perchè. Non ha detto che la salute è più importante del lavoro in generale, parlando della popolazione normale. Inquadrare il suo pensiero in quella chiave è una strumentalizzazione fuori contesto.

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