Piero Guerrini su Tuttosport firma l’editoriale «Ora basta parlare di pubblico». Ecco il passaggio determinante.
«Incredibile, ma vero, nell’attuale situazione pandemica c ‘è ancora chi parla di pubblico. Vero, è necessaria una norma unica nazionale, anche per i palasport. Ma di rado tutti i biglietti disponibili sono venduti, ora. Eppoi se qualche società ha speso più di quanto avesse, considerando la biglietteria? Ebbene ha sbagliato. E nel professionismo simili errori non devono essere consentiti. Forse si arriverà a una selezione naturale che norme più ferree avrebbero indotto».

Ragionamento non simpatico ma che ci puo’ stare
Certo, quando il governo ha permesso alle edicole di stare aperte durante la pandemia i giornalisti non hanno subito come altre categorie il dramma del lavoro. Magari se invece il governo le avesse chiuse per prime, i giornalisti che pensano “Eeeeeeh, ma scherziamo tutti chiusi e se le società non hanno messo via milioni di euro possono anche chiudere” sarebbe qui invece a dire “Meglio aprire in maniera sensata al 20/30% del pubblico e far lavorare un po’ le persone che altrimenti sarebbero senza lavoro”
@Mr Tate: anche questo ragionamento ci sta.
Non e’ la sede, questa, per approfondire l’approccio del governo a questa inedita e assurda situazione. Certamente non e’ facile salvare capra e cavoli (salute e economia). Alla fine ci vuole un pizzico di buon senso, credo.
Certamente tutti sanno che questa e’ una stagione minata dalla possibile sospensione e/o cancellazione. Volendo ragionare come il giornalista, non si sarebbe dovuto nemmeno iniziare.
Nella situazione attuale dove i contagiati stanno aumentando ogni giorno a tal punto che a breve entrerà l’obbligo della mascherina all’aperto come dar torto a Piero Guerrini?? Che ci piaccia o no questa è la situazione attuale in Italia e nel mondo..il paragone con le edicole è fuorviante perché in un palazzetto o in uno stadio l’assembramento è diverso rispetto a un edicola..
Il punto è che non esiste nessuna società che ha abbastanza denaro in cassa da resistere un anno e mezzo o due senza vere entrate. E qui non parliamo di società che hanno dipendenti “normali”, qui parliamo di atleti, che quindi hanno due caratteristiche fondamentali: hanno una carriera limitata e devono monetizzare il tempo il più possibile e hanno bisogno di giocare, non possono stare fermi troppo tempo. Se l’Europa chiude per altri 9 mesi, non so bene come riparte il basket, ma so che la domanda anzitutto è SE, non QUANDO.
Purtroppo è una questione di non facile soluzione finché non si troverà un vaccino contro il Covid..bisogna trovare altri rimedi perché i contagi stanno aumentando in ogni parte del mondo e in questo momento parlare di pubblico che sia al palazzetto o allo.stadio è pura utopia
Intervengo sommessamente su un argomento su cui abbiamo discusso già in passato a volte anche malamente perché ci sono molti che pensano di avere la soluzione chiara e soprattutto pensavo che lo sport sia solo divertimento e non lavoro.
Lavoro per gli atleti e per tutto quello che ci gira attorno, dagli addetti alle pulizie al giornalista di Eurosport.
Quindi NON esiste la soluzione facile e ovvia ma solo una via di mezzo che bilancia l’aspetto sopravvivenza da virus con l’aspetto sopravvivenza da non lavoro.
È la via di mezzo va cercato in modo iterativo con continue correzioni e mente aperte.
Per questo avere un ministro dello sport che dice che viene prima la salute mi fa venire l’orticaria (ma perché non va a fare il ministro della salute allora?).
E anche il giornalista dell’articolo non mi pare proprio a fuoco, perché ignora o finge di ignorare quali sarebbero i veri impatti della chiusura per un’altra stagione.
Che è esattamente quello che dice Mr Tate: rischio di chiudere per sempre o almeno per molti anni.
Io sono abbastanza convinto che si debba andare avanti con mente aperte a qualunque variazione e compromesso e tanta, tantissima flessibilità,
Non ci sono alternative migliori, mi sembra…
Aggiungo a ciò che dice Tom Sawyer che una delle cose più sbagliate uscite da questa pandemia è la dicotomia salute/lavoro. La cosa migliore per la salute di una persona che ha 50 anni e lavora nell’indotto del basket e faticherebbe a trovare un altro lavoro non è stare chiuso a casa mentre le leghe falliscono. Non risolviamo nulla scegliendo tutto aperto o tutto chiuso. Certo, per chi lavora da casa e ha un lavoro che esiste anche se arriva un altro lockdown può sembrare tutto facile, ma per chi deve lavorare fuori casa e deve mettere il pane sulla tavola, contrarre il virus non è lo scenario peggiore, quello peggiore e infilarsi in un garage con la macchina a motore acceso perché non sa come sfamare i figli. Con certe accortezze possiamo avere meno di quello che avevamo prima ma che è sempre meglio di nulla. Chi vuole il nulla temo abbia forse la pancia un filo troppo piena per capire quelli a cui la pancia brontola.
Possiamo stare ore a discutere su questo argomento così delicato dalle mille sfaccettature ma se nessuno di chi ha l’autorità ha la soluzione in mano come potremmo averla noi?? Finché i contagi aumenteranno il pubblico ce lo possiamo scordare..che piaccia o no questa è la triste verità
Esatto Mr Tate.
E lo dico io che posso lavorare da casa e lavoro per un’azienda che ha visto aumentare e non diminuire il lavoro e il profitto.
Ma non per questo, non vedo cosa sta succedendo altrove, incluso il basket.
Riguardo al pubblico, basta accortezza e il rischio è nettamente minore di qualunque ristorante o la metropolitana.
Di cultura e di sport si vive, cerchiamo di ricordarlo.
Io penso sia il caso di ragionare su procedure effettive, e non mobilitare sull’emotività, perché si va poco lontano. Le problematiche reali e profonde (perché potevano essere affrontate in modo strutturale, ma si è scelto di non farlo, scusate l’off topic ma neanche tanto) riguardano i trasporti (locali, nazionali ed internazionali), una parte di aziende che non ha provveduto ad aggiornare i DVR (poche aziende, ma seppur una minoranza sono presenti) ed il mondo del divertimento (quello spicciolo, discoteche e locali) che fa quello che vuole nell’impunità più totale (e che ha sempre fatto, sui Navigli come in Oltrarno). Le procedure ed i numeri che sono stati sperimentati nei palazzetti, garantiscono percorsi di “socializzazione” e di fruizione degli spettacoli sportivi in sicurezza? Certo che sì. Ho maggiori dubbi sugli sportivi, cui non possono essere garantite le norme di sicurezza dei normali lavoratori, e questo è un problema, perchè a quel punto sì che si baratta la salute per il soldo (che è tanto, ma insomma io eviterei discorsi del tipo “ma tanto con i soldi che prendono…” perchè è mercificazione allo stato puro e distillato). I decisori devono fare scelte sulla base di dati razionali: ad esempio mi fa strano che si parli tanto di rischio del ritorno a scuola (che ha delle grandi criticità ma è fondamentale) quando dentro le scuole le procedure sono al limite dell’assurdo, ma poi il sabato sera e la domenica pomeriggio tutti gli adolescenti in discoteca ( o simili)…ecco, i decisori non dovrebbero ragionare per proclami ma seguire le filiere, e allora si capisce dove intervenire con decisione in maniera chirurgica ed efficace. Azzerare i palazzetti non mi pare abbia carattere d’efficacia, e non mi pare risponda ad un’analisi razionale della filiera dei possibili contagi, anche perchè le procedure messe in campo sono assolutamente rigorose. Ma il principio: “chi si organizza con rigore, va avanti, chi invece fa il dilettante magari in malafade, va segato” non è che dalle nostre parti abbia mai avuto diritto di cittadinanza.