Piero Guerrini: Incredibile che ci sia ancora chi parla di pubblico

Piero Guerrini su Tuttosport: Forse si arriverà a una selezione naturale che norme più ferree avrebbero indotto

Piero Guerrini su Tuttosport firma l’editoriale «Ora basta parlare di pubblico». Ecco il passaggio determinante.

«Incredibile, ma vero, nell’attuale situazione pandemica c ‘è ancora chi parla di pubblico. Vero, è necessaria una norma unica nazionale, anche per i palasport. Ma di rado tutti i biglietti disponibili sono venduti, ora. Eppoi se qualche società ha speso più di quanto avesse, considerando la biglietteria? Ebbene ha sbagliato. E nel professionismo simili errori non devono essere consentiti. Forse si arriverà a una selezione naturale che norme più ferree avrebbero indotto».

11 thoughts on “Piero Guerrini: Incredibile che ci sia ancora chi parla di pubblico

  1. Certo, quando il governo ha permesso alle edicole di stare aperte durante la pandemia i giornalisti non hanno subito come altre categorie il dramma del lavoro. Magari se invece il governo le avesse chiuse per prime, i giornalisti che pensano “Eeeeeeh, ma scherziamo tutti chiusi e se le società non hanno messo via milioni di euro possono anche chiudere” sarebbe qui invece a dire “Meglio aprire in maniera sensata al 20/30% del pubblico e far lavorare un po’ le persone che altrimenti sarebbero senza lavoro”

  2. @Mr Tate: anche questo ragionamento ci sta.
    Non e’ la sede, questa, per approfondire l’approccio del governo a questa inedita e assurda situazione. Certamente non e’ facile salvare capra e cavoli (salute e economia). Alla fine ci vuole un pizzico di buon senso, credo.
    Certamente tutti sanno che questa e’ una stagione minata dalla possibile sospensione e/o cancellazione. Volendo ragionare come il giornalista, non si sarebbe dovuto nemmeno iniziare.

  3. Nella situazione attuale dove i contagiati stanno aumentando ogni giorno a tal punto che a breve entrerà l’obbligo della mascherina all’aperto come dar torto a Piero Guerrini?? Che ci piaccia o no questa è la situazione attuale in Italia e nel mondo..il paragone con le edicole è fuorviante perché in un palazzetto o in uno stadio l’assembramento è diverso rispetto a un edicola..

  4. Il punto è che non esiste nessuna società che ha abbastanza denaro in cassa da resistere un anno e mezzo o due senza vere entrate. E qui non parliamo di società che hanno dipendenti “normali”, qui parliamo di atleti, che quindi hanno due caratteristiche fondamentali: hanno una carriera limitata e devono monetizzare il tempo il più possibile e hanno bisogno di giocare, non possono stare fermi troppo tempo. Se l’Europa chiude per altri 9 mesi, non so bene come riparte il basket, ma so che la domanda anzitutto è SE, non QUANDO.

  5. Purtroppo è una questione di non facile soluzione finché non si troverà un vaccino contro il Covid..bisogna trovare altri rimedi perché i contagi stanno aumentando in ogni parte del mondo e in questo momento parlare di pubblico che sia al palazzetto o allo.stadio è pura utopia

  6. Intervengo sommessamente su un argomento su cui abbiamo discusso già in passato a volte anche malamente perché ci sono molti che pensano di avere la soluzione chiara e soprattutto pensavo che lo sport sia solo divertimento e non lavoro.
    Lavoro per gli atleti e per tutto quello che ci gira attorno, dagli addetti alle pulizie al giornalista di Eurosport.
    Quindi NON esiste la soluzione facile e ovvia ma solo una via di mezzo che bilancia l’aspetto sopravvivenza da virus con l’aspetto sopravvivenza da non lavoro.
    È la via di mezzo va cercato in modo iterativo con continue correzioni e mente aperte.
    Per questo avere un ministro dello sport che dice che viene prima la salute mi fa venire l’orticaria (ma perché non va a fare il ministro della salute allora?).
    E anche il giornalista dell’articolo non mi pare proprio a fuoco, perché ignora o finge di ignorare quali sarebbero i veri impatti della chiusura per un’altra stagione.
    Che è esattamente quello che dice Mr Tate: rischio di chiudere per sempre o almeno per molti anni.

    Io sono abbastanza convinto che si debba andare avanti con mente aperte a qualunque variazione e compromesso e tanta, tantissima flessibilità,
    Non ci sono alternative migliori, mi sembra…

  7. Aggiungo a ciò che dice Tom Sawyer che una delle cose più sbagliate uscite da questa pandemia è la dicotomia salute/lavoro. La cosa migliore per la salute di una persona che ha 50 anni e lavora nell’indotto del basket e faticherebbe a trovare un altro lavoro non è stare chiuso a casa mentre le leghe falliscono. Non risolviamo nulla scegliendo tutto aperto o tutto chiuso. Certo, per chi lavora da casa e ha un lavoro che esiste anche se arriva un altro lockdown può sembrare tutto facile, ma per chi deve lavorare fuori casa e deve mettere il pane sulla tavola, contrarre il virus non è lo scenario peggiore, quello peggiore e infilarsi in un garage con la macchina a motore acceso perché non sa come sfamare i figli. Con certe accortezze possiamo avere meno di quello che avevamo prima ma che è sempre meglio di nulla. Chi vuole il nulla temo abbia forse la pancia un filo troppo piena per capire quelli a cui la pancia brontola.

  8. Possiamo stare ore a discutere su questo argomento così delicato dalle mille sfaccettature ma se nessuno di chi ha l’autorità ha la soluzione in mano come potremmo averla noi?? Finché i contagi aumenteranno il pubblico ce lo possiamo scordare..che piaccia o no questa è la triste verità

  9. Esatto Mr Tate.
    E lo dico io che posso lavorare da casa e lavoro per un’azienda che ha visto aumentare e non diminuire il lavoro e il profitto.
    Ma non per questo, non vedo cosa sta succedendo altrove, incluso il basket.
    Riguardo al pubblico, basta accortezza e il rischio è nettamente minore di qualunque ristorante o la metropolitana.
    Di cultura e di sport si vive, cerchiamo di ricordarlo.

  10. Io penso sia il caso di ragionare su procedure effettive, e non mobilitare sull’emotività, perché si va poco lontano. Le problematiche reali e profonde (perché potevano essere affrontate in modo strutturale, ma si è scelto di non farlo, scusate l’off topic ma neanche tanto) riguardano i trasporti (locali, nazionali ed internazionali), una parte di aziende che non ha provveduto ad aggiornare i DVR (poche aziende, ma seppur una minoranza sono presenti) ed il mondo del divertimento (quello spicciolo, discoteche e locali) che fa quello che vuole nell’impunità più totale (e che ha sempre fatto, sui Navigli come in Oltrarno). Le procedure ed i numeri che sono stati sperimentati nei palazzetti, garantiscono percorsi di “socializzazione” e di fruizione degli spettacoli sportivi in sicurezza? Certo che sì. Ho maggiori dubbi sugli sportivi, cui non possono essere garantite le norme di sicurezza dei normali lavoratori, e questo è un problema, perchè a quel punto sì che si baratta la salute per il soldo (che è tanto, ma insomma io eviterei discorsi del tipo “ma tanto con i soldi che prendono…” perchè è mercificazione allo stato puro e distillato). I decisori devono fare scelte sulla base di dati razionali: ad esempio mi fa strano che si parli tanto di rischio del ritorno a scuola (che ha delle grandi criticità ma è fondamentale) quando dentro le scuole le procedure sono al limite dell’assurdo, ma poi il sabato sera e la domenica pomeriggio tutti gli adolescenti in discoteca ( o simili)…ecco, i decisori non dovrebbero ragionare per proclami ma seguire le filiere, e allora si capisce dove intervenire con decisione in maniera chirurgica ed efficace. Azzerare i palazzetti non mi pare abbia carattere d’efficacia, e non mi pare risponda ad un’analisi razionale della filiera dei possibili contagi, anche perchè le procedure messe in campo sono assolutamente rigorose. Ma il principio: “chi si organizza con rigore, va avanti, chi invece fa il dilettante magari in malafade, va segato” non è che dalle nostre parti abbia mai avuto diritto di cittadinanza.

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