Zeljko Obradovic: Ho tifato perchè Messina diventasse il primo coach europeo in Nba

Alessandro Maggi

Zeljko Obradovic, nella viglia di Olimpia Milano vs Fenerbahce, ha rilasciato una lunga intervista a Alberto Marzagalia di EuroDevotion

Zeljko Obradovic, nella viglia di Olimpia Milano vs Fenerbahce, ha rilasciato una lunga intervista a Alberto Marzagalia di EuroDevotion.

Su Ettore Messina

«Ho tifato perché diventasse il primo vero europeo coach in NBA, ma quello non è accaduto. Il  perché si sa bene: non vogliono che succeda (ndr il termine usato è ben più esplicativo). Gli va bene Mike D’Antoni perché è americano, gli va bene Igor Kokoskov perché in realtà è cresciuto là, ma loro veramente non accettano questa cosa. E ti confermo che io sto bene qui, sono felice qui».

Sul gioco di Ettore Messina

«Oggi tante squadre hanno principi simili e tutti si conoscono bene. Su Ettore ti aggiungo che mi sono bastati pochi minuti nel torneo di Oaka per capire che quella era una squadra allenata da lui. Ne riconosci subito i principi, l’organizzazione , la voglia di fare certe cose. Sa dare la sua impronta da subito. Ed allora su queste gare ti dico che  si vincono pensando al proprio gioco ed a quello che si vuole fare».

Sul momento del Fenerbahce

«Tutto il programma non è stato normale. 6 nazionali, 2 fuori per infortunio, praticamente nessun allenamento decente prima delle amichevoli di Treviso e Bologna. Dodopichè andiamo ad Atene per il Pavlos Giannakopoulos ed arriviamo a 4 gare in 4 giorni. La sera della domenica torniamo ad Istanbul ed il lunedì c’è il “media day” di Eurolega. Due allenamenti e poi al giovedì giochiamo a Gaziantep per la Supercoppa con l’Efes… Perdiamo e De Colo non è brillante, ma come poteva esserlo dopo due soli allenamenti con noi? In tutto questo finalmente sono felice  di averlo, visto che non aveva passato nemmeno un secondo con noi prima. Sai, io dò sempre una settimana libera ai giocatori dopo la nazionale, perché non voglio esagerare la pressione. Non è buono per la squadra, ma lo è per i singoli e la loro gestione. La conseguenza è che abbiamo bisogno di allenarci per consolidare le nostre idee, per conoscere i nostri giochi che magari soprattutto i nuovi, ma non solo, possono dimenticare talvolta».

«La prima gara di Madrid è stata buona, potevamo vincere contro una grande squadra. Poi arriva il rovescio di Belgrado, segnando 56 punti, dove sbagliamo tutto. Grande sorpresa perché quella settimana ci eravamo allenati molto bene. Parlando coi giocatori ci si chiede perché si sia tirato 8/29 da 3 e 9/29 da 2. “Abbiamo tirato male coach ?”, mi chiedono. “No, abbiamo costruito brutti tiri”. Perché è successo, quando è perfino rientrato Vesely? Forse perché il suo rientro in parte ci ha fatto pensare di vincere più facilmente. Due giorni dopo giochiamo ad Ankara e lascio fuori Gigi, Nando e Jan. Voglio dare responsabilità agli altri e va tutto bene, vinciamo e lo facciamo con una buona prova. Conferma che eravamo sulla buona strada. Poi battiamo il Baskonia, che è un’ottima squadra ed intanto proseguiamo bene in Turchia. Ma voglio più ritmo ed aggressività, soprattutto offensiva».

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