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Olimpia Milano vs Fenerbahce | La gestione di Pianigiani, la scollatura con la squadra, l’interpretazione della gara

Inutile parlare di possibilità. Lasciamo passare la giornata. Olimpia Milano-Fenerbahce va analizzata per quelli che sono stati i 40’. Un totale disastro biancorosso

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Inutile parlare di possibilità. Lasciamo passare la giornata. Olimpia MilanoFenerbahce va analizzata per quelli che sono stati i 40’. Un totale disastro biancorosso, ben oltre il 90-104 finale. Tre punti rapidi, sul resto torneremo più avanti.

La gestione di Simone Pianigiani

Simone Pianigiani verrà giudicato a fine stagione dal club, scudetto o meno in tasca. Contano i risultati. Come per tutti. Una piccola premessa. In un incontro con i giornalisti ad inizio stagione, gironzolando per il campo, il coach senese disse: «L’obiettivo sono i playoff? L’obiettivo è giocarsi i playoff sino in fondo». Coerenza, è quello che ha ripetuto per tutta la stagione. Si può anche chiamare «maniavantisimo», certo, però questo è il primo punto. L’Olimpia Milano si è giocata i playoff sino alla fine, e magari avrà un’altra opportunità ad Istanbul. Ci sono poi state le sfortune, Nemanja Nedovic e Arturas Gudaitis.

Ma è anche arrivato James Nunnally, e in fin dei conti non si può pensare che questa squadra abbia viaggiato sopra ritmo. Le imprese? Al Pireo con l’Olympiacos, forse ad Oaka contro il Panathinaikos. E oggi puoi avere dietro lo Zalgiris, il Bayern Monaco, il Khimki privo di Alexey Shved per trequarti della stagione, Gran Canaria, Buducnost e Darussafaka. Non commenteremo mai le parole di Simone Pianigiani in sala stampa, è un giochino che lasciamo ad altri, ma non vi diremo che l’Olimpia ha stupito in questa EuroLeague. Perchè non l’ha fatto, al netto delle logiche difficoltà di una competizione di tale livello.

Il rapporto giocatori vs coach

Non parleremo di squadra «che ha giocato contro». Non siamo al bar. Ma è lecito chiedersi se non ci sia, al momento, una certa scollatura tra alcuni elementi della squadra e Simone Pianigiani. L’Olimpia Milano, giovedì sera, semplicemente non c’era. Piccolo trotto in difesa, affanno in attacco, come dimostrano le palle perse in doppia cifra già nel primo tempo. Niente corsa, movimenti senza palla, spaziature minime. Niente di niente. Mike James ha spesso dato la sensazione di essere un corpo estraneo, prendendosi qualche responsabilità solo nel quarto quarto (quando cerca di aggiustare le cifre? Non vogliamo pensarlo). Nemanja Nedovic, fisico o non fisico, si è nascosto. E a rimbalzo anche il Fenerbahce ha fatto quello che ha voluto, con il solo James Nunnally ad alzare i toni.

A questo si aggiungono Mindaugas Kuzminskas, Christian Burns e perchè no Alen Omic (17’’ in campo, ma perchè? E non siamo qui a chiedere che i giocatori non siano umiliati, per favore…): gente che non ha più certezze neanche in quello che sapeva fare, poco o tanto che fosse. Non a caso, i migliori sono stati James Nunnally, l’ultimo arrivato, e Curtis Jerrells, un fedelissimo del coach.

Scollatura? Ci sono tutti gli ingredienti. E con questo non vogliamo dire che sia definitiva: Simone Pianigiani ha certamente capacità superiori rispetto a tutti i suoi ultimi predecessori in quanto a “gestione della crisi”.

La gestione della gara

Una squadra, l’Olimpia Milano, che non ha più niente da dare. E un coach che pare perdere lucidità, lui che ha sempre saputo navigare nella stessa direzione, anche controvento, anche nella burrasca.

Pare, perché ogni cosa avrà la sua spiegazione, ma allora ci chiediamo: perché sponsorizzare il «quintetto piccolo», per poi avere il momento di ripensamento sul parziale che porta Milano al 30-30 (lì il controparziale turco che segnerà il match)? Perché panchinare Mike James nel secondo quarto visto l’impatto, per poi ricordarsi che «si gioca con chi ci ha portato sino a qui»? Perché Mindaugas Kuzminskas gioca neanche 9′ con una squadra ben diversa dalle sue “nemesi” Cska o Olympiacos? Perché Nikola Kalinic ha potuto produrre 9 punti in 3′ ad inizio secondo tempo costruendosi uno contro uno in post basso indisturbato?

Ma soprattutto, perché l’Olimpia Milano si è presentata “vuota” alle gare decisive della sua stagione europea, dopo esserlo già stata nel periodo delle Final Eight di Coppa Italia? Quanti momenti di flessione deve avere questa squadra in una stagione?

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5 thoughts on “Olimpia Milano vs Fenerbahce | La gestione di Pianigiani, la scollatura con la squadra, l’interpretazione della gara

  1. Certifichiamo il fallimento della gestione Pianigiani, una volta per tutte.
    Un indizio, due, tre… ci sono evidenti problemi di approccio nelle partite decisive dentro/fuori: le due Coppa Italia forse condite da un approccio di “superiorità” o di “risparmio” in vista delle partite successive (in generale direi “superficialità”), troppe partite in cui nei momenti decisivi la squadra si è sciolta, tra cui le ultime due di EL… forse con il Fenerbahce era troppo sperare nella vittoria, ma almeno il sangue andava sputato. Unico raggio di sole, i playoff 2018. Con il terrore che non si ripetano quest’anno (vedasi anche il calo di prestazioni in LBA).

    Siamo arrivati sulle ginocchia e mentalmente svuotati alla fase decisiva della stagione: forse puntare su 7-8 giocatori in EL senza dare spazio ai comprimari poteva essere un buon indizio per questo epilogo.
    Il peggio è che i comprimari non hanno aggiunto nulla al loro bagaglio tecnico ed esperienziale. I vari Burns, Della Valle, Cinciarini (anche se in misura minore) dopo essere stati trattati da soprammobili e sventolatori di asciugamani, come approcceranno i playoff di LBA e come affronteranno, se ne avranno opportunità, un’altra stagione di EL con questi presupposti?

    Pianigiani non ha creato un gioco, c’era una parvenza di squadra ma si è dissolta nelle difficoltà.
    Non è stato minimamente un valore aggiunto, perché puoi prendere tutti i campioni che vuoi ma li devi far funzionare in un ingranaggio oliato. 2 anni, 2 possibilità, zero prospettiva. Meglio cambiare.

  2. Per come è strutturata la rosa ho sempre penensato ad un’Olimpia tipo San Antonio Spurs, ossia con due quintetti, quello titolare, con un gioco fatto di pick ‘n’ roll, di circolazione, ecc ed un quintetto “della morte” con Jerrells, ADV, Kuz ad alzare il ritmo della partita con corse, transizioni. Fatico a comprendere da sempre una gestione dell rosa come quella in atto. Credo che sia plausibile uno scollamento tra squdra e allenatore, ma mettere in dubbio la professionalità di uomini come Cincia, ADV, ecc non me la sento. Come non me la sento di gettare la croce sempre addosso a James. Forza molto, è vero, ma è il suo ruolo, ma ha comunque bisogno di qualcuno che gli tolga un certo tipo di pressione (non a caso con un Nedo decente ha sempre giocato delle partite di ottimo livello, da MVP qual’è). Non è solo quella di ieri, ma è da 2/3 partite che è nettamente in calo e sospetto che il livello della benza sia prossimo allo zero anche per lui.
    Il vero problema di Pianigiani, non è il gioco (è basato quasi esclusivamente sul tiro da 3 visto il livello di tiratori che abbiamo) ma quello di non essere MAI MAI MAI riuscito, e con lui il suo corposo e numerosissimo staff, un cavolo di sistema difensivo degno di nota!
    Al.Mi.

  3. Cosa che paghiamo qualche volta anche in lba. Ci sono gare in cui permettiamo troppo agli avversari. Poi basta un quarto decente dietro e mettiamo in fila tutti.
    Del resto, se non ricordo male, a Siena era l’assistente Banchi a curare la difesa, non Pianigiani.
    Lo ribadisco: siamo cresciuti un po’ ma per progredire dobbiamo cambiare coach e prenderne uno piu’ completo.

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