Così Coach Simone Pianigiani ha commentato la partita di Trieste: “C’erano tutti i presupposti per fare fatica, perché Trieste aveva entusiasmo, con Dragic un roster profondo e tanta voglia di vincere questa gara con lo stimolo della Coppa Italia, invece siamo stati bravi. James ci ha messo in ritmo all’inizio, abbiamo avuto un buonissimo approccio, poi quando siamo andati un po’ in difficoltà, al minimo di energia, dopo il doppio impegno di EuroLeague, siamo rimasti incollati e nel finale abbiamo mostrato la lucidità e l’esperienza per fare le giocate decisive anche in difesa. Gudaitis aveva un problema alla caviglia, ha preso tanti contatti, quelli che non siamo riusciti ad assorbire bene, tanto che mi aspettavo qualche tiro libero in più, ma nel finale mi è piaciuto che abbia avuto la freddezza di mettere i liberi, tenere la posizione, difendere bene sul pick and roll. Poi è chiaro che i miei hanno mostrato tanta voglia di vincere comunque, nelle difficoltà, nella stanchezza, e che l’abbiano fatto con quintetti inusuali, protagonisti differenti in realtà è quanto sta succedendo già da un po’ di tempo. Per questo sono soddisfatto. E’ stata una partita da playoff come ambiente, giusto così, ma paradossalmente questo ci ha aiutato a entrare in partita”.

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  1. Segnalo episodio del secondo quarto di cui sembra non essersi accorto nessuno e invece è stato plateale e clamoroso. Kuzminskas già in campo si arrabbia molto con Gudaitis, non si capisce bene perché, poi quando torna in panchina gli si siede di fianco, continua a urlargli qualcosa, lancia l’asciugamamo a terra e si sposta nel posto in panchina più lontano da quello del suo connazionale. Direi che la dice lunga su un clima in squadra non proprio sereno.

  2. In un certo senso la partita di Trieste conferma alcune delle cose che stiamo dicendo su Pianigiani e il suo sistema, e l’adattamento dei suoi giocatori a quel sistema.
    E anche le scelte dell’allenatore sui minuti da dare o da non dare a ciascuno, secondo me.

    Nel secondo e terzo quarto s’è vista in campo una gran confusione da parte nostra, della quale Trieste ha saputo approfittare per stare in vantaggio quasi fino alla fine.
    Aldilà del risultato e di qualche bell’azione individuale, quella confusione di iniziative personali tentate e abortite, o tentate ma in modi da vita spericolata, quella confusione non la vorresti mai vedere in una squadra del nostro livello, che aspira a crescere.
    È brutta. Non la vedrai mai nel Fener, nel Real.

    Se è brutta per un tifoso, figurati per un allenatore!
    Figurati per un allenatore come Pianigiani.
    Quella confusione, aldilà del fatto che con Trieste hai una tale differenza di talento che vinci lo stesso, quella confusione nasce da caratteristiche dei giocatori ben precise.
    Ovvero: i campioni veri, e i buoni giocatori, sanno comprendere un sistema, giocarci dentro, e prendere i propri vantaggi all’interno delle scelte vantaggiose che quel sistema offre.
    Nedovic, per fare l’esempio del più brillante, quando gli arriva la palla in quel momento e in quel posto del campo, sa che ci sono dei vantaggi specifici, IN QUELLA POSIZIONE, tra cui scegliere quello più adatto a seconda delle reazioni avversarie e della posizione dei propri compagni.
    Dunque legge e comprende il proprio sistema di gioco, e ritaglia le proprie caratteristiche al suo interno, per ricavarne il vantaggio di squadra.
    La squadra gira, i punti fioccano perché vengono da tiri realizzati con vantaggi costruiti.
    Si vede un disegno, non una confusione, e all’interno del disegno, si vede anche la classe e la fantasia del singolo.

    Quando invece i giocatori non capiscono il sistema, e soprattutto i suoi vantaggi, tentano l’azione personale nel senso peggiore del termine, ovvero tentano quello che sanno fare. Ne viene qualche canestro, ma molta confusione.
    E contro le squadre organizzate e forti, la confusione, l’iniziativa personale a casaccio, la paghi.

    Tutto ciò è piuttosto visibile in campo, ma soprattutto lo è stato in modo netto nei due quarti centrali di Trieste, dove non riuscivamo a venire a capo della partita.
    Io credo che sia soprattutto questa la prospettiva di Pianigiani, per valutare i suoi giocatori.
    Se tu non vedi il mio sistema e i suoi vantaggi, se tu insisti per la tua strada, mettendo a soqquadro la squadra, non mi servi.
    Burns, per esempio, che a me piace molto, per dire, è uno che il sistema proprio non lo capisce: per sua natura, per i suoi istinti, per la sua atleticità strabordante.
    E Pianigiani, purtroppo per lui, non lo fa giocare – neanche in Italia.

    Ora: si può obiettare che Pianigiani non sia Obradovic, o Popovich, per dire due grandissimi allenatori capaci di dare un sistema ben definito alla squadra, netto e riconoscibile, ma più flessibile da interpretare, perché è più rigido di loro.
    Ok.
    Resta però il fatto che dal suo punto di vista, cioè quello che dobbiamo prendere se vogliamo provare a comprendere le sue scelte, uno che gioca per i fatti suoi – perché non sa o perché non può, o perché non vuole, non importa – non può stare in campo.
    Perché se lo fa, come si è visto a Trieste quando c’erano in campo Fontecchio e Della Valle e Burns insieme, si genera una confusione intollerabile, e poco efficiente anche per il risultato.

    Un allenatore migliore forse sarebbe riuscito a valorizzare quei giocatori, chissà, ma non Pianigiani che è il nostro.
    Va ricordato, però, che sotto di lui, tutti quelli che giocano stanno avendo la migliore stagione di carriera come statistiche e rendimento, primo tra tutti Gudaitis che in questo sistema e con questo allenatore è maturato fino a diventare un vero gran giocatore, dal ragazzino che era quando è arrivato…

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