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Le scelte chiare di Pianigiani e la perfezione richiesta da Buscaglia: Milano resta in controllo

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Il 2-0 di Milano arriva dopo una prova meno convincente di quella di gara 1, che non è nulla di diverso dall’ennesima dimostrazione che nei Playoff, nell’arco di 48 ore, tanto, se non tutto può cambiare. Quello che non cambia è la netta superiorità biancorossa in termini di talento, profondità e fisicità: tutte situazioni che restano inarrivabili per Trento, come per qualunque altra avversaria italiana.

Serie finita? Sempre rischioso affermare qualcosa del genere, sebbene in soccorso ci arrivino dei numeri abbastanza chiari: è presumibile che una squadra che ha vinto tutte le prime cinque sfide stagionali, con scarti di 9, 19, 8, 13 e 10 punti,  perda 4 dei prossimi cinque episodi? Per ulteriori certezze, rivolgersi ai bookmakers, che su certe cose ci lavorano per mestiere e scopo di lucro, mai mossi da tifo o passione.

Ma… sì, c’è un ma, che tiene ancora in vita il verdetto: Trento si è leggermente avvicinata. Il che non basta, perché come ha detto Maurizio Buscaglia, al solito lucido lettore delle partite, «Dobbiamo essere perfetti». L’Aquila può volare alto solo così.

  • Andrew Goudelock ed ancora Andrew Goudelock. A costo di essere ripetitivo, sta dominando Playoff e serie sfoggiando movimenti che nel vecchio continente sono del tutto inusuali, tanto da essere difficilmente gestibili per qualunque difesa. Un giorno un grande allenatore del passato mi disse che la differenza tra NBA ed Europa sta in un mezzo secondo di esecuzione e lettura: in questo AG0 ricorda Albert King, protagonista della celeberrima Milano-Livorno del 1989. In Italia, non ha e non potrà mai avere rivali. Per trasferire l’efficacia delle sue doti in Eurolega, l’Olimpia dovrebbe affiancargli un sistema vero che ne possa coprire le falle, che sono più di stazza che di attitudine.
  • Alla fine del primo tempo di ieri sera, dopo 60′ giocati nella serie, la squadra di Pianigiani aveva un clamoroso 24/43 da tre punti. E come si può stare in partita contro una statistica simile? Se nel primo episodio la maggior parte di queste triple furono figlie di una costruzione attenta e di una ricerca sistematica, ieri sono state molto più risultanza di puro talento individuale. Nei momenti decisivi sono stati Jerrells e lo stesso Goudelock ad aprire la scatola. I punti del break nel secondo quarto, il tiro del 62-49, quello del 71-61, in questo caso di Bertans, e quello del 74-64: tutti momenti che hanno respinto la voglia di giocarsela dell’Aquila, quando un riavvicinamento sarebbe potuto essere pericolosissimo per i padroni di casa.
  • 35-27 a rimbalzo è altra dimostrazione che sì, Trento ha atleti formidabili ed assai aggressivi in questo fondamentale, ma tale efficacia si perde molto contro la stazza milanese. Gudaitis e Tarczewski sono imprendibili per Hogue e compagni. 3 punti in 25′ con soli 5 tiri sono poco o nulla per il centro trentino, fuori dalla serie in atto e per tutto. Aveva perfettamente ragione Meo Sacchetti, quando alla domanda sulle eventuali difficoltà milanesi nel rincorrere un pivot sottodimensionato, mi rispose «No, nessun problema, perché non ha tiro dalla media. L’avesse, cambierebbe tutto». Perché in fondo, l’ex Iowa State, è più interno dei due rivali milanesi: eh sì, però 15 cm sono duri da regalare a chiunque. Gli 0′ di Lechtaler offrono un’ulteriore chiave di lettura in questo senso. Se Hogue, come Sutton, non entrano nella serie, si può tranquillamente dire che sia finita.
  • Si diceva del riavvicinamento di Trento rispetto a gara 1: ma è realmente avvenuto? Sì, in parte sì, ma come sempre va valutato nell’ottica della prestazione di entrambe le squadre. Meglio Trento, peggio Milano, ovvia gara più combattuta. Ma forse per Buscaglia è ancora più preoccupante, perché se anche in una serata tecnicamente non di prima fascia gli avversari vincono senza grossi patemi, è chiaro che la differenza si conferma abissale. Cosa può fare l’Aquila di più? In primis una chance deriva dal recupero di Flaccadori. Senza di lui, sono solo nuvoloni grigissimi. Il secondo tempo si è giocato in territorio più consono alle abitudini trentine: un successo è ipotizzabile solo sotto i 75-78 punti. Oltre diventa questione di talento legato all’attacco e le speranze di vedere una serie combattuta si affievoliscono.
  • Tecnicamente, dai primi minuti, si è vista qualche novità importante dei bianconeri. Qualche uscita a ricciolo, anche ben premiata, per offendere anche al ferro in modo differente ed aprire il campo soprattutto per Silins, ottimo ad inizio gara e poi progressivamente sparito. L’Olimpia ha giocato peggio rispetto a gara 1, ma la forza e la bravura di Pianigiani è stata quella di capire che più di tanto i suoi, in termini di pallacanestro ben organizzata non possono dare: per caratteristiche personali e per mancanza di sistema. Scegliere gli isolamenti giusti ed insistere, anche troppo ma con convinzione, su certe situazioni di mismatch vuol dire capire cosa la tua squadra può e sa fare. Certo, dopo nove mesi si può giocare meglio come collettivo, ma il realismo è parte importantissima di ciò che si chiede ad un coach. Ampliando il discorso all’Eurolega, tutto ciò non basterà mai e poi mai: lì o si gioca in 5 veramente, o si naviga nei bassifondi, con qualche limitata e saltuaria soddisfazione derivante da prove balistiche di un certo peso.

 

LE PAROLE DEI COACH

Torniamo a quanto già accennato: «Dobbiamo essere perfetti». «Quei 4 -5 possessi hanno fatto la differenza, soprattutto nel secondo quarto, che ha scavato il break». E si torna pure al realismo. Buscaglia analizza il tutto alla perfezione, riconoscendo la forza milanese ma sottolineando come non si debba aiutarla con errori che i suoi possono e sanno non commettere. Insolito il suo nervosismo finale in sala stampa, decisamente atipico, conoscendolo: cosa è accaduto per causare quella piccola polemica finale sull’ultima domanda che arrivava o meno? Non lo sappiamo, magari lo sapremo…

Dopo nove mesi tutti abbiamo avuto il piacere di sentire Simone Pianigiani parlare di basket vero in conferenza stampa. Bando a “vissuto”, “tarli” e “cahiers de doleances” che ben poco si addicono ad un ambiente che è nato, cresciuto ed ha creato il suo mito attraverso guerrieri come Cesare Rubini, Sandro Gamba e Dan Peterson, dove si è sempre lottato, in campo e fuori, senza mai proporsi come vittime. «I nostri lunghi non sono giocatori di post basso, quindi inutile dargli la palla in quella situazione». Risposta decisa, chiara, concetto ribadito con un secco «No, non dovevano dargli la palla più spesso». «Abbiamo scelto isolamenti in certe situazioni di mismatch che abbiamo volutamente creato». Altro concetto estremamente lineare, senza fronzoli, che dà l’idea di una decisione studiata, programmata ed eseguita. Si fa così. E se di qui in poi avessimo il piacere di udire nuovamente concetti di pallacanestro vera e tecnica, saremmo tutti pronti a scommettere che tante incomprensioni e malsopportazioni da parte dell’ambiente milanese, pubblico e non solo, si potrebbero in buona parte superare. Perché, sia chiaro, la competenza, da queste parti, non è cestisticamente saltuaria, perché  dura da circa 80 anni. E vale mille vittimismi inutili.

 

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maurozz
Ospite

Rimane sempre quella noiosa incapacità di chiudere le partite quando si dovrebbe. Per il resto una partita sofferta più di quel che dicono le percentuali, con troppa insistenza sulle triple quando Trento aveva capito come chiudere l’arco.
Piaciuto poco l’arbitraggio ondivago anche se mi è parso comunque equilibrato.

palmasco
Ospite

Per insistere sul tuo interrogativo fondamentale – cosa può fare ancora di più Trento? – la questione passa da una domanda fondamentale, secondo me: la prestazione decisamente sottotono di Sutton è figlia di un momento suo di forma scarsa, oppure delle scelte difensive di Milano? Per provare a rispondere si deve guardare il campo, dove spesso vediamo che è Tarczewski a marcare Sutton, appena si avvicina all’area (nel senso: non quando gioca sul perimetro). Tarczewski che ha fisico potente almeno quanto quello di Sutton, e piedi altrettanto veloci, atletismo paragonabile. (tutte qualità che purtroppo Kaleb ancora non riesce a sfruttare… Leggi il resto »

U. Fo
Ospite
U. Fo

Sutton e’ fuori forma. Aggiungendo la buona difesa, anche fisica, di Milano, so capisce il suo limitato rendimento. Stessa cosa per Hogue, che ha ben figurato contro i lunghi di Avellino e Venezia ma che fatica molto contro i nostri. Ricordiamo anche la biona difesa dei nostri piccoli che impediscono buoni tiri alle guardie avversarie ma anche buoni scarichi ai centri. Trento vincera’ una gara ma non credo di piu’ perche’ Milano sta giocando sfruttando al meglio la propria forza e tecnica, scoprendo ad ogni partita un nuovo protagonista. Questa e’ una caratteristica da grande squadra. Trento e’ frustrata. Sinceramente… Leggi il resto »

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