Brescia è arrivata pronta, Milano non aveva consapevolezza sul da farsi

Sono i Playoff, si conoscono da diversi decenni. Quel che accade oggi può essere smentito in 48 ore, i ribaltoni sono all’ordine del giorno, gli aggiustamenti sono la chiave di tutto, nonché le uniche armi a disposizione dei coach, che non hanno tempo di allenare in questi giorni. Vale per tutti, si viaggia, si analizzano le gare attraverso video e sessioni solo tattiche, si gioca. Devi essere pronto a tutto, devi saper reagire ad ogni eventualità, che sia un problema di falli, una novità tecnica da affrontare, un acciacco od infortunio inatteso, un fischio che non gradisci. Per fare tutto ciò devi esserti preparato prima e sia Milano che Brescia hanno avuto una settimana di tempo, grazie al buon lavoro fatto nei quarti, che ha permesso loro di chiudere le rispettive serie sul 3-0, sebbene con sforzi ed esiti nel punteggio differenti.

La differenza tra la Leonessa e l’Olimpia sta tutta qui: gli uomini di Diana sono arrivati pronti, tatticamente come psicologicamente, perfettamente consci di ciò che li aspettava e con le armi affilate per colpire l’avversario dove ha poche difese. Pianigiani ed i suoi sono giunti all’appuntamento senza consapevolezza del da farsi, incapaci di affrontare una minaccia ben conosciuta e preventivabilissima, direi più che certa.

  • Inno a Michele Vitali. Provo a leggerla come si fa in NBA, partendo dai giocatori. Straordinario, basta questo. A 27 anni da compiere, ha raggiunto una maturità tecnica e tattica che si accompagna ad una “garra” da vero MVP. Perché Michele oggi è il miglior italiano di questo campionato, e nemmeno di poco. 28 metri di campo gestiti al meglio, senza un momento di pausa: intenso, pronto a sfruttare ogni disfunzionalità (tante) del sistema milanese, non forza, prende ciò che la gara dà ed il resto se lo guadagna di suo. Esce dai blocchi con la ferocia di una belva, difende in modo impeccabile, sia come presenza fisica che come capacità tecnica. Non era questo giocatore, lo è diventato, in un crescendo che, da inizio della scorsa stagione, gli rende un onore infinito. Oggi vale perfino palcoscenici assai più prestigiosi. Quando me lo descrisse così Riccardo Sbezzi, ad inizio stagione, pensai fosse un po’ esagerato: aveva ragione lui, una volta di più.
  • L’attacco alla zona da parte di Milano. Tutti erano pronti a vedere tanti minuti di 3-2, era scontatissimo. La zona è quel meccanismo difensivo che prende forza dagli attacchi avversari, oltre che dalla propria organizzazione. Se le dai fiducia, questa ti sbranerà e ti entrerà nella testa, prima che nel fisico. Milano non ci ha capito niente fin dal principio. Lo ammetto, ho avuto tali e tanti dubbi nel vedere lo scempio tecnico dell’attacco guidato da Cinciarini e Jerrells che ho dovuto rileggermi appunti di anni ed anni: ma attaccare una zona dispari col fronte pari non vale più?  Ed allora scatta anche il messaggio di primo mattino, doveroso. Coach, ma la zona 3-2 se si attacca  a fronte dispari, non prevede obbligatoriamente il tentativo di battere l’uomo per farla ruotare? Risposta: ovvio. Se muori di esitazioni dei tuoi due playmaker, che poi è il solo Cincia, è finita. L’Olimpia non ha eseguito  nulla per attaccare in quel senso e non è mai stata minaccia in 1vs1. Peccato capitale inconcepibile, al netto di due “pointguard” che non hanno nelle loro caratteristiche queste capacità. Sintomaticamente terribile una penetrazione del capitano: uomo battuto, esitazione e passo di arretramento a rimettere in gioco la prima linea della difesa: il canestro che ne deriva è casualità senza futuro. Che non c’è stato.
  • I rating offensivi di stagione dicevano che l’attacco a metà campo spesso preferito da Diana, avrebbe dovuto dare grande vantaggio a rimbalzo ai biancorossi: come si può non dominare, potendo schierare Tarczewski e Gudaitis, alla voce carambole in situazioni meno dinamiche di transizioni etc? 33-32 Milano vuol dire pressoché parità. Come ha fatto Diana a parare il colpo? Con intensità e voglia. Come ha fatto Pianigiani a non stravincere in quella statistica? Senza intensità e senza voglia. In sostanza ciò che preferivano i bresciani avrebbe dovuto favorire Milano, in uno strano gioco di imposizioni: ma l’Olimpia, da inizio stagione, non impone mai, segue. Spesso non basta ed allora si verifica l’assurdo di un’avversaria che non ama correre, ma vince correndo di più , in pieno territorio favorevole ai meneghini.
  • La maledizione del “4” milanese. Cory Jefferson, Dada Pascolo, Mindaugas Kuzminskas. Tutti brocchi? Tutti “soft”? Tutti incapaci di interpretare un ruolo pressoché sempre ricoperto in carriera? Venendo da un weekend a Belgrado in cui Pablo Laso ha spiegato al mondo degli “stretch 4” o dei “4 perimetrali”, se vogliamo dirla alla nostra maniera, che a pallacanestro il 4 è un lungo che può anche giocare lontano dal ferro, ma che non può stare solo sul perimetro a ricevere scarichi, alternando a perfezione i Reyes ed i Thompkins, la domanda è semplicissima: sono gli interpreti che non funzionano (nessuno?) oppure è il copione che non va? Tornando indietro di qualche anno, l’unico “4” che ha reso per il suo valore è stato Kangur, perfetto esempio di giocatore da lasciare sul perimetro per quegli scarichi. Sistema Banchi e Pianigiani simili, problemi simili nel ruolo: anche un Melli è stato allontanato da questa situazione. Nel gioco di Jasmin Repesa, totalmente  differente, Milan Macvan si fece valere in tantissime occasioni: siamo certi che non potesse essere uomo giusto, con la sua multidimensionalità? La mia risposta è no, non sono certo, anzi sono convinto che si dovesse puntare su di lui, anche in virtù di un costo molto limitato.
  • “Eh, niente…” L’incipit, ormai cantilena, della sala stampa del coach senese oggi è ad un bivio. Quel “niente” non basta più. Milano resta la favorita, e non solo di questa serie, ma per legittimare questi favori, deve assolutamente giocare  pallacanestro, cosa fatta poche volte quest’anno: non bastano uomini più forti, non basta un roster più lungo. Il budget non ha mai vinto un campionato, forse una serie. Cantù è stata illusione, aiutata dall’arrivo senza energie dei brianzoli? Non può essere solo così. Ci vorrebbero anche facce diverse, dal campo alla panchina: ragazzi, se sei l’Olimpia devi averne consapevolezza ed avere un volto più impositivo, con la gioia di esserlo e di indossare una divisa in cui conta quel che c’è scritto davanti, non dietro. Altrimenti, quella potenziale superiorità, diventa l’immagine reale di quel “niente”. Non è nemmeno pensabile che questa serie non sia più che aperta.

 

 

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17 pensieri su “Brescia è arrivata pronta, Milano non aveva consapevolezza sul da farsi

  1. Sono d’accordissimo su Michele Vitali, il migliore italiano in Italia, giocatore di grandissimo pregio, capace di giocare dentro un sistema, che non ha bisogno di troppi palleggi, di troppi tiri per fare risultato.
    Non sai quanto ho sperato che per una volta i nostri ci vedessero bene e lo prendessero, sarebbe stato perfetto per noi, l’anno prossimo.
    Per Brescia ieri ha fatto la differenza. Anche se ben marcato, ha fatto canestri pazzeschi, irreali – che peraltro a lui riescono spesso…

    Milano principalmente, secondo me, troppi tiri buoni sbagliati, soprattutto da 3.
    E questo, non è una scusa, ma una colpa, è figlio della ruggine della settimana senza partite: a parte Pianigiani che l’ha fatto notare in comferenza stampa, in campo s’è visto quanto fossero emozionati i nostri.
    Goudelock che ha sbagliato cose che può sbagliare in giornate così, quando emotivamente non è a posto; Micov che sembrava d’acciaio, invece è un emotivo, e s’è visto quanto ci ha messo ad entrare in partita; Kuzminskas con la solita faccia afflitta di quando non gli entrano i tiri; Abass che non ha capito bene come mai era in campo e non in panchina; Tarczewski che non ha capito in che parte del campo si trova, e che non riusciva ad afferrare un pallone, che fosse alto sopra la sua testa, o basso tra i suoi piedi…

    Pianigiani è un uomo celebrale, lo dicono i suoi commenti sulle partite. Un uomo di testa, e, guardando la partita di ieri, dobbiamo concludere che a questa squadra con questi giocatori, troppe chiacchiere fanno male – figurati quante gliene ha fatte un uomo di testa come il loro allenatore in una settimana di fermo – sono uomini d’azione, una partita via l’altra per trovare il loro ritmo, senza troppe chiacchiere. Mi spiego così che siano arrivati “non pronti”.

    Per come si sono messe le cose, praticamente da subito, a me è parso buono, già lì al Forum, che siamo rimasti attaccati alla partita.
    Lo so che dirlo sembra strano, pensando al portafoglio di Milano e al curriculum dei suoi giocatori, ma in campo non ci vanno né i soldi né i curriculum, ci vanno uomini.
    Da come erano tesi e nervosi, è già tanto che siano rimasti sempre in partita, Brescia certo era emotivamente più preparata, loro no, ma nonostante ciò sono rimasti lì.
    Per me è un segno di forza. Vedremo domani se mi sbaglio. Spero di no.

    Una delle maggiori correzioni da fare, oltre all’attacco alla zona che ormai tutti sanno quanto ci faccia soffrire, è in difesa sul cambio sistematico del lungo sul piccolo.
    Non funziona e non serve, s’è visto anche troppo chiaramente ormai, strano che non lo veda lo staff, e lo dicono soprattutto i numeri a rimbalzo. Se i nostri due grandi centri sono fuori dall’area, come si può pensare che dominino il tabellone difensivo? (come invece sarebbero più che capaci di fare…)

    Io penso che la prossima partita i nostri faranno vedere un piglio emotivo ben diverso, più sciolto, più consapevole, obbligando Brescia a giocare una partita diversa, meno controllabile.
    E spero, ma anche penso, che una volta entrati in ritmo “serie”, troveranno i mezzi per mostrare sul campo la propria classe, senza troppi celebralismi del loro allenatore.

    Che avrà sbagliato la preparazione emotiva in settimana, ma in campo alla fine ha trovato la mossa dei tre piccoli insieme, e per un pelo, e qualche episodio sfortunato, non ribaltava la partita…
    Perché una cosa è chiara a chi c’era: tutto il Forum diverse volte ha visto che il ribaltamento sarebbe stato possibile.

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  2. Personalmente, non ho questa grande fiducia. Sara’ anche un allenatore chiacchierone ma presentarsi in campo cosi’ tesi non esiste. Come li scorso anno, se la partita prende la piega giusta, giocano tutti da fenomeni ma al primo tiro sbagliato tutti (o quasi) si sciolgono. E’ questo che mi rammarica. Ed e’ figlio della mancanza di sicurezza data, in termini di non gioco, dallo staff. A questo livello lo trovo inammissibile. La ruggine? Perche’ ce l’abbiamo solo noi?

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    1. Forse mi sono espresso malino. La mia non è fiducia, che non potrei avere in un sistema che non c’è, ma solo ragionamento sui valori in campo comparati agli altri: poi è chiaro che se Milano gioca tatticamente e psicologicamente così, non va da nessuna parte. Cosa possibilissima, perfino probabile secondo molti.

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  3. Macavan aveva un bel tiro ma la mobilità e la verticalità dell’ultimo Sabonis. Oltre a un allenatore che lo ha massacrato facendolo giocare da 5 quasi sempre.
    Ma un coach normale a Milano non lo sanno trovare?

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    1. Vero della verticalità, ma sul ruolo ti riporto le sue parole precise che mi disse : Io sono un 5 che può giocare anche da 4. Giovanili (nazionale in cui da 5 massacrò De Andre Jordan..) e carriera fino al Partizan sempre da 5.

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  4. Giusto far notare le difficoltà nell’attaccare la difesa a zona, che per altro si erano già viste in partite di regular season, anche se alla fine averne fatti 82 a Brescia nonostante errori banali e una partita non giocata a ritmi elevatissimi è indice a mio avviso del fatto che la chiave della sconfitta sia stata più una difesa mal funzionante, peraltro senza fare quasi mai fallo per tutto il primo quarto, poi meriti anche a M.Vitali e Cotton perché alcuni dei loro canestri non erano banali (subire da Ortner, però, è meno giustificabile). Questa volta avrei criticato duramente la conferenza stampa di Pianigiani, perché finché parlava del famoso vissuto e dell’inesperienza dei giocatori in ambito di Eurolega io ero pure d’accordo, ma di fronte a Brescia anche no (il tutto perché Moss e Ortner avrebbero “vinto molti titoli”? Ma dai…da noi c’è chi ha giocato Final 4 e finali di europei). Credo però che, per quanto discutibile a livello tecnico, sia uno che sa il fatto suo nel gestire lo spogliatoio e nel tenere sul pezzo l’ambiente, speriamo che la squadra appocci in ben altro modo gara2 perché con un’altra sconfitta si rimaterializzerebbero i fantasmi della scorsa stagione. Un’unica nota riguardo a ieri, è che la partita ha confermato l’impressione che ho da tempo sul fatto che cavalcare a fondo i nostri lunghi in attacco come molti vorrebbero non sia così semplice, soprattutto Tarczewski ha limiti tali che se non è posto nella condizione di una schiacciata facile della palla sa farsene ben poco. Avere Lavrinovic e Andersen era ben altra cosa… Andrebbero sfruttati invece ben di più Pascolo e Kuzminskas nei tagli o vicino a canestro, anche se mi sconforta vedere come le loro espressioni non siano esattamente quelle di due giocatori combattivi e con un carattere alla Roberto Premier (contento infatti dell’arrivo di Burns, ci servono giocatori di durezza per il futuro)

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    1. Giustissima annotazione, a mio parere, sui lunghi. Ad oggi si tratta di giocatori adatti ad essere serviti solo sulle rollate. NO jumper e no movimenti sono un limite, spesso nascosto dai pochi palloni ricevuti.

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  5. Repesa non perdeva occasione per spronare i giocatori e ricordare loro che erano dei privilegiati a giocare a Milano, avendo uno stipendio corposo garantito e un pubblico non certo caldo, ma che ti lascia tutto sommato tranquillo.
    Repesa diceva che giocare a Milano OBBLIGA a dare il 100% e a VINCERE: “Fare o non fare … non c’è provare” (o era Joda? 🙂 ).
    Pianigiani sembra sempre giustificare e le facce rassegante mi fanno parecchio innervosire.
    Si può perdere, ma non si può dimenticare di essere a Milano, di essere dei privilegiati: bisogna dare almeno quanto si riceve.

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    1. Perfettamente d’accordo, ne parlai anche con Jasmin: eccessiva la “comfort zone” concessa ai giocatori. E di questo non sono certo responsabili né Scariolo, né Banchi, né Repesa e nemmeno Pianigiani.

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  6. Leggo che Pianigiani sa tenere sul pezzo la squadra. Non mi e’ sembrato cosi’ a Firenze in coppa italia (l’esatto contrario) , non era cosi’ nelle partite di eurolega che contavono per noi (quelle contro squadre “al nostro livello”) e non lo e’ stato ieri sera. E queste sue continue giustificazioni…. ma ci crede davvero? Non cerco il solito capro espiatorio ma a me, questo, non sembra un coach cosi’ capace…
    Giusto coinvolgere la societa’, sia quando si vince, sia quando si perde. Senza voler rivangare il passato ma la gestione del caso Gentile era gia’ un esempio. E comunque sono due anni che ci ritroviamo con un gruppo di giocatori che si integrano poco tra loro e conunque non lottano come si pretenderebbe da un giocatore di Milano. Insomma: c’e’ tanto da lavorare!

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    1. Dopo 10 anni sappiamo che il responsabile non è l’allenatore o i giocatori , ma chi sta sopra e lui nn se ne andrà mai , quindi inutile parlare del resto ….

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    2. Pianigiani arriva da un passato in cui la società si faceva carico di tutto, anche ben oltre il dovuto e lecito. Milano ha dimostrato in questi anni di non supportare gli allenatori quando necessario, anzi. Diverso il discorso tecnico, in cui, personalmente, concordo con te.

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  7. Non credo sia inutile parlare di tutto il resto. Senza noi tifosi noi esisterebbero le societa’, i dirigenti, i coaches e i giocatori. Probabilmente anche il Sig. Giorgio Armani che, detto brutalmente, caccia i soldi, non ha validi consiglieri. Oppure non gli interessa nulla della squadra e la “usa” come veicolo di pubblicita’…. Credo piu’ alla prima che alla seconda ma lasciatemi questa innocente illusione.

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    1. Lo abbiamo detto mille volte: questa è la situazione milanese. Attendiamo, fiduciosi o meno, un’inversione di rotta, decisa, totale. Arriverà? Difficile con gli stessi interpreti.

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