Bello vincere gara-1, meraviglioso stravincere. Ma Milano è davvero troppo per Cantù oppure…

105 è il numero della (parziale) redenzione milanese, come 105 furono i punti del disastro di Firenze. In America li chiamano “statement game” ed il termine è cucito perfettamente addosso ad una gara 1 di Playoff che nascondeva tante insidie per l’Olimpia, decisamente più interne che oggettive, ma che la truppa di Pianigiani ha gestito perfettamente sin dalla palla a due. Fuga immediata senza mai voltarsi, se non in un paio di passaggi a vuoto giustamente sottolineati dal coach: in altre occasioni, meno lineari e definite, potrebbero costare cari.

E’ una domenica mattina lieve quella dei tifosi milanesi, tutta da godere, ma non deve togliere spazio alla consapevolezza che si tratta solo del 33,3% di quanto serve per fare il primo passo verso un successo imprescindibile. Perché, ammoniscono sempre da oltre oceano, “statement game” ha senso solo al plurale.

Cosa ci lascia il netto successo biancorosso e cosa possono fare i brianzoli per entrare questa serie, cosa che non hanno fatto ieri sera?

  • I numeri della sfida sono impietosi. basti quella combinazione di 11/13 da due e 2/3 da tre milanese nel primo quarto. «Senza piegare le gambe una partita non può esserci». Ha ragione ed è lucidissimo coach Sodini. La gara non è nemmeno iniziata, in queste condizioni. L’Olimpia ha saputo trarre vantaggio dalle proprie illimitate componenti e lo ha fatto con ordine e precisione balistica invidiabile. Se in stagione vi erano stati episodi singoli di successi figli di prove notevoli dall’arco, il 50% di ieri è parso, per la prima volta, figlio di un gioco. Tant’è che è stato accompagnato dal 59,2% da due, logica conseguenza di una doppia dimensione di pericolosità.
  • I playoff sono quella parte di stagione in cui allenare vuol dire una parola sola: aggiustamenti. Cosa può “aggiustare” Sodini? Una cosa, su tutte. Forse la sua squadra, reduce da una stagione favolosa, ha pensato di potersela giocare con Milano alla pari senza bisogno di sforzi eccezionali. Errore figlio non tanto di presunzione, che i canturini non hanno mai dimostrato,  quanto di una leggerezza che si è tramutata negativamente in rilassatezza. Ora tutto, come quasi sempre nelle gare che contano, si gioca sul saper imporre. Quello che il coach deve poi ricomporre, più che aggiustare, è provare a convincere i suoi che questa gara sia stata figlia di errori propri più che della forza avversaria. A volte, allenando, una bugia detta bene può diventare più stimolante di una verità dura da digerire. Sul campo aggiustare vuol dire attaccare gli esterni milanesi con maggiore continuità e provare a contenerli sul primo passo: senza quello, nei PO sei morto. Milano non ha penetratori eccelsi: se concedi almeno 8 layup solitari, è finita prima ancora di iniziare, anche perché al possesso dopo pigli una consequenziale tripla.
  • Finalmente le parole di Pianigiani hanno avuto una reale conseguenza in campo. «Siamo pronti perché abbiamo lavorato bene». E’ proprio questa la sensazione che si è avuta, quella di una squadra pronta, in questo caso ben allenata. Dopo tante storielle cui nessuno credeva più da tempo e dopo tanti episodi controversi, si tratta di tutto ciò di cui Milano aveva bisogno. Ora, se sei veramente pronto, non puoi che dar seguito a tutto questo e lo devi fare sapendo che si tratta di PO. Dove, sebbene tu abbia mezzi che gli altri nemmeno si sognano, si deve saper gestire il momento difficile, che ogni 48 ore può arrivare. Il salto di qualità di Milano sta proprio qui: giocare e vincere anche quando tutto non fila liscio come in questa gara e le percentuali non sono eccellenti.
  • Tecnicamente parlando la gara del Forum è la chiara dimostrazione di quello che non si fece a Firenze: la palla ai lunghi, che allora furono lasciati in tribuna. Cantù non ha nessun mezzo tecnico e fisico per difendere contro Tarczewski e Gudaitis. Se vai lì, non c’è partita. Che poi è cosa che si evince poco dai numeri, poiché i due centri hanno finito con un per niente clamoroso 4/9, ma il solo coinvolgerli è bastato per smantellare il castello canturino. E se la contromossa implica una chiusura di squadra “sotto”, sul perimetro si aprono praterie in cui cavalli di razza come Micov, Goudelock e Kuzminskas (che giocatore vero lo è) possono fare quello che vogliono. E’ la storia della coperta corta, che perfettamente si addice al gioco moderno basato sul “pick and roll”: devi scegliere, ma se sei troppo esposto su un lato del campo, non hai speranze.
  • Serie ben indirizzata? La forza milanese non ha pari in Italia se ben gestita, ma i PO insegnano che nel giro di 48 ore le cose possono cambiare totalmente. Al netto di frasi fatte del tipo “sarà una serie lunga” (ma chi l’ha detto? Chi lo sa prima di giocarla?) è bello vincere gara 1, ed è favoloso, ma solo per i tifosi, stravincere. Controsenso? No. Il “massacro del Memorial Day”, quel celeberrimo 148-114 con cui i Celtics distrussero i Lakers nel 1984, piuttosto che il recentissimo 95-67 del Pana sul Real nei PO di Eurolega insegnano. Come finirono quelle serie lo sappiamo, ma dubitiamo, in questo caso, che Cantù abbia, tra le sue armi, un Kareem Abdul Jabbar da 30+17+8 od un Reyes da 18 con anche 2/2 nelle triple per ribaltare il risultato in gara 2. La domanda, e quindi l’equilibrio eventuale di questa serie, sta tutta qui: Milano è troppo per Cantù oppure si è trattato di quella strana combinazione, che a volte a accade, in cui una delle due è troppo bella e l’altra troppo brutta? Di certo, dopo un massacro, o crolli, oppure reagisci col doppio della forza. Così come chi ha vinto può rilassarsi oppure dare seguito al dominio in modo chiaro. Ce n’è per entrambe le opinioni. La mia resta quella già espressa. Milano è troppo per tutti. Mancasse qualche tassello per giustificare questo mosaico, due nomi soltanto: Willie Deane e Jonathan Tabu. Sì, loro erano le assicurazioni Playoff in passato. Oggi quel nome è Jordan Theodore.
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3 pensieri su “Bello vincere gara-1, meraviglioso stravincere. Ma Milano è davvero troppo per Cantù oppure…

  1. Pianigiani ha detto che per i PO sarebbero stati pronti, e lo hanno dimostrato, tutti. Molto bene. Sarebbe bello credere che quel “pronti” si riferisca a tutte le partite che faremo – e in questo momento non c’è motivo di dubitarne.

    Cosa succederà nella seconda partita?
    Cantù non sarà quella spensierata della prima, come hai detto, ma non è squadra da infilarci col p&r, non avendo un gioco dentro l’area particolarmente pericoloso o atletico o di taglia.
    Attaccherà con gli esterni, che possono essere molto pericolosi, soprattutto se in giornata di grazia.
    Penso che sarà lì che proveranno a vincere la partita, giocando con più calma e meno nervosismo di quanto li abbiamo visti fare ieri sera.
    Speriamo di riuscire ad evitare il cambio sistematico col lungo sull’esterno, che già ieri s’è visto che non funziona le rare volte che è successo. Ecco, di fronte a una difesa ben organizzata sugli esterni, le loro percentuali inevitabilmente calano parecchio.
    Quella è una chiave.

    La seconda, secondo me, è preparare uno straccio di giochi contro la zona, che sicuramente proveranno a infliggerci, e che ci mette sempre in difficoltà…
    Ma Pianigiani ha detto che siamo pronti.
    E noi siamo qui per vederli dimostrarlo ancora!
    E ancora, e ancora.

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  2. Partita super. Approccio positivo. Chi ben comincia….. Non mi siederei pero’ sugli allori: iera ha funzionato tutto molto bene! Non potremo certo tirare sempre con il 50% da tre, specie giocando ogni due giorni. Quello che non mi e’ piaciuto ieri e’ che senza il Cincia l’attacco non gira molto. Theodore e’ fuori (giustamente) ma con un vero play soli non si vince un campionato (credo). Kuz ha dimostrato carattere. Goudelock e’ una certezza. Micov e’ il nostro vero fuoriclasse vero, in entrambi i lati del campo. I due centri sono una sicurezza. Vedremo se questo sara’ sufficiente per arrivare in fondo. Per ora gidiamoci l’uno a zero!

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