Milano, la LBA e un’Eurolega da imparare a gestire

L’Olimpia è in testa al campionato. Notizia? Non esattamente. Diciamo che le quote dei bookmakers non erano altissime a riguardo, né oggi, né per quel che riguarda i verdetti di fine stagione. Quello che pesa di più, nell’analisi dei recenti risultati meneghini, è la forma, che, dopo mesi di stenti e prestazioni del tutto discutibili, soprattutto per mancanza di qualità cestistica, inizia a dare riscontri leggermente positivi, anche in quelle gare un filo più pesanti che la Milano di Pianigiani aveva sinora regolarmente perso, con pochissime eccezioni.

Bologna, seppur contro un avversario limitatissimo dagli infortuni, Avellino, forse la prova più convincente, e due giorni fa la vittoria contro Reggio, che ha seguito il successo di Bamberg, anche qui però contro un avversario che pensava certamente più a Ludwigsburg che ad aggiungere una W nemmeno tanto prestigiosa in Eurolega, sono segnali importanti e finalmente chiari: il talento di Milano non ce l’ha nessuno, nemmeno lontanamente in LBA. Il che non vuol dire che sarà una passeggiata, come due degli ultimi tre campionati hanno ampiamente dimostrato, ma vi è certezza che questo sia il gruppo più talentoso da tre anni a questa parte in maglia biancorossa.

I nostri abituali cinque punti, per analizzare qualcosa che vada oltre il verdetto dell’ultimo turno di campionato.

  • l primo posto sarà una questione a due coi campioni d’Italia veneziani: calendario simile, entrambe con un paio di trasferte complicate ed il resto del percorso sulla carta assai abbordabile. Probabile, od almeno possibile che il verdetto arrivi al Taliercio all’ultima di campionato, anche se la bilancia pende moltissimo verso le parti del Forum.
  • Oggi l’Olimpia pare essere decisamente la prima forza nazionale, tuttavia l’equilibrio di un torneo che non eccelle per qualità ha dato sinora risultati assai contrastanti. Dall’inizio dominante di Brescia, alla crescita Reyer, poi Avellino che a gennaio appariva superiore e Milano che si è ricompattata dopo il disastro di Coppa Italia. Tralasciando i piazzamenti per i Playoff, seasmolto dipenderà da come le squadre arriveranno ed agli eventuali correttivi in vista della postseason. Solo a livello di esempio, cosa potrebbe essere una Bologna che inserisse il famoso ed atteso “4” piuttosto che un rinforzo in regia? Vale per tanti, come la stessa Brescia, così come conteranno lo stato fisico e gli eventuali infortuni. Ovvio che un roster come quello milanese sia in grado di distribuire energie e di coprire eventuali mancanze molto più degli altri.
  • 39-36 e 53-34 sono i due parziali del Forum contro Reggio Emilia, forse la squadra più in forma del momento tra le avversarie possibili.  10 giocatori tra i 14 minuti (Abass) ed i 27 (Micov) sono dimostrazione di buonissima gestione, come avrebbe dovuto essere sin da molto tempo fa, soprattutto in campionato. Lo “0” di Kuzminskas, non certo brillante negli ultimi tempi, fa il pari con quelli precedenti di Goudelock, ma, a parte lo stato di forma individuale, non è altro che normale risultanza di un roster che ha mille opzioni, in cui tanti, a rotazione, paiono essere dimenticati nei tabellini. Esattamente come accadeva ad inizio 16/17, ovvero da quando lo stesso roster è stato allargato a dismisura. Nelle W (italiane) Milano tira il 57,5% da due ed il 34,5% da tre, mentre nelle L si scende al 47,5% ed al 31,4%. Non è tanto questo, quanto il dato delle conclusioni ad essere particolare: 60,7 tiri quando si vince, 68,4 quando si perde. Questione di ritmo, questione di limitazione possessi che si riflette anche sull’attacco? E’ dato da seguire nelle prossime giornate.
  • 7 vittorie consecutive in LBA non dicono nulla di particolare. Lo dice la storia recente. Furono 10 ad inizio stagione 16/17, poi altre 6 tra la 18ma e la 23ma giornata. 7 tra la 19ma e la 25ma nel 15/16, 20 tra la 6a e la 26ma nel 14/15 ed ancora 19 nel 13/14 dalla dodicesima a fine stagione regolare. Ciò che è doveroso sottolineare è come, dopo 59 gare di Eurolega con la nuova formula, lo staff milanese non sia stato in grado di regolare l’impegno a dovere, da nessun punto di vista, come dice un record di 18-41. Per tutta la stagione abbiamo sentito l’allenatore attuale lamentare mancanza di energia, sia mentale che fisica, in un quadro di infortuni assai limitato e normalissimo (chiedere nel caso a Real e  Valencia cosa voglia dire avere realmente problemi di infortuni…). Lo scorso anno la situazione fu molto peggiore, tra epurazioni (Gentile) ed infortuni gravissimi o mal gestiti (Dragic e Simon). Minimo comune denominatore? Mai stati nel quadro Playoff europeo, se non nel 4-3 iniziale della scorsa stagione. Questo è il lavoro numero uno su cui concentrarsi, ovvero capire come si fa a giocare una stagione simile restando ad alto livello, come fanno le altre. Ad oggi su 16 squadre di Eurolega, solo 9 possono essere prime nei loro campionati (ad esempio in Spagna solo 1 può essere prima, in Grecia, Russia e Turchia pure…) e tutte, tranne Bamberg lo sono, solitarie o in coabitazione. L’Eurolega non può essere una “scocciatura” che,  solo una volta abbandonata come possibilità future, dia modo di crescere e cominciare a giocare veramente in campionato. Altrimenti saranno sempre e solo ingiustificate lamentele.
  • Talento? Tanto. Futuro? Potrebbe essere roseo. L’opinione personale è che questa squadra sia a soli tre (quattro) correttivi dal poter competere anche in Europa. Un play “alla Mike James”, imprescindibile, un suo cambio, un 2-3 atletico in grado di stare con gli esterni fenomenali che ci sono in Eurolega, ed un “4” abbastanza, ma non solo, “perimetrale”. Con tutto ciò si potrebbe cominciare a giocare veramente a pallacanestro di squadra, sulla falsariga delle strutture delle migliori del continente. Il che non vuol dire “fare” i Playoff, ma di certo poter lottare veramente. Per l’Italia, il talento odierno è sicuramente già una buonissima base per conquistare uno scudetto che, al solito, si ritiene dovuto. Con ben chiaro in testa che, se sarà così, vi sarà merito ed anche tanto. Perché vincere è difficile, vincere da “condannati a farlo” è molto più complicato.
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13 pensieri su “Milano, la LBA e un’Eurolega da imparare a gestire

  1. Lba o serie a poco cambia: Milano e’ condannata a vincere. E si sa, questa non e’ la situazione ideale per farlo. Il talento c’e’, il gioco comincia a vedersi ma la gestione degli USA sara’ fondamentale per il prosieguo. Io credo che si debba avere il coraggio di accantonare JT e dare spazio a cui’ che senza di lui si e’ creato, costi quel che costi. M’Baye e Kuz potranno essere alternati Tarchesky e Goudaitis impensabile che non ci siano. Pascoli puo’ fare la differenza. Cosi’ si puo’ competere, credo.

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  2. Ma infatti questi due mesi e passa di problemi alla caviglia per theo , qualche dubbio lo lasciano ,’poi Magati uscendo dalla panca potrà essere più efficace come play da rottura

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    1. Nel ruolo di PG dico Granger od Heurtel preferendo il primo nettamente come leadership. Esterno atletico, ma capace di giocare e difendere al ferro Honeycutt piuttosto che Gabriel. Da 4 mi piace molto Vezenkov, ma il sogno sarebbe un multidimensionale come Aron White piuttosto che Moerman o Thompkins. Tutta gente raggiungibile, non fenomeni assoluti, ma che costerebbero nel range di JT e Goudelock, anche meno.

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  3. “L’opinione personale è che questa squadra sia a soli tre (quattro) correttivi dal poter competere anche in Europa”.

    “Soli”? In sostanza 3/5 del quintetto base. E ti pare poco?

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  4. Non credo si tratti di 3/5 di quintetto base. Sicuramente un PG forte, il giocatore più importante. L’esterno atletico può venire dalla panchina, così come il 4 perimetrale, che dipende da chi e come allenerà. L’esborso importante serve per il PG su tutti.

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  5. Praticamente per competere mancano SOLO play titolare forte, due ali da quintetto e un play di livello per la panca.
    Poca roba insomma…
    Quanto ai nomi fatti dal signor Marzagaglia, gli irraggiungibili (Granger, Thompkins, Heurtel, Honeycutt) resteranno tali, quelli su cui eventualmente puoi lavorare sul mercato non mi sembrano player da playoff di EL.
    Mi aggiungo alla schiera dei critici sul nome LBA, solo marketing, con l’assonanza NBA, ma la umilissima Serie A rimane.

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    1. Sul play titolare forte siamo d’accordo: è esigenza numero 1. Sull’irraggiungibilità di Granger, Heurtel ed Honeycutt non direi proprio. Sapendo cosa guadagnano i vari Theodore e Goudelock, nonché quello che avrebbe preso Young, direi che le risorse ci sono. E non stiamo parlando di Shved, Rodriguez e nemmeno di Llull. I top assoluti a Milano non vengono e lo sappiamo. Ma con gli altri si può parlare, poi dipende se vogliono venire in una società che ha fatto 21-48 in tre anni. ma questo è un altro discorso.

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      1. Mi sembra si sia dato da solo la risposta migliore specialmente se prendiamo il record europeo su base biennale.
        Strappare oggi giocatori alle big spagnole mi sembra un attimo utopistico; le risorse non mancano, manca però la cultura sportiva e, a parte mercenari alla Goudelock o carneadi a questo livello come Theodore dimostratosi inadeguato, è difficile per questa società attirare giocatori di alto rango.
        Mi accontenteri di prendere ciò che il nostro miserrimo campionato propone; Shields mi sembra una plausibile mossa, per lo spot di 2/3 che necessariamente andrà riempito e non perderei tempo cercando gente come Mike James che obiettivamente ha ben altro mercato.
        Altro nome da tenere in considerazione per quello spot è Okoye di Varese.
        Serve finalmente un 4 che da anni non vediamo calcare i legni del Forum, dotato di un bel tiro affidabile da 3, tosto e fisico dietro.
        Per il play andrei domattina a prendere Scott Wilbekin.

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    2. Guardiamo in faccia alla realta’: per competere davvero in eurolega a questa squadra manca davvero un ottimo play, uno buono per dare il cambi e un quattro di livello. E forse ancora qualcosina.
      A mio modesto parere, poi, serve anche un coach TOP, fondamentale per creare un ciclo che duri tre quattro anni.

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