Continua il buon momento Olimpia: non c’è scampo per la Virtus nella favolosa cornice del “Madison”.

Quarta vittoria consecutiva di Milano in #LBA, già dato importante, ma quel che colpisce di più è il modo perentorio e sicuro con cui gli uomini di Pianigiani escono vincitori da quello che è senza dubbio alcuno il posto più bello d’Italia per giocare a pallacanestro, come confermato anche da Capitan Cinciarini a fine gara.

Ben diverso il peso di questo successo rispetto alle W precedenti con Capo, Brindisi e Sassari, inframezzate dall’indelebile macchia della Coppa Italia a Firenze. Dopo la prova indecente contro Cantù, l’Olimpia pare aver dato chiari segnali di risveglio e di ritorno ad una doppia dimensione che possa permettere di giocare a buon livello in Eurolega e dominare in Italia: nulla di diverso da quanto si credeva di poter fare e si doveva fare, con un roster di questo valore.

Piace la squadra nel suo insieme, piace la condivisione di responsabilità secondo ruoli precisi, e piacciono infine anche le rotazioni, in grado di coinvolgere tutti i potenziali protagonisti di una panchina che è infinita per il torneo nazionale. E perché no, piacciono anche i “timeout”, che iniziano da arrivare dopo parziali negativi più limitati, senza attendere la fuga dell’ultimo bue per chiudere la stalla.

  • Fondamentale, decisiva e senza pari come importanza la statistica a rimbalzo da dieci giorni a questa parte. 39 vs 33 con Efes, 39 vs 31 con Khimki, 27 vs 20 con Sassari e 39 vs 28 con Bologna. Avere a disposizione un tale numeri di possessi in più rispetto agli avversari è fondamentale per una squadra che troppo spesso dipende dalle percentuali dall’arco. Allora è possibile restare in controllo, come ieri, anche quando tali percentuali si smarriscono del tutto, dopo un inizio notevole. E si può ancora lavorare su quelli offensivi concessi, tutto sommato ancora tanti (44 in queste 4 gare). Come per altri aspetti del gioco difensivo, importantissimo il fatto che le guardie non vengano prontamente battute: si può continuare a difendere con rotazioni di sistema e non di immediata emergenza.
  • Gudaitis e Tarczewski, già molto positivi e spesso vicini al dominio in Europa, sono arma del tutto illegale in Italia. Spesso si è detto che la sola Avellino, con Fesenko, N’Diaye e, forse, Lawal, possa controbattere allo strapotere milanese: in parte resta vero, ma gli irpini devono migliorare molto se realmente vogliono opporsi vicino al ferro, mentre per le altre è pressoché impossibile competere. Ciò che arriva con determinate continuità da questi due centri fa tutta la differenza del mondo in #LBA. Ed anche in questo aspetto del gioco vi è spazio per grandi miglioramenti biancorossi: non una bella notizia per le altre…
  • Inutile giraci attorno, la faccenda Jordan Theodore riempie i pensieri di ogni appassionato milanese, nonché, certamente, quelli di coach Pianigiani. Asserire con certezza che “senza JT si giochi meglio sui due lati del campo” è una di quelle classiche conclusioni affrettate che hanno caratterizzato tanti anni di recente gestione Olimpia. Così come è però palese che vi sia una almeno strana corrispondenza della sua assenza con la crescita difensiva ed offensiva della squadra. Due cose sono certe: farsi battere sempre e comunque sul primo approccio offensivo degli avversari non è il miglior viatico per le rotazioni dei compagni, ed altrettanto negativo è il concetto di conservare gelosamente la palla per 10-14 secondi, più alla ricerca della soluzione individuale rispetto a quella migliore che il possesso possa offrire. Sulla convivenza con Jerrells e Goudelock, ritengo si sia già espresso a dovere il campo. Lavoro difficile e complicato per lo staff, che richiede un perfetto bilanciamento tecnico e psicologico. Decisivo il momento in cui si sceglierà di far rientrare il play naturalizzato macedone: sarà forse l’accadimento che ci dirà di più, ancor prima del risultato del campo. Il rischio che arrivi una sconfitta in tale occasione può creare l’ennesima situazione di “alta tensione”, in un ambiente che non ne ha proprio bisogno.
  • Coach Pianigiani sta trovando la quadra e lo sta facendo affidando finalmente ruoli e compiti con grande chiarezza. L’impressione che si ha vedendo l’Olimpia degli ultimi giorni è quella di una squadra che scende in campo ben sapendo cosa e come fare: e, non certo ultimo, lo fa. La disgraziata stagione giocata sino a Firenze non lascia alcuna possibilità di errore ai milanesi, il cui credito presso tifosi ed ambiente in genere, si è esaurito da tempo. Si era detto che si doveva “rimanere in scia in Eurolega” e non lo si è fatto. Si era detto che si doveva “essere pronti per la Coppa Italia” e non lo si è stati. Ora bisogna solo vincere, bisogna farlo bene e bisogna portare a casa uno scudetto che avrebbe del clamoroso se non conquistato. Perché questo roster non ha rivali in Italia, ancor più che in passato. E’ una condanna? Ma dai.. dovrebbe essere la più dolce tra le condanne, o forse si preferirebbe dove lottare per i PO piuttosto che per la retrocessione? Ritrovare il piacere del gioco e della vittoria è la base di tutto, sempre come ci ha ricordato il Cincia proprio ieri.
  • Il calendario, ben diversamente da quanto si sia detto sinora, è un grande alleato. Giocare tanto, quando trovi le misure adatte, è la cosa migliore che possa accadere. Si lavora nel modo più gradito ai giocatori sui meccanismi, lo si fa raccogliendone i frutti e la stanchezza, che è fattore soprattutto per i viaggi, passa in secondo piano. Se vi fosse qualche dubbio, chiedete a qualunque giocatore se domani preferisce giocare col Real o farsi un bell’allenamento, piuttosto che una stucchevole trasferta di competizioni minori FIBA. Ed infine è vantaggio assoluto nel momento in cui ti dà l’abitudine a quei ritmi che, nei Playoff nazionali, potrebbero essere sconosciuti alla maggior parte dei rivali.
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2 pensieri su “Continua il buon momento Olimpia: non c’è scampo per la Virtus nella favolosa cornice del “Madison”.

  1. Se c’era una partita per la quale si sarebbe potuta invocare un po’ di stanchezza era quella di ieri con Bologna – dopo il viaggio a Mosca, la partita da battaglia fisica e mentale, e il lungo ritorno in aereo (come ci si trovano dei 2,11 e passa in aereo per ore e ore, quando soffro io che sono di statura del tutto normale?).
    Nessuno ne ha parlato invece, e giustamente, perché l’atteggiamento in campo non è stato da gente stanca. O meglio: è stato di gente capace di tutta l’energia necessaria per dominare la partita. Un po’ di stanchezza s’è vista nel punteggio basso, nella relativa rimonta concessa fino a -7, e negli ultimi 10 tiri da 3 tutti fuori. Ma non è stata scusa né ostacolo.
    Quindi complimenti!
    È possibile che questo recente magnifico poker sia frutto di un Pianigiani che finalmente ha trovato la quadra, come dici giustamente, o è possibile che tolto l’ostacolo psicologico e tecnico di Theodore sia tornata la voglia? Chi lo sa?
    Lo vedremo in campo.
    Perché Pianigiani ha detto chiaramente: “manca il nostro play titolare”. Nella sua testa quindi quell’investimento è ancora prioritario. Speriamo che il campo lo confermi – niente di personale contro JT – ma se non dovesse farlo, Pianigiani avrà la flessibilità di considerare fallito l’esperimento e accantonare un play col quale la squadra non ha finora mostrato di voler giocare?

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  2. Mi devo complimentare per la lucida, precisa e condivisibile disamina. Aggiungo, di mio, che la stanchezza fisica e’ sempre stata un falso alibi. I giocatori erano forse piu’ stanchi mentalmente di prendere sconfitte, sonore o di misura che fossero. Perdere non aiuta mai, specie se le sconfitte maturano quando non sei riuscito a tradurre in campo la voglia di giocare, perche’ frustrato da un’organizzazione di gioco che non rende. Sento parlare di scudetto e di roster inarrivabile: io credo che proprio la lunghezza del roster potrebbe essere un problema e non solo un vantaggio. In ogni caso tutto va a posto se la squadra si conferma tale e se il coach comprende dove stanno le debolezze e riesce a convincere la squadra a lavorarci sopra.
    JT e’ un problema? Forse, ma e’ solo uno dei problemi. Vediamo cosa ci riserva il presente. Buon basket.

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