PMTM – Avellino e Milano: vittoria pesante o sconfitta inutile?

80-68 : verdetto chiaro, netto, mai in discussione. La S.S.Felice Scandone Avellino 1948 riapre la stagione regolare, portandosi a due partite dal’ Olimpia Milano, che in realtà poi è una sola, avendo gli irpini lo scontro diretto favorevole.
Il dibattito tra chi propende per il “non conta nulla per Milano” e chi sottolinea il “messaggio importante” lanciato da Sacripanti è aperto ed ha profonde verità da qualunque parte la si voglia vedere.
Poi ci sono i fatti, inequivocabili, quelli del campo, quelli che Repesa ha bollato con un deciso «Abbiamo fatto due passi indietro», prima di venire bruscamente tagliato da Sky. Ritenendo il servizio che la redazione tutta rende alla pallacanestro assolutamente straordinario, opera di un gruppo di professionisti assai capaci e competenti, credo che per una volta si possa fare un appunto: perché quell’improvviso stop quando si sarebbe potuto proseguire, come in precedenza con Sacripanti (Pino, sorry…), e magari porre una domanda sulla questione Sanders, che “sente” il cambio e smette di difendere a metà azione, dopo aver preso una tripla senza senso (entrata sì, ma pessima scelta resta) ?

Perdere 35 a 28 a rimbalzo contro una squadra con un solo lungo è terribile.
Tirare 5/17 da tre è cosa che può accadere, ma non se l’80% di quelle triple sono casuali e forzate.
Subire un 11/26 dallo stesso arco è altrettanto possibile, ma non se la stragrande maggioranza di queste triple sono concesse con ampia libertà.
Kyrylo Fesenko viaggia a 11,2 punti in 19,9 minuti col 66,4% da due e 6,7 rimbalzi in campionato: contro la prima della classe è esploso in un 20+11 con 8/9 dal campo per 33 minuti di utilizzo. Se è vero che il maggior utilizzo deriva dall’assenza di Cusin, è altrettanto vero che Milano avrebbe dovuto punirlo attaccandolo e sfiancandolo nella prima parte di gara, possibilmente caricandolo di falli, suo punto debole. Risultato? 1 fallo fatto ed 11 subiti, contro una media di 2,5 fatti e 5,8 subiti.
19 assist contro 15 perse è ratio nemmeno terribile, in linea con il 127,7 stagionale milanese in campionato.
Quel che pesa nella serata biancorossa è l’impalpabilità di ogni possesso, la casualità dell’esecuzione e l’impotenza di fronte a due situazioni in cui Sacripanti ha dominato ampiamente dopo averci puntato forte. Il Fesenko di cui si è detto e la difesa imperniata sul togliere spazio a Simon sul perimetro, concedendogli di veleggiare verso il suo difetto storico, la partenza in palleggio senza sapere come e dove si finirà.
Quei due metri di libertà lasciati prima dell’aiuto sono il limbo della sconfitta Olimpia: indecisione totale e grande superficialità.
In quanto al centro ucraino, è ovvio che si possa subire da lui, tuttavia potrebbe anche essere scelta nell’ottica di togliere libertà sul perimetro. Ma se si subisce in area e si passeggia sull’arco, allora è evidente e scontato che si perda meritatamente.
I momenti decisivi che sanciscono la vittoria dei lupi sono due. A tre minuti dalla sirena di metà partita, sul 38-33 che vuol dire 18-8 Milano nel quarto, una serie di impalpabili azioni offensive non porta a ricucire del tutto, regolarmente seguita dal 9-3 casalingo che sancisce il +11 di metà partita.
Ad inizio ultimo quarto, sul 63-53, va in onda un film horror offensivo in cui Milano non va a referto per tre minuti: anche quando le scelte paiono corrette, sono in realtà mal eseguite. Vero che seguirà un parzialino che porterà al meno 5, ma quello era il momento di indirizzare la partita verso un finale punto a punto che non ci sarà.

Quindi tutto inutile e vittoria tanto importante per i padroni di casa quanto ininfluente è la sconfitta milanese?
Questo ce lo dirà il futuro, anche prossimo, visto che tra 20 giorni la Coppa Italia sarà in bacheca, probabilmente proprio di una di queste due squadre.
Intanto pare doveroso sottolineare come Milano abbia perso tre partite, tutte in trasferta, con le tre presunte, principali antagoniste per i titoli italiani. Se Venezia e Reggio vennero nel momento tragico di dicembre, Avellino arriva quando la squadra di Repesa pare essere in ripresa, ed è la più netta delle tre.
Assolutamente da non trascurare che si trattasse della quarta partita in otto giorni, di cui due tremende a livello di sforzo mentale: aver mollato un poco è comprensibile, sebbene la lunghezza del roster giustificherebbe sforzi meglio dimensionati in entrambe le competizioni.
Lo scorso anno uno sciagurato ultimo minuto, sempre contro gli irpini, fece cadere il Forum proprio nello stesso periodo, e fu basilare per capire cosa fare per vincere la Coppa Italia. Quest’anno però i minuti sciagurati sono 30 su 40.
Un messaggio deciso al campionato, in questo frangente, avrebbe sicuramente abbassato il tono di chi pensa che Milano sia battibile: Pino ha detto, oggi, che si può fare. Attenzione, perché nessuna squadra al mondo è in grado di accendere e spegnere la luce alla bisogna.
La pressione a questo punto torna molto in vista della gara di giovedì, soprattutto tecnica, perché Blatt presenterà la solita banda di esterni che pare perfetta per colpire dove Milano ha spesso dimostrato di non avere armi, ovvero la difesa sul perimetro. A tutto ciò si pose rimedio con l’intensità e la crescente condizione fisica contro l’Olympiakos: che Milano vedremo?
Il percorso di rinascita è lungo, perché dopo una serie di cadute così fragorose, ci vuole tempo, che oggi è quantificabile in due settimane, poi si gioca per vincere.
Vincere che è parola tanto cara a Rakim Sanders. Quello che vuole giocare, però, non quello capriccioso ed irritante delle ultime uscite. Linguaggio del corpo pessimo, atteggiamento anche peggio, una fantastica “zingarata” oltre l’arco ad intralciare i piani del set offensivo come manifesto della sua serata.
“No respect at all”. Per chi e verso chi?

dalla pagina Facebook «Play me or Trade Me»

di Alberto Marzagalia

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