«Non si può andare avanti così». E’ arrivato il momento del cambiamento

Seconda serie da tre sconfitte in fila. Record 4-6. All’orizzonte gli impegni casalinghi con Cska e Panathinaikos, e la trasferta di Istanbul nell’Abdi Ipekci colorata di Galatasaray. Non vogliamo consegnare al lettore solo opinioni, ma fatti. C’è un rischio di record ampiamente negativo, c’è un pericolo di filotto di sconfitte dannatamente alto. E c’è una società, che nelle parole del patron Giorgio Armani («Voglio vincere l’Eurolega») e in quelle del presidente Livio Proli («L’obiettivo è finire la regular season nelle prime otto posizioni») non cela l’obiettivo europeo ambizioso. Dunque, fatti, che portano dritti dritti nella camera processuale.

La sconcertante prestazione di Kazan, così simile a quella del 12 novembre 2015 a Limoges, racconta di una squadra disunita, inadatta a rispettare il piano partita per più di 2’ di gioco, incapace di dare continuità difensiva ai momenti di ispirazione offensiva. I campioni d’Italia hanno piazzato un 6-0 di parziale nel primo quarto, un 9-2 nel secondo, un 7-0 e un 9-0 nel terzo. Dopo ogni momento positivo, l’Unics ha potuto poi comodamente riallungare le distanze oltre la doppia cifra. Queste situazioni ci portano dunque a tre semplici interrogativi.

Milano lavora in palestra? Non per la prima volta, i giocatori non rispettano il piano partita. La frase: «Non abbiamo fatto quanto di eravamo prefissati» si era già sentita a Belgrado e contro il Real Madrid, mentre a Bamberga Repesa non si sapeva spiegare cosa fosse «successo nel finale di primo tempo e ad inizio ripresa». A inizio dicembre, ci si chiede allora se questa Milano sia in grado di rispettare i piani partita di Repesa, o se eventualmente tali aspetti necessitino di ben più profonda analisi in settimana;

A cosa è servito lo sfogo di Torino? Che è un po’ come dire: questa squadra segue il suo coach? «Nessuno reagisce, io devo farlo e dire la verità. Tanti giocatori non vogliono piegare le gambe e pensano ai loro numeri personali, così non andiamo avanti». Era il 6 novembre. Da allora, in EuroLeague, i biancorossi hanno concesso 92 punti all’Anadolu Efes, 76 al Baskonia (record positivo), 83 alla Stella Rossa (un solo precedente oltre gli 80 in stagione), 79 al Fenerbahce e 100 all’Unics Kazan. La media di 90.50 punti concessi a partita rimane la peggiore della competizione. Non si poteva andare avanti così dopo Torino, perché si potrebbe oggi? E’ un dato di fatto, che deve portare a interventi a stretto giro di posta;

Milano è una squadra? Alessandro Gentile già al centro di almeno tre casi nel giro di tre mesi (a prescindere da effettive colpe e responsabilità). Andrea Cinciarini da 40’’ a Kazan e da 7’ di media nelle 4 partite (su 10) disputate. 0’ per Bruno Cerella e Simone Fontecchio. 10’ nelle 7 gare disputate da Davide Pascolo.  Milano, in una fase di crescita e costruzione, non ha un’anima italiana e un leader riconosciuto. Non vi è l’esempio, perché non vi è un capitano o un senatore che abbia la fiducia del coach. 

Conclusione. Tre punti per dire, nei fatti e non nelle parole, che «così non andiamo avanti». Olimpia, intervenire subito, prima che sia troppo tardi…

Alessandro Luigi Maggi

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