Il dubbio secondo centro: ecco cosa voleva Milano e perché, alla fine, va bene così (per ora)

Il secondo centro che non c’è. Nella grandezza del mercato milanese, sostenitori più o meno preparati si interrogano su questa assenza. E una frase di Jasmin Repesa riportata da Dario Destri su basketitaly.it… «Tutti vorremmo un lungo in più e un esterno in meno ma io come allenatore devo anche sapermi adattare» … anima inevitabilmente il dibattito. Partendo dal fondo tuttavia, urge precisare come fonti vicinissime al coach croato parlino di un uomo «carico» per la nuova stagione, reduce da un’estate di mercato vissuta fianco a fianco alla dirigenza.

E in questo senso, la stessa composizione del roster porta la pesante firma di Jasmin Repesa. Un esterno in meno e un interno in più? E il meno chi avrebbe dovuto riguardare? 

Ricky Hickman? No, perchè l’esigenza di un terzo play nasce proprio dalla vocazione espressa dal coach nella passata stagione, con una finale scudetto vissuta a lungo con il doppio play (Cinciarini+Kalnietis in campo). Non a caso, prima di ogni altro acquisito il GM Flavio Portaluppi trattò a lungo Jayson Granger, giocatore da un milione di euro a stagione all’Anadolu Efes. Un play, capace di dividere a lungo il campo con Thomas Heurtel, uno dei più «ingombranti» del ruolo in Europa.

Zoran Dragic? No, perchè Milano ha rinunciato a due difensori puri «sulla palla», Oliver Lafayette e Charles Jenkins, e non poteva che prenderne un altro di difensore «sulla palla», ovvero il classe 1989 da Lubiana. Dragic, oggi come oggi, può essere considerato il miglior specialista tra gli esterni milanesi.

E allora, solo un addio ad Alessandro Gentile (che tuttavia è ancora oggi il massimo talento del roster, e come tale viene considerato da Jasmin Repesa), con conseguente ritorno di Rakim Sanders in pianta stabile «da 3» (non che il giocatore americano debba essere considerato a tempo pieno un 4 perimetrale) avrebbe aperto ad un possibile cambiamento viste le modalità di composizione del «pacchetto italiani». Cinciarini, Abass e Pascolo, nel rapporto «talento vs obbligo nostrano», rappresentano nomi irrinunciabili, e se Fontecchio è utile scommessa, La Torre è un giovane in cerca di mesi di lavoro al massimo livello per rilanciarsi sul mercato di Serie A. Bruno Cerella? Parte come cestitico «sparring partner», il mercato societario era già chiuso prima del suo ritorno.

Dunque, vista la mancanza di spazi, arriviamo al punto iniziale, con un’ulteriore domanda-premessa? Milano ha mai cercato un secondo centro in alternativa a Raduljica? Sì, per breve tempo Andrea Bargnani (bocciato dalla dirigenza, come potete leggere qui) e poi soprattutto Johannes Voigtmann, 210 centimetri tedesco con una netta propensione al tiro dalla media. Un «5 perimetrale» insomma, che casualità della sorte giocherà proprio al Baskonia con il «Mago».

E qui giunge l’epilogo. Milano non ha il secondo centro, ma ha un centro di caratura mondiale come Miroslav Raduljica (che dovrà lavorare duro sull’attenzione difensiva e sulla gestione dei falli), e una coppia di «4 interni» come Milan Macvan e Jamel McLean in grado di garantire quintetti e soluzioni differenti senza sguarnire il pitturato, nel pieno spirito della filosofia repesiana. Nel caso dell’ex Alba Berlino, poi, vale una semplice regola sportiva: un conto è la titolarità del ruolo, un altro è la condivisione di responsabilità. Insomma, anche Curtis Jerrells, come secondo play, diede una svolta alla sua unica stagione milanese.

Alessandro Luigi Maggi

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5 pensieri su “Il dubbio secondo centro: ecco cosa voleva Milano e perché, alla fine, va bene così (per ora)

  1. Niente di più falso, la società, in ‘primis Repesa, è molto contenta del mercato, e attualmente non vuole assolutamente un altro centro (altrimenti lo avrebbe preso, ci sono decine di f.a. che si propongono a destra e a manca). Perché la scelta di un solo, grande centro? PERCHE’ IL BASKET EUROPEO VA OVUNQUE IN QUESTA DIREZIONE, CON CENTRI MENO ALTI, MENO GROSSI E PIU’ VERSATILI. L’avere Raduljica e McLean garantisce entrambe le soluzioni. In caso in imprevisti o infortuni si è sempre pronti a tornare sul mercato, ma per adesso, ti ripeto, Repesa è contentissimo così. Il resto sono solo parole travisate, inventate per destabilizzare l’ambiente ancora prima di iniziare e mettere già il coach sulla graticola nei confronti della dirigenza.

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    1. «PERCHE’ IL BASKET EUROPEO VA OVUNQUE IN QUESTA DIREZIONE, CON CENTRI MENO ALTI, MENO GROSSI E PIU’ VERSATILI» è opinione condivisibile o meno, ma comunque ben esposta. Per il resto, non capisco toni e riferimenti. Proprio non capisco.

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      1. ottimo, il mio obiettivo è quello di far conoscere siti, giornali, radio, blog, ecc, che si occupano di Eurolega. Voglio dare visibilità a chi si occcupa di Eurolega. Non li vedo come rivali, tutto il contrario.

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