L’ascesa dello sport femminile come forza commerciale seria

Alessandro Maggi

Per anni lo sport femminile è stato discusso quasi sempre in termini di equità e di rappresentazione. Negli ultimi due o tre anni il discorso è cambiato. I numeri raccontano un settore che non chiede più di essere riconosciuto, ma uno che gli sponsor, i broadcaster e gli investitori inseguono attivamente. Non è una svolta morale, è una svolta di mercato. Le aziende che oggi aprono budget verso il settore non lo fanno per impegno sociale, lo fanno perché il ritorno commerciale è misurabile e crescente.

I numeri della crescita globale

I dati pubblicati da Deloitte e McKinsey tra il 2024 e il 2026 segnano un punto di non ritorno. Nel 2024 i ricavi globali dello sport femminile d’élite hanno superato per la prima volta la soglia del miliardo di euro, arrivando a circa 1,74 miliardi. Il 2025 ha chiuso a 2,13 miliardi di euro, oltre le previsioni iniziali, e per il 2026 Deloitte stima ricavi pari a circa 2,64 miliardi di euro, con la componente commerciale che da sola dovrebbe valere 1,23 miliardi (45% del totale). La crescita complessiva dal 2022 al 2026 è del 340%. Sul versante del consumo mediatico, nel 2024 le ore complessive di visione di WNBA, NCAA femminile e NWSL negli Stati Uniti hanno raggiunto i 370 milioni, +430% rispetto al 2021. I Mondiali di rugby femminile 2025 a Londra hanno chiuso con 82 mila spettatori in finale, secondo dato di sempre per la disciplina.

Il mercato del betting si adegua

I singoli campionati mostrano lo stesso pattern. La National Women’s Soccer League statunitense ha quadruplicato i ricavi da sponsorizzazione in cinque anni, arrivando a circa 55 milioni di euro nel 2024. La WNBA ha aperto la stagione 2025 con 45 sponsor di lega, un record assoluto. Per chi segue da vicino il mercato delle scommesse sportive, lo spostamento si riflette anche nell’offerta: tra i mercati pre-match e live di winnita sport compaiono ormai competizioni femminili nelle principali discipline accanto a quelle maschili più seguite, segno che anche i bookmaker hanno smesso di trattare le competizioni delle atlete come un prodotto secondario.

Cosa pensano gli sponsor

Le aziende hanno cambiato strategia, e i dati di settore lo confermano. Il sondaggio Deloitte del 2024 ha quantificato la svolta: il 99% dei decision-maker pubblicitari intervistati ha aumentato gli investimenti nelle competizioni femminili negli ultimi cinque anni. Le motivazioni dichiarate sono due: catturare un pubblico in rapida crescita e associare il marchio a valori percepiti come positivi, soprattutto dalle generazioni più giovani. Il fenomeno si vede chiaramente nei dati delle singole leghe.

Indicatore2021-20222025-2026
Ricavi globali sport femminile≈ 0,6 miliardi €2,13 (2025) / 2,64 (2026) miliardi €
Ricavi commerciali da solin/d1,23 miliardi € (2026)
Ore di visione US (WNBA + NCAA + NWSL)70 milioni370 milioni
Sponsor WNBA1945 (record 2025)
Decision-maker che aumentano l’investimenton/d99%

Il caso italiano

L’Italia è arrivata al fenomeno con qualche anno di ritardo, ma la traiettoria è chiara. I dati del ReportCalcio FIGC 2024 mostrano che il 40% degli italiani si dichiara interessato al calcio femminile, contro un livello marginale fino al 2019. I tifosi dichiarati sono passati da circa 1 milione nella stagione 2019-2020 a 7 milioni nel 2023-2024, un aumento di sette volte in quattro anni. Gli ascolti delle partite di Serie A femminile sui canali generalisti sono raddoppiati nello stesso periodo, da 138 mila a 318 mila spettatori medi. Le tesserate FIGC hanno superato le 45 mila, con l’obiettivo dichiarato di toccare le 50 mila. Il professionismo è stato introdotto nel 2022, la prima federazione sportiva italiana a farlo. Dal 2025-2026 la Serie A femminile passa da 10 a 12 squadre.

Dove la crescita incontra ancora resistenza

Il quadro non è uniforme. Alcuni ostacoli persistono e meritano di essere nominati senza eufemismi:

  • I divari salariali restano enormi, nel 2024 nessuna donna è entrata nella lista Sportico dei 100 atleti più pagati al mondo.
  • Le perdite medie dei club di Serie A femminile italiana hanno toccato 3,3 milioni di euro nella stagione 2023-2024, segno che il professionismo cerca ancora un equilibrio economico.
  • Il bando per i diritti televisivi della Serie A Women’s Cup era andato deserto a luglio 2025, salvato solo da negoziazioni private successive con Sky e Rai.
  • Nella legge di bilancio italiana del 2024 i fondi dedicati al professionismo femminile sono stati ridotti.
  • La copertura mediatica continua a non essere proporzionata all’interesse del pubblico, generando un cortocircuito tra domanda esistente e offerta disponibile.

Le tendenze positive convivono quindi con problemi strutturali ancora aperti, soprattutto nei mercati europei dove il modello commerciale americano non si è ancora completamente trasferito.

Una transizione più lenta di quanto sembri

Lo sport femminile non sta esplodendo per moda, sta colmando un divario accumulato in decenni di sottoinvestimento. La traiettoria attuale è esponenziale solo perché parte da una base molto bassa. Mantenerla richiede continuità di investimenti, copertura mediatica regolare e infrastrutture professionali stabili. Le evidenze accumulate fino a oggi indicano che il settore ha superato il punto di non ritorno commerciale, ma il consolidamento è ancora in corso. Il vero indicatore di maturità non saranno i prossimi grandi eventi, saranno gli anni intermedi tra un Mondiale e l’altro, quando l’attenzione si sposta altrove e bisogna comunque riempire stadi, chiudere sponsorizzazioni e produrre dirette televisive.

Next Post

Rivedi la LIVE post Olimpia Milano-Reggiana. E riveliamo il futuro di Nico Mannion

Iscriviti