Olimpia Milano post Derthona | Si difende di squadra, ma la vince Coach P con Bolmaro

Alessandro Maggi

Olimpia Milano post Derthona, un altro successo di grande qualità in LBA. Il settimo in sette gare

Olimpia Milano post Derthona

Olimpia Milano post Derthona, un altro successo di grande qualità in LBA. Il settimo in sette gare, con i piemontesi che si sommano a Trento, Virtus, Cantù, Cremona, Udine e Napoli. In casa o in trasferta, con quattro invitate alle Final Eight 2026 e l’altra big del campionato. 

Non è scontato, assolutamente, anche perché Milano negli ultimi anni in campionato ha sofferto rovesci pesanti e ingloriosi, spessissimo. E probabilmente il segreto, in questo caso, è davvero in rotazioni e fiducia.

Dei numeri del match abbiamo già detto molto. 110 punti concessi tra il secondo tempo con la Stella Rossa e il primo con Derthona, poi 11 nel terzo quarto, 1 nei 5’ finali, 4 nei 7’ a cavallo con il quarto. E match chiuso con 8’ ancora da giocare dopo aver chiuso sotto di 1 il primo tempo. 

Il segreto, va da sé, è stata la difesa. E una mossa una di Peppe Poeta: partire nella ripresa con Bolmaro al fianco di Guduric, Brooks, LeDay e Nebo, al posto di Quinn Ellis, dopo che il primo tempo lo aveva già chiuso Nico Mannion.

Quinn è entrato dopo 5’, il secondo cambio è arrivato dopo 7’30’’. E lì Milano ha messo la museruola all’avversario. Aggredendo il portatore di palla con l’argentino, e poi equilibrando ancora di più il quintetto con l’ex Trento per 2’30’’. Lì Derthona, allenata e preparata per una settimana da Mario Fioretti, si è persa. E non si è mai più ritrovata.

«Milano ha iniziato a fare più cambi in difesa come è successo altre volte nelle partite di Milano e ci hanno strangolato» il commento dell’ex assistente biancorosso. Perché c’è stato un giocatore che aumentato l’aggressività, ma tutta la squadra con lui si è adeguata. Si è aiutata. 

Difendere è una questione di squadra, e nel roster ci sono sugli esterni giocatori come Bolmaro, Ellis, Guduric e Shields in grado di dare equilibrio anche quando la palla è in mano agli avversari (aspettando Tonut), e tra i lunghi comunque Nebo e Pippo Ricci (qui, non aspettando nessun altro). 

Difendere si può e non è una questione di caratteristiche. Il resto ce l’ha messo Poeta, che ha perso un po’ la pazienza nel secondo quarto, e alla fine ha ottenuto quanto richiesto. Perchè credere in coach P è un obbligo oggi. Se lo merita.

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