
Olimpia Milano post Derthona, un altro successo di grande qualità in LBA. Il settimo in sette gare, con i piemontesi che si sommano a Trento, Virtus, Cantù, Cremona, Udine e Napoli. In casa o in trasferta, con quattro invitate alle Final Eight 2026 e l’altra big del campionato.
Non è scontato, assolutamente, anche perché Milano negli ultimi anni in campionato ha sofferto rovesci pesanti e ingloriosi, spessissimo. E probabilmente il segreto, in questo caso, è davvero in rotazioni e fiducia.
Dei numeri del match abbiamo già detto molto. 110 punti concessi tra il secondo tempo con la Stella Rossa e il primo con Derthona, poi 11 nel terzo quarto, 1 nei 5’ finali, 4 nei 7’ a cavallo con il quarto. E match chiuso con 8’ ancora da giocare dopo aver chiuso sotto di 1 il primo tempo.
Il segreto, va da sé, è stata la difesa. E una mossa una di Peppe Poeta: partire nella ripresa con Bolmaro al fianco di Guduric, Brooks, LeDay e Nebo, al posto di Quinn Ellis, dopo che il primo tempo lo aveva già chiuso Nico Mannion.
Quinn è entrato dopo 5’, il secondo cambio è arrivato dopo 7’30’’. E lì Milano ha messo la museruola all’avversario. Aggredendo il portatore di palla con l’argentino, e poi equilibrando ancora di più il quintetto con l’ex Trento per 2’30’’. Lì Derthona, allenata e preparata per una settimana da Mario Fioretti, si è persa. E non si è mai più ritrovata.
«Milano ha iniziato a fare più cambi in difesa come è successo altre volte nelle partite di Milano e ci hanno strangolato» il commento dell’ex assistente biancorosso. Perché c’è stato un giocatore che aumentato l’aggressività, ma tutta la squadra con lui si è adeguata. Si è aiutata.
Difendere è una questione di squadra, e nel roster ci sono sugli esterni giocatori come Bolmaro, Ellis, Guduric e Shields in grado di dare equilibrio anche quando la palla è in mano agli avversari (aspettando Tonut), e tra i lunghi comunque Nebo e Pippo Ricci (qui, non aspettando nessun altro).
Difendere si può e non è una questione di caratteristiche. Il resto ce l’ha messo Poeta, che ha perso un po’ la pazienza nel secondo quarto, e alla fine ha ottenuto quanto richiesto. Perchè credere in coach P è un obbligo oggi. Se lo merita.
