
Cosa sta succedendo in EuroLeague? E soprattutto, quale futuro per Olimpia Milano? Sono domande d’obbligo in queste ore di notizie che paiono cambiare di nuovo le carte in tavola. E allora, cerchiamo di fissare solo qualche punto fondamentale.
Ieri si è tenuta una conferenza in remoto tra i club azionisti di EuroLeague. Molti i temi sul tavolo, dal futuro della competizione, al format per la prossima stagione, alle licenze pluriennali ancora non siglate, alle nuove richieste di adesione a medio-lungo termine.
Barcellona, Fenerbahce e Real Madrid, lo ricordiamo, non hanno ancora firmato la nuova licenza A che le vincolerebbe per 10 anni ad EuroLeague dietro una clausola di uscita da 10 milioni di euro.
I blaugrana hanno fatto sapere di essere pronti all’accordo, Real Madrid e Fenerbahce hanno chiesto tempo nonostante la deadline fosse il 15 gennaio. In tutto questo, i club non azionisti stanno facendo “gruppo” in vista di quello che dovrebbe essere il nuovo allargamento della competizione, da 20 a 24, credibilmente con un passaggio intermedio nella prossima stagione a 22.
Particolarmente attive sono le due serbe, Stella Rossa e Partizan, ma anche la Virtus Bologna avrebbe presentato un dossier per ricevere una licenza decennale. Con l’NBA alle porte, ovvio che l’approccio di EuroLeague oggi sia diverso: più licenze pluriennali, più club vincolati, più potere contrattuale con NBA.
Sì, ma con quale CEO? Il futuro di Paulius Motiejunas è in discussione, con alcuni club pronti a sfruttare la clausola d’uscita dal suo contratto quadriennale nel 2026. E qui spunta un nome interessante, ovvero quello di Chus Bueno.
Un dirigente spagnolo, evidentemente gradito a Real e Barcellona, con un passato in NBA Europe (che non è ovviamente una lega ancora non nata, ma l’ufficio di promozione della lega in Europa) e a DAZN Basketball. Quindi con esperienza nel rapporto con il broadcasting, che resta il grande tallone d’Achille della competizione.
E la NBA? La futura lega europea entra in una fase chiave, perché proprio in queste settimane Adam Silver vuole avere in mano franchigie e investitori per entrare nella fase più concreta del progetto.
Quindi, da una parte abbiamo una EuroLeague che ipotizza nuovi cambiamenti, e cerca di strutturarsi coinvolgendo più club possibili, dall’altra NBA, che di certo non si ferma e passa all’azione dopo tante parole. In mezzo club che guardano agli Stati Uniti con curiosità, ma anche apprensione: se davvero la richiesta d’ingresso fossero 500.000.000 di euro, inevitabilmente sevirebbero sostegni finanziari che aumenterebbero la dipendenza dei club stessi da banche e advisor.
Quale futuro? Un accordo tra le parti è possibile, anche se pensare che NBA venga a sviluppare un progetto gestito da altri è utopia, e certo nel rapporto con FIBA non potrà appoggiare una lega che non voglia favorire maggiormente competizioni domestiche e internazionali.
Quindi, non resta che attendere, sapendo che sono settimane chiave. E Olimpia Milano? Rispetto al passato, anche sul cambio di CEO in EuroLeague il club ha mantenuto una posizione tiepida. Settimane fa, dopo le dimissioni, Ettore Messina venne investito da Leo Dell’Orco di un’operatività nettamente sbilanciata verso la NBA.
E verso questo fronte il club resta aperto. Perché l’opzione rivoluzione, ad oggi, resta la più forte. L’Olimpia Milano, resta silente.

Di NBA Europe si parla da tempo ma in concreto mi sembra che una proposta non ci sia: da una parte abbiamo un realtà che esiste da anni, di cui si conoscono pregi e difetti, che ha dimostrato ad oggi di non essere in grado di generare profitti soddisfacenti per i club che vi partecipano, una realtà che comunque piace ai tifosi e viene seguita con molto interesse; dall’altra abbiamo un qualcosa che ancora non si sa bene cosa proporrà, che prospettive avrà, chi coinvolgerà e via dicendo, con alle spalle però una realtà solida come NBA che potrebbe/dovrebbe rappresentare garanzia di successo e di ritorni economici.
Scelta non semplice per Olimpia come per gli altri club coinvolti, NBA Europe potrebbe rappresentare una ghiotta occasione di profitti e di slancio verso il futuro con contestuale abbandono di una lega che potrebbe trovarsi in difficoltà, con grande attrattività anche per i giocatori americani che rimarrebbero così nel giro NBA; potrebbe però rappresentare anche un salto nel vuoto, un progetto fallimentare perchè il timore che la concezione di basket USA non attecchisca in Europa è fondato, con i club aderenti che a quel punto dovrebbero fare marcia indietro con tutto ciò che ne consegue e magari sostenere anche perdite economiche.
Fortunatamente per l’Olimpia tali decisioni verranno prese da professionisti seri che hanno a cuore le sorti dell’Olimpia stessa.
Avere dentro Londra Parigi e Roma, che al momento non hanno nemmeno la squadra – Parigi anche se gioca in EL squadra da massima competizione europea lo è stata soltanto “l’espace d’un matin”, come dicono loro – e Roma che ha già fallito finanziariamente perfino la LBA.
E avere fuori Bologna (???!!!), una delle greche, le serbe, e dentro Dubai?
Se queste sono le premesse, NBA E si presenta malissimo.
Potrebbe vincere lo stesso, spesso i cattivi lo fanno nel mondo reale – guardati intorno – restano magari a opprimere anche per 6 anni di seguito, pur non sapendo fare il bene delle comunità.
Naturalmente 500M d’ingresso nel basket europeo sono una chimera insensata, si arriverà a biechi compromessi e manipolazioni, e hai mai visto i grandi fondi d’investimento, perché quelli saranno se sarà, rendere migliore la merce su cui mettono le mani?
Un campionato che punta a produrre rendite economiche? No grazie.
Londra, Manchester, Berlino, Monaco di Baviera, Parigi, Lione, Milano, Roma, Madrid, Barcellona…l’American Circus, Big Town, non fa per noi.